Vai al contenuto
Swiss Observer

La Svizzera condanna la campagna russa contro gli oppositori all’estero

La Svizzera ha condannato la repressione sempre più sistematica che la Russia esercita all’estero contro dissidenti e membri della società civile. Un rapporto presentato al Consiglio dei diritti umani dell’ONU documenta centinaia di casi, tra cui procedimenti e condanne in contumacia.

AI22 settembre 2026Il nostro processo editoriale
La Svizzera condanna la campagna russa contro gli oppositori all’estero
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera ha portato all’attenzione dell’ONU la repressione russa contro esuli e dissidenti. Intervenendo lunedì 21 settembre 2026 a Ginevra, la missione svizzera ha esortato Mosca a porre fine a pratiche che si estendono oltre il territorio russo e prendono di mira le persone fuggite dal Paese.

L’intervento ha fatto seguito alla presentazione di un rapporto di Mariana Katzarova, relatrice speciale del Consiglio dei diritti umani dell’ONU sui diritti umani in Russia. Katzarova ha affermato che la campagna all’estero fa parte di un sistema deliberato e istituzionalizzato, non di una serie di episodi scollegati.

Il suo rapporto documenta quasi 400 casi di repressione all’estero. Afferma inoltre che nel 2025 oltre 150 persone sono state condannate in contumacia, offrendo alle autorità russe uno strumento per perseguire i critici senza portarli davanti a un tribunale nazionale.

La rappresentante svizzera ha dichiarato che questo schema minaccia le libertà fondamentali, la vita privata e la sicurezza personale. I difensori dei diritti umani e gli attivisti della società civile sono esposti in misura sproporzionata alle pressioni. La questione è particolarmente rilevante per gli Stati europei che ospitano giornalisti, attivisti e oppositori politici russi, comprese persone che, dopo aver lasciato la Russia, restano esposte a pressioni legali, finanziarie e digitali.

La Russia estende la propria portata giuridica e finanziaria

Secondo il rapporto di Katzarova, dall’inizio della guerra tra 650 000 e 900 000 cittadini russi hanno lasciato il Paese. Alla crescita di questa comunità in esilio ha fatto seguito un’espansione dei meccanismi utilizzati per sorvegliarla e punirla.

Il rapporto individua almeno nove dipartimenti russi di sicurezza coinvolti nella campagna, oltre a procure e ministeri. Tra gli strumenti descritti figurano mandati d’arresto, banche dati condivise, restrizioni legate alle banche e ai sistemi digitali, nonché la cooperazione con alleati stranieri.

Katzarova ha affermato che le autorità hanno costruito un sistema in grado di seguire le persone oltre i confini russi. Da agosto, la legislazione consente di imporre restrizioni su averi, passaporti, servizi consolari, questioni finanziarie e diritti di proprietà ai cittadini russi all’estero che figurano in un elenco specifico. Le persone interessate restano comunque soggette agli obblighi previsti per i cittadini russi.

La Svizzera ha esortato Mosca a non utilizzare le leggi sulla sicurezza nazionale, sull’estremismo e sul terrorismo come strumenti generici per reprimere i diritti. La posizione svizzera riflette la preoccupazione che qualificazioni giuridiche e misure amministrative possano avere conseguenze per persone che, in Russia, non hanno un accesso concreto a un processo equo.

Gli strumenti digitali ampliano la caccia ai critici

La sorveglianza digitale è diventata un elemento centrale della campagna di pressione. Katzarova ha riferito che un’operazione digitale volta a colpire una campagna per proteggere le comunicazioni ha compromesso centinaia di persone, tra cui politici europei.

Questa denuncia aggiunge una dimensione tecnologica alle misure già documentate nel rapporto. I mandati d’arresto e le restrizioni finanziarie possono essere registrati nei sistemi ufficiali. La sorveglianza digitale può raggiungere reti personali, comunicazioni e attività politiche oltre i confini. Per chi vive in esilio, questi metodi possono colpire anche familiari, colleghi e organizzazioni, oltre alla persona presa di mira.

La Svizzera ha dichiarato che la Russia non deve utilizzare nuove tecnologie per sorvegliare, molestare o intimidire le persone. Ha inoltre sottolineato che gli Stati devono poter cooperare con le Nazioni Unite senza subire rappresaglie.

Il rapporto ha criticato i Paesi che estradano cittadini russi verso il loro Paese d’origine. Katzarova ha esortato gli Stati che ospitano cittadini russi a rispettare i propri obblighi internazionali e a proteggere le persone dal rimpatrio in un sistema che potrebbe perseguirle per attività politiche. La sua proposta di una convenzione internazionale istituirebbe garanzie comuni contro la repressione transnazionale, anche se la fonte non indica un calendario per i negoziati.

Berna chiede regole comuni contro la repressione

La controversia aggiunge una dimensione legata ai diritti umani alle più ampie preoccupazioni della Svizzera in materia di sicurezza nei confronti della Russia. In passato, il Servizio delle attività informative della Confederazione ha descritto la Russia come la principale minaccia di spionaggio per la Svizzera, citando sia lo spionaggio informatico sia il ricorso a fonti umane per raccogliere informazioni.

La discussione all’ONU si è concentrata su un problema diverso: il trattamento dei cittadini e dei critici russi oltre i confini della Russia. Per la Svizzera, i due temi si incontrano nel ruolo del Paese quale centro diplomatico, sede di organizzazioni internazionali e luogo in cui vivono comunità in esilio. Ginevra offre inoltre ai gruppi della società civile interessati accesso alle sedi dell’ONU, aumentando al contempo l’importanza di proteggerli dalle rappresaglie.

L’appello della Svizzera a favore di una convenzione internazionale mira a una risposta coordinata. La proposta affronterebbe l’uso di strumenti giuridici, finanziari e digitali contro i dissidenti e chiarirebbe i doveri degli Stati in cui vivono. Attribuisce inoltre responsabilità ai governi che condividono informazioni, eseguono mandati o riconsegnano persone alla Russia.

Il rapporto del Consiglio dei diritti umani offre alla discussione una base documentata, con quasi 400 casi, oltre 150 condanne in contumacia nel 2025 e prove del coinvolgimento di almeno nove dipartimenti di sicurezza. La Svizzera ha ora chiarito di aspettarsi che le istituzioni internazionali e gli Stati ospitanti considerino queste cifre una sfida comune in materia di protezione.