UBS
Il Senato USA chiede a UBS più risposte sui conti legati ai nazisti
La Commissione giuridica del Senato degli Stati Uniti chiede a UBS risposte più complete sulla gestione, da parte di Credit Suisse, di conti collegati a vittime del nazismo. Il rinnovato esame aumenta la pressione su UBS affinché fornisca un quadro completo delle responsabilità legali e storiche ereditate.

La Commissione giuridica del Senato ha chiesto a UBS di tornare a consultare gli archivi. In una lettera del 17 luglio, finora non resa pubblica, il senatore Charles Grassley ha affermato che le precedenti risposte della banca non avevano risposto pienamente alle domande della Commissione. La nuova richiesta contiene 62 domande sulla gestione, da parte di Credit Suisse, di conti collegati a vittime del nazismo, istituzioni affiliate ai nazisti e reti di fuga del dopoguerra.
UBS ha rifiutato di commentare la lettera. Una persona a conoscenza dei piani della banca ha dichiarato che la direzione sta preparando una risposta. Lo scambio sottopone nuovamente l’istituto svizzero al vaglio di Washington, mentre la proprietà di Credit Suisse rende UBS responsabile delle passività legali e del passato storico dell’istituto acquisito.
La Commissione ha criticato UBS durante un’audizione a febbraio e continua a chiedere un’indagine trasparente. Grassley, senatore repubblicano dell’Iowa, intende inoltre tenere un’altra audizione, ma non ne ha ancora annunciato la data. La questione va oltre i documenti di conformità. Si tratta di stabilire se gli archivi di una grande banca svizzera possano chiarire che cosa è accaduto ai beni dei clienti ebrei e se il quadro pubblico sia completo.
UBS si assume l’eredità di Credit Suisse
UBS ha ereditato le passività legali di Credit Suisse quando ha completato l’acquisizione nel 2023. Questo fatto societario è oggi al centro della controversia. La Commissione del Senato vuole che UBS collabori all’indagine indipendente sulla gestione, da parte di Credit Suisse, dei conti legati ai nazisti e fornisca i documenti richiesti dall’ombudsman che supervisiona l’inchiesta.
UBS ha sostenuto che un accordo raggiunto con gruppi ebraici negli anni Novanta, in base al quale ha versato 1,25 miliardi di dollari alle vittime dell’Olocausto, risolve ogni potenziale esposizione legata a conti connessi al nazismo. La banca descrive l’indagine in corso come un tentativo di completare il quadro storico, non di accertare ulteriori responsabilità.
I gruppi ebraici sostenuti dalla Commissione del Senato hanno una posizione diversa. Affermano che il materiale scoperto di recente potrebbe riguardare comportamenti non contemplati dall’accordo precedente. Nell’aprile 2026 un giudice statunitense ha respinto il tentativo di UBS di limitare la propria responsabilità in relazione a nuove scoperte riguardanti conti collegati alla Germania nazista. La decisione ha aumentato la pressione legale su un’indagine storica che già mette alla prova i limiti di un accordo stipulato quasi tre decenni fa.
Gli inquirenti seguono i trasferimenti e le vie di fuga
L’indagine si concentra su documenti che potrebbero chiarire i trasferimenti forzati dei beni dei clienti ebrei. L’inchiesta è iniziata dopo l’emergere di documenti che mostravano come Credit Suisse avesse gestito conti per nazisti ed entità a essi collegate. Gli inquirenti stanno esaminando anche i legami con le cosiddette Rat Lines, le vie di fuga attraverso le quali i nazisti in fuga raggiunsero l’Argentina dopo la Seconda guerra mondiale.
A maggio Neil Barofsky, l’ombudsman indipendente, ha dichiarato alla Commissione che UBS aveva rilasciato quelle che ha definito «dichiarazioni false e fuorvianti» su casi non segnalati in precedenza. Ha affermato che Credit Suisse aveva eseguito trasferimenti forzati dei beni dei clienti ebrei verso conti detenuti presso banche affiliate ai nazisti e che UBS aveva trattenuto documenti dall’indagine.
UBS ha respinto la ricostruzione di Barofsky in una dichiarazione pubblica, affermando che mancava di obiettività. La banca ha inoltre rifiutato la sua richiesta di più tempo e ha insistito affinché concluda il rapporto entro la fine dell’anno. La controversia è quindi diventata anche procedurale, oltre che storica. L’accesso agli archivi, l’ampiezza del mandato e la formulazione delle conclusioni pubbliche potrebbero determinare il modo in cui i ricercatori valuteranno in futuro la condotta delle banche svizzere durante e dopo la guerra.
La scadenza si scontra con gli archivi
L’indagine, avviata sei anni fa, si avvicina a una scadenza mentre le parti restano divise sul suo mandato. UBS ha spinto per chiudere l’inchiesta alla fine del 2026 e ha criticato Barofsky, definendolo parziale. Barofsky e i gruppi che rappresentano i sopravvissuti all’Olocausto sostengono che l’inchiesta debba proseguire abbastanza a lungo da esaminare il materiale reso noto di recente e verificare le spiegazioni della banca alla luce dei suoi stessi archivi.
Grassley ha sostenuto la necessità di un’indagine approfondita e ha chiesto a UBS di produrre i documenti richiesti dall’ombudsman. Il deposito storico da lui proposto conserverebbe i documenti di Credit Suisse collegati ai conti nazisti, offrendo a ricercatori e famiglie interessate un luogo centrale in cui esaminare materiale finora emerso in modo frammentario.
A luglio Helen Junz, economista ed ex membro delle commissioni Volcker e Bergier, si è schierata al fianco della Commissione del Senato e di Barofsky nella controversia. Le commissioni originarie hanno contribuito a definire il quadro storico per esaminare il ruolo delle banche svizzere durante la Seconda guerra mondiale. Il suo coinvolgimento sottolinea l’importanza di una valutazione da parte di esperti, mentre l’inchiesta considera se i casi emersi di recente modifichino la comprensione maturata con l’accordo degli anni Novanta.
La Svizzera attende i prossimi documenti
La prossima risposta di UBS influirà sia sui suoi rapporti con gli Stati Uniti sia sul modo in cui la Svizzera ricostruisce il ruolo delle banche durante la guerra. La Commissione del Senato non ha accettato le precedenti risposte della banca e l’audizione prevista da Grassley potrebbe riportare la controversia sotto i riflettori prima della conclusione dell’indagine, attesa per fine anno. Una risposta dettagliata alle 62 domande fornirebbe ai legislatori basi più chiare per valutare se UBS abbia presentato i documenti e i chiarimenti richiesti.
Per la Svizzera, il caso ha conseguenze istituzionali. Gli archivi di Credit Suisse fanno parte della storia di una banca attiva nella piazza finanziaria svizzera, mentre UBS controlla ora l’archivio e le passività ereditati. Storici, gruppi di sopravvissuti e legislatori statunitensi si chiedono se tutte le prove disponibili siano state divulgate e se l’accordo degli anni Novanta possa contemplare scoperte emerse in seguito.
La decisione del tribunale statunitense dell’aprile 2026 ha già dimostrato che UBS non può presumere che ogni nuova accusa rientri nei limiti che rivendica per l’accordo precedente. La risposta della banca, il rapporto finale di Barofsky e la prossima audizione di Grassley determineranno la fase successiva di una controversia in cui l’accesso agli archivi resta centrale.