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Swiss Observer

Il tribunale dichiara illegali i tagli ai bonus di Credit Suisse

Il Tribunale amministrativo federale annulla la decisione del Dipartimento federale delle finanze di tagliare i bonus degli ex dirigenti di Credit Suisse, richiamandosi alla garanzia costituzionale della proprietà.

Il tribunale dichiara illegali i tagli ai bonus di Credit Suisse
AISWI swissinfo.ch

Con una sentenza di portata storica, il Tribunale amministrativo federale ha dichiarato illegale il tentativo del governo di tagliare i bonus degli ex dirigenti di Credit Suisse. La decisione rappresenta una vittoria importante per 12 ex quadri di alto livello, che hanno presentato un ricorso congiunto contro la direttiva del Dipartimento federale delle finanze volta a ridurre i loro compensi dopo l’acquisizione d’emergenza della banca da parte di UBS nel 2023.

La sentenza blocca di fatto l’ordine del Dipartimento federale delle finanze, che riguardava i bonus dei dirigenti dei tre livelli più alti di Credit Suisse, e stabilisce un precedente importante per la regolamentazione bancaria svizzera e i diritti dei dirigenti in materia di retribuzione.

Base legale e diritti costituzionali

La decisione del tribunale si fonda sulla garanzia costituzionale della proprietà in Svizzera. Secondo la sentenza, i bonus costituivano crediti vincolanti derivanti da contratti di lavoro, tutelati dalla garanzia costituzionale della proprietà. Il tribunale ha ritenuto che la legge sulle banche non offrisse la base legale necessaria per un’interferenza così significativa nei diritti contrattuali privati.

Il tribunale ha inoltre rilevato che, sebbene la legge sulle banche consenta determinate misure durante periodi di aiuti statali, tali poteri non possono essere esercitati oltre la durata degli aiuti. Poiché gli aiuti statali a Credit Suisse erano terminati entro l’11 agosto 2023, il tentativo del Dipartimento federale delle finanze di ridurre i bonus in modo permanente ha ecceduto le sue competenze legali.

Impatto e implicazioni

La sentenza costituisce un importante precedente per la regolamentazione bancaria svizzera e la retribuzione dei dirigenti. Delimita con chiarezza i limiti dell’intervento governativo nella retribuzione del settore privato, anche nei casi in cui vi siano aiuti statali. La decisione potrebbe influenzare le future scelte politiche in materia di vigilanza sugli istituti finanziari e di misure d’emergenza.

Per i dirigenti interessati, la sentenza significa che i bonus garantiti contrattualmente dovranno essere corrisposti. Si tratta di una vittoria significativa dei diritti derivanti dai contratti privati rispetto all’intervento normativo. L’esito potrebbe inoltre incidere sul modo in cui saranno gestite in Svizzera future crisi bancarie e interventi statali.

Contesto: la crisi di Credit Suisse

La controversia sui bonus si inserisce nel contesto più ampio della crisi di Credit Suisse e della successiva acquisizione d’emergenza da parte di UBS nel 2023. Il governo svizzero e le autorità finanziarie avevano adottato diverse misure, tra cui restrizioni sui bonus, in risposta alla crisi bancaria.

Il tentativo del Dipartimento federale delle finanze di ridurre i bonus dei dirigenti era una delle varie misure normative adottate in quel periodo, con l’obiettivo di garantire la responsabilità e tutelare l’interesse pubblico durante il salvataggio di Credit Suisse sostenuto dallo Stato.