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La proposta di prolungare la detenzione di polizia solleva preoccupazioni sui diritti
Il governo svizzero sta valutando di raddoppiare il periodo durante il quale la polizia può trattenere persone sospettate, dopo i disordini violenti avvenuti lo scorso anno durante una manifestazione a Berna. Le organizzazioni per i diritti umani avvertono che un prolungamento della detenzione potrebbe indebolire le garanzie legali.

Cinquemila persone hanno partecipato alla manifestazione di Berna e 536 sono state fermate in seguito. La portata dei disordini ha riportato al centro del dibattito politico le regole svizzere sulla custodia di polizia, un anno dopo che una protesta non autorizzata a favore della Palestina era degenerata in violenza nella capitale.
La manifestazione dell’11 ottobre 2025 ha causato il ferimento di 18 agenti di polizia, quattro dei quali sono stati sottoposti ad accertamenti in ospedale. I danni materiali hanno raggiunto milioni di franchi. La polizia ha inoltre fermato centinaia di persone per interrogarle e verificarne l’identità, dando vita a un’indagine di grandi dimensioni e dai ritmi serrati che, secondo gli agenti, non sempre può essere conclusa in un solo giorno.
Questa settimana il Consiglio nazionale ha seguito il Consiglio degli Stati nel sostenere, in linea di principio, un piano per raddoppiare la durata massima della custodia di polizia, da 24 a 48 ore. Ora il Consiglio federale deve stabilire come applicare concretamente una simile modifica.
La proposta va oltre il caso di Berna. Le autorità svizzere si trovano raramente a gestire disordini di questa portata e l’attuale limite di 24 ore rispecchia un sistema concepito per trasferire rapidamente le persone sospettate dalla custodia di polizia alla supervisione del Ministero pubblico o delle autorità giudiziarie. Un eventuale prolungamento modificherebbe questo equilibrio, mentre i parlamentari valutano la compatibilità della misura con le garanzie procedurali e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Più tempo per le indagini
La proposta potrebbe portare la custodia di polizia da 24 a 48 ore. Le regole attuali impongono agli agenti di rilasciare le persone sospettate o di consegnarle al Ministero pubblico entro un giorno. Max Hofmann, segretario generale dell’Associazione dei funzionari di polizia svizzeri, afferma che rispettare questo termine può essere difficile quando gli inquirenti devono gestire decine di fermi dopo manifestazioni violente.
Hofmann sostiene l’aggiunta di un giorno perché darebbe agli agenti più tempo per accertare che cosa avrebbe fatto ciascuna persona. Un’indagine iniziale più lunga potrebbe consentire alla polizia di confrontare le dichiarazioni, valutare le prove e preparare un incarto più completo prima che subentri il Ministero pubblico.
I dati di Berna illustrano la pressione operativa. Dopo la protesta gli agenti hanno fermato 536 persone, mentre all’evento hanno partecipato circa 5’000 persone. Queste cifre non stabiliscono la responsabilità individuale, ma mostrano perché le organizzazioni di polizia chiedano più tempo per distinguere i reati sospettati dai fermi di massa e dai controlli d’identità.
La modifica proposta si applicherebbe al periodo precedente all’intervento del Ministero pubblico e dei tribunali. Questa distinzione è importante. La custodia di polizia è legata per legge alle indagini, mentre il protrarsi della detenzione richiede decisioni delle autorità inquirenti e giudiziarie. Il Parlamento ha approvato l’orientamento, ma il Consiglio federale deve ancora definire le garanzie e le procedure.
Tutelare i tempi giudiziari
Le 24 ore supplementari previste dalla proposta inciderebbero su una tempistica giudiziaria prestabilita. Secondo il quadro attuale, l’autorizzazione giudiziaria per il proseguimento della detenzione deve essere ottenuta entro 96 ore. Portare la custodia di polizia a 48 ore potrebbe lasciare al Ministero pubblico e ai giudici meno tempo per preparare e valutare le richieste di detenzione.
Questa tabella di marcia compressa preoccupa Alicia Giraudel, avvocata di Amnesty International. Si chiede se le autorità potrebbero tutelare tutti i diritti procedurali e svolgere comunque il controllo della detenzione entro il tempo a disposizione. Anche il Consiglio federale ha rilevato difficoltà pratiche nell’attuazione.
La questione è procedurale oltre che logistica. Una persona detenuta deve essere informata dei motivi della custodia e poter accedere alle garanzie previste dal diritto svizzero. Il Ministero pubblico ha bisogno di tempo per valutare l’incarto di polizia, mentre i giudici devono esaminare in modo indipendente se il proseguimento della detenzione sia giustificato. Una fase di polizia più lunga potrebbe ripercuotersi su ogni passaggio successivo.
Hofmann respinge l’idea che un prolungamento rallenterebbe necessariamente la procedura. A suo avviso, un incarto di polizia più completo potrebbe aiutare il Ministero pubblico a lavorare in modo efficiente e accelerare le fasi successive. La configurazione definitiva della proposta stabilirà se tale efficienza sia realistica, soprattutto quando vengono fermate molte persone contemporaneamente.
Il confine con la punizione
Secondo Amnesty International, una custodia di polizia più lunga solleva una questione diretta di diritti umani. Giraudel sostiene che più a lungo una persona rimane in mano alla polizia, più grave diventa la potenziale ingerenza nei suoi diritti individuali. Avverte inoltre che la detenzione non può essere usata come sostituto di una pena.
Hofmann ha indicato un possibile effetto dissuasivo. A suo dire, un giorno in più di custodia potrebbe indurre alcune persone a ripensare a comportamenti violenti in occasione di future manifestazioni. Nel suo esempio, una persona arrestata potrebbe assentarsi dal lavoro e doverne spiegare il motivo.
Giraudel respinge questo ragionamento, perché la custodia di polizia serve a sostenere un’indagine, non a scoraggiare la partecipazione politica. La presunzione d’innocenza resta valida fino alla condanna. Questo principio si applica anche quando la polizia indaga su violenze gravi e ingenti danni materiali.
I disordini di Berna hanno intensificato il dibattito, perché i ferimenti e i danni sono stati considerevoli per gli standard svizzeri. La regola proposta varrebbe però anche per casi futuri, compresi quelli in cui le accuse sono meno chiare. Il Parlamento deve quindi decidere come la legge debba distinguere le necessità investigative dalle intenzioni punitive e quali informazioni, accesso a un legale e meccanismi di controllo debbano essere garantiti alle persone detenute durante le ore supplementari.
Definire le garanzie
Il Consiglio federale deve ora trasformare il sostegno parlamentare in regole applicabili. Entrambe le Camere hanno sostenuto la proposta in linea di principio, ma il quadro pratico non è ancora definito. Le autorità devono decidere come polizia, Ministero pubblico e tribunali si coordineranno durante il periodo di custodia più lungo e come saranno tutelati i diritti procedurali delle persone detenute.
Il dibattito influenzerà la risposta dello Stato alle manifestazioni in tutta la Svizzera, non soltanto a Berna. La polizia ha bisogno di strumenti per indagare sugli atti di violenza quando i fermi sono numerosi. Il Ministero pubblico e i giudici devono avere tempo sufficiente per verificare le prove. Le persone detenute devono ricevere tempestivamente informazioni, garanzie legali e un controllo effettivo dei motivi della detenzione.
Il caso di Berna costituisce il contesto politico immediato: 18 agenti feriti, 536 persone fermate e danni per milioni di franchi dopo la protesta dell’ottobre 2025. Queste cifre hanno rafforzato le richieste di un periodo d’indagine più flessibile. Da sole, tuttavia, non chiariscono se un prolungamento generalizzato sarebbe proporzionato in ogni caso.
Il piano di attuazione del governo stabilirà se la modifica resterà una misura d’indagine o diventerà un ampliamento più ampio dei poteri di polizia. Dovrà inoltre mostrare come un limite di 48 ore rispetterebbe la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, prima che la riforma possa andare oltre l’approvazione parlamentare.