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Una coalizione svizzera deposita un referendum contro le nuove centrali nucleari
Una coalizione ha depositato oltre 131’800 firme per un referendum contro la costruzione di nuove centrali nucleari. Si potrebbe così arrivare a una votazione nazionale nel 2027.

Oltre 125’000 firme in tre mesi hanno spinto la Svizzera verso una votazione nazionale sulla possibilità di autorizzare nuove centrali nucleari. La campagna contro la proposta del governo e del Parlamento ha annunciato il risultato il 20 settembre 2026, dopo aver raccolto il sostegno necessario per un referendum contro la modifica prevista.
La votazione stabilirà se la Svizzera può revocare il divieto di costruire nuove centrali nucleari. Durante la sessione estiva del giugno 2026, il Parlamento ha approvato il controprogetto indiretto del governo all’iniziativa popolare «Stop al blackout», nota anche come «Elettricità per tutti, in ogni momento». La proposta non prevede la costruzione di un reattore, ma eliminerebbe l’ostacolo legale che impedisce di sviluppare progetti futuri.
Questa distinzione pone la Svizzera di fronte a una scelta sull’orientamento della politica energetica, non a un calendario immediato per la costruzione. Il referendum riuscito ha trasferito il confronto dal Parlamento all’arena politica nazionale. Le elettrici e gli elettori valuteranno la promessa di ulteriore elettricità a basse emissioni di carbonio rispetto alle preoccupazioni per i costi, la sicurezza, le importazioni di uranio e i lunghi tempi necessari per realizzare infrastrutture nucleari.
Il Parlamento vuole abolire il divieto
La decisione del Parlamento del giugno 2026 abolirebbe il divieto di costruire nuove centrali nucleari. La misura è stata presentata come controprogetto indiretto all’iniziativa popolare «Stop al blackout», che chiede che l’elettricità sia disponibile in ogni momento. Il governo e il Parlamento sostengono che la Svizzera dovrebbe mantenere l’opzione della produzione nucleare mentre pianifica il futuro fabbisogno di elettricità.
La fonte non specifica alcun progetto di costruzione, tipo di reattore, budget o data di avvio. Ogni eventuale centrale resterebbe quindi subordinata a ulteriori decisioni politiche, normative, finanziarie e tecniche. Il referendum riguarda l’autorizzazione legale a realizzare nuove strutture.
I sostenitori dell’approccio parlamentare considerano l’energia nucleare parte di un impegno più ampio volto a garantire un approvvigionamento elettrico affidabile riducendo al contempo le emissioni. La Svizzera gestisce già impianti nucleari e, a luglio, un’analisi separata di Swissinfo ha esaminato gli argomenti a favore del mantenimento in funzione delle centrali esistenti. La campagna attuale si concentra tuttavia sulla possibilità di riaprire la porta a nuove costruzioni.
Con il referendum, l’ultima parola spetterà alle elettrici e agli elettori. Il risultato definirà per anni i confini della strategia energetica svizzera, ancora prima che un progetto di reattore arrivi alla fase di pianificazione.
La coalizione difende la svolta verso le rinnovabili
La coalizione contraria riunisce i principali partiti e circa 30 organizzazioni ambientaliste. Alla campagna partecipano i Verdi, il Partito socialista e i Verdi liberali, insieme a esponenti del Centro. Tra le organizzazioni che sostengono il referendum figurano WWF, Greenpeace, Pro Natura e Swissolar.
La coalizione afferma che la popolazione ha già scelto un percorso basato sulle energie rinnovabili con tre decisioni nazionali. Cita l’approvazione della Strategia energetica 2050 nel 2017, della legge sulla protezione del clima nel 2023 e della legge sull’elettricità nel 2024. Secondo i promotori, abolire il divieto di costruire centrali nucleari significherebbe ignorare queste scelte e distogliere l’attenzione dalla produzione nazionale di energia rinnovabile.
In una presa di posizione, la coalizione ha dichiarato che la Svizzera soddisfa sempre più il proprio fabbisogno energetico grazie all’energia solare, eolica e idroelettrica prodotta localmente. Ha inoltre definito la tecnologia nucleare costosa e pericolosa, avvertendo che le importazioni di uranio potrebbero accrescere la dipendenza da fornitori esteri, in particolare dalla Russia.
Queste affermazioni saranno al centro della campagna referendaria. Le parti si preparano a confrontarsi sull’affidabilità, sui costi, sulle emissioni e sui rischi strategici delle diverse fonti energetiche. Il dibattito finale prima del voto metterà alla prova la convinzione che il percorso delle energie rinnovabili sia sufficiente da solo o che l’energia nucleare debba restare disponibile come opzione supplementare.
La sicurezza energetica al centro del dibattito
Il referendum trasforma la sicurezza dell’approvvigionamento energetico in un voto diretto su rischi e costi. La proposta parlamentare è stata presentata nel quadro della garanzia della disponibilità di elettricità, mentre gli oppositori sostengono che le nuove centrali nucleari comporterebbero oneri finanziari e rischi per la sicurezza che la Svizzera non dovrebbe accettare.
La coalizione «No alle nuove centrali nucleari» ha usato il risultato della raccolta firme per affermare che l’opinione pubblica respinge un ritorno all’energia nucleare. Nella sua presa di posizione collega la futura produzione nucleare alle importazioni di uranio e sostiene che questa tecnologia potrebbe accrescere la dipendenza da catene di approvvigionamento estere. La coalizione afferma inoltre che la produzione locale di energia solare, eolica e idroelettrica è in crescita.
Il governo e il Parlamento hanno assunto una posizione diversa, chiedendo di abolire il divieto di nuove centrali. La fonte non indica una stima dei costi per eventuali reattori né previsioni sul fabbisogno di elettricità. Il dibattito referendario si svilupperà quindi attorno a posizioni politiche contrapposte, anziché su un budget definito per un progetto.
Le elettrici e gli elettori svizzeri decideranno infine se mantenere il divieto o permettere alle autorità federali e agli operatori privati di esaminare la costruzione di nuove centrali nucleari. Gli impianti esistenti fanno parte del dibattito energetico più ampio, ma la votazione descritta riguarda le nuove costruzioni. Da questa questione giuridica dipenderà lo spazio che l’energia nucleare avrà nella prossima strategia energetica svizzera.
Le elettrici e gli elettori decideranno il prossimo orientamento energetico
La votazione definirà l’orientamento giuridico della politica nucleare svizzera per gli anni a venire. Un rifiuto manterrebbe il divieto di costruire nuove centrali nucleari e rafforzerebbe l’orientamento politico verso l’energia solare, eolica e idroelettrica. Un sì riaprirebbe la possibilità di costruire nuovi impianti, senza tuttavia autorizzarne la costruzione di per sé.
Il risultato influenzerà anche i futuri dibattiti sugli impianti nucleari esistenti. A luglio Swissinfo ha riferito che il governo e il Parlamento volevano abolire il divieto, esaminando al contempo la questione più ampia della gestione delle centrali attuali. Il referendum aggiunge una decisione popolare a questo confronto e affida alle elettrici e agli elettori la scelta sulla possibilità di includere nuova capacità nucleare nel sistema di pianificazione.
La campagna farà leva sul recente storico svizzero di votazioni sull’energia, sul sistema politico federale del Paese e sulle preoccupazioni legate ai combustibili importati. Partiti e organizzazioni della società civile cercheranno di definire in termini concreti che cosa significhi disporre di elettricità affidabile, accessibile e prodotta localmente.
La fonte non indica una data per la votazione. In attesa che le autorità annuncino il calendario, il dato decisivo è il raggiungimento della soglia di firme da parte della campagna contraria. La Svizzera si prepara ora a una prova nazionale: decidere se la transizione energetica debba escludere per sempre nuove centrali nucleari o lasciare aperta questa possibilità.