Migrazione
La Svizzera afferma che l’Italia continua a rifiutare i trasferimenti di richiedenti l’asilo nell’ambito di Dublino
La Svizzera afferma che l’Italia non ha ancora ripreso ad accettare richiedenti l’asilo nell’ambito del sistema di Dublino, mettendo in luce le persistenti tensioni nella cooperazione sulle regole europee in materia di migrazione.

L’Italia non ha ripreso nessun richiedente l’asilo dalla Svizzera nell’ambito del sistema di Dublino, nonostante avesse annunciato che i trasferimenti sarebbero ripresi in agosto. Venerdì 19 settembre, il ministro della giustizia Beat Jans ha dichiarato ai giornalisti che Roma non ha ancora accettato nessuno dei casi contemplati dall’intesa.
La disputa inserisce la Svizzera in un conflitto europeo più ampio sulle responsabilità relative alle domande d’asilo. In generale, le regole di Dublino attribuiscono la responsabilità al Paese europeo in cui un richiedente l’asilo è entrato per primo. L’Italia è un importante punto di arrivo per le persone che attraversano il Mediterraneo, e i Paesi più a nord hanno cercato di rimandare indietro chi ha proseguito il viaggio dopo essere entrato nel territorio italiano.
La Svizzera non fa parte dell’Unione europea, ma partecipa al sistema di Dublino in virtù degli accordi con il blocco. Il Consiglio federale si aspettava che l’Italia collaborasse dopo aver annunciato una ripresa limitata dei rimpatri, inizialmente per singoli casi. Tale aspettativa non è stata soddisfatta.
Jans ha affermato che l’Italia sta violando le regole comuni europee. Il governo svizzero si trova ora ad affrontare un problema operativo noto: può individuare i casi da trasferire, ma non può portare a termine la procedura senza la collaborazione del Paese di destinazione.
Due sistemi di rimpatrio, uno bloccato
In base a un accordo bilaterale separato con l’Italia, la Svizzera può rimpatriare fino a 15 migranti irregolari al giorno, e Jans ha dichiarato che Roma rispetta questa intesa. La distinzione fra i due sistemi è ora al centro della disputa.
L’accordo bilaterale riguarda i rimpatri legati alla migrazione irregolare. I trasferimenti di Dublino concernono i richiedenti l’asilo le cui domande, secondo la Svizzera, dovrebbero essere esaminate da un altro Stato partecipante, di norma perché tale Stato era responsabile del loro ingresso in Europa. Le procedure si fondano su basi giuridiche diverse e hanno conseguenze pratiche differenti.
Jans ha affermato che il dialogo con l’Italia prosegue «passo dopo passo». Il Dipartimento federale di giustizia e polizia non ha indicato che la Svizzera intenda rinunciare alle proprie richieste nell’ambito di Dublino. Il segretario di Stato della migrazione Vincenzo Mascioli ha definito la situazione «insoddisfacente» e ha detto di aspettarsi che l’Italia riprenda le riammissioni in virtù del nuovo patto dell’Unione europea.
Per le autorità svizzere, questa situazione crea incertezza nella gestione dei casi. I funzionari devono continuare a valutare le responsabilità, raccogliere la documentazione e preparare le decisioni, mentre il canale di trasferimento resta chiuso. La via bilaterale offre un’alternativa praticabile per alcuni casi, ma non sostituisce la cooperazione di Dublino. Il limite di 15 persone al giorno fissa inoltre un tetto chiaro per questa procedura di rimpatrio separata.
Roma, Berlino e Berna mettono alla prova le regole di Dublino
Secondo quanto riportato, l’Italia rifiuta le riammissioni nell’ambito di Dublino dal dicembre 2022, dopo che Giorgia Meloni è diventata presidente del Consiglio. La sospensione ha avuto ripercussioni su diversi Paesi europei che intendono trasferire richiedenti l’asilo entrati nel sistema europeo attraverso l’Italia.
Anche Germania, Austria, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi chiedono di rimandare persone in Italia. Il loro coinvolgimento mostra che le difficoltà della Svizzera fanno parte di una disputa più ampia su come il sistema europeo d’asilo ripartisce le responsabilità fra i Paesi di primo ingresso e quelli più a nord.
Meloni ha difeso la politica migratoria italiana, sostenendo al contempo che il nuovo Patto dell’UE su migrazione e asilo rappresenta una svolta positiva. Le norme sono entrate in vigore a giugno e la presidente del Consiglio italiana ha dichiarato che il suo Paese potrebbe trarne beneficio. Mascioli si aspetta che il patto contribuisca a ripristinare le riammissioni, anche se finora la Svizzera non ha ancora constatato cambiamenti concreti.
La disputa mette inoltre in luce la delicata posizione della Svizzera. Berna dipende dalla cooperazione europea per le procedure migratorie, pur restando fuori dalle istituzioni politiche dell’UE. I funzionari svizzeri possono fare pressione sui loro omologhi italiani attraverso canali bilaterali, ma l’esito finale dipende dalle decisioni prese a Roma e nel più ampio quadro europeo.
La verifica di ottobre metterà alla prova il nuovo patto
Una relazione intermedia dell’UE, attesa in ottobre, esaminerà la cooperazione fra gli Stati membri e costituirà la prossima verifica formale della capacità del nuovo patto sull’asilo di risolvere la disputa. La Svizzera seguirà da vicino l’esame, pur non essendo membro dell’UE, poiché la sua partecipazione al sistema di Dublino collega le procedure d’asilo svizzere alla capacità del blocco di far rispettare le regole.
Fino ad allora, i funzionari svizzeri continueranno i colloqui con l’Italia. Jans ha detto che i rapporti restano difficili, mentre Mascioli ha espresso la speranza che l’Italia riprenda le riammissioni in virtù delle nuove regole. Nessuno dei due ha annunciato una data per il primo trasferimento nell’ambito di Dublino.
Le conseguenze pratiche si faranno sentire nei centri d’asilo svizzeri, nelle amministrazioni cantonali e negli uffici federali della migrazione. Quando un trasferimento non può essere effettuato, le autorità devono gestire il caso in Svizzera più a lungo oppure seguire un’altra via legale. La fonte non indica una cifra nazionale per il numero di casi pendenti legati all’Italia, perciò l’entità dell’arretrato resta incerta.
La posizione immediata della Svizzera è dunque prudente. Berna ha annunciato una ripresa, si è preparata a trattare singoli casi e ha mantenuto aperti i canali diplomatici. Roma non ha ancora accettato un solo richiedente l’asilo attraverso questa procedura. La verifica di ottobre potrebbe chiarire se il patto dell’UE riuscirà a trasformare gli impegni politici in procedure operative.