Democrazia diretta
Il Consiglio degli Stati respinge le restrizioni alla raccolta commerciale di firme per referendum
Il Consiglio degli Stati ha respinto le proposte di vietare la raccolta di firme a pagamento e di imporre la pubblicazione dei finanziamenti delle campagne referendarie commerciali, lasciando in vigore il sistema attuale nonostante le precedenti accuse di pratiche illegali.

La raccolta di firme a pagamento resta legale in Svizzera dopo che il Consiglio degli Stati ha respinto un divieto il 21 settembre 2026. La decisione mantiene una prassi utilizzata dai comitati che intendono sottoporre iniziative popolari e referendum a una votazione nazionale, mentre il processo è nuovamente sotto esame per quanto riguarda le modalità di raccolta delle firme.
Il consigliere agli Stati socialista Baptiste Hurni aveva chiesto di vietare la raccolta commerciale di firme. Non essendo stata presentata alcuna proposta alternativa, il Consiglio degli Stati ha votato contro la proposta e l’ha accantonata. I senatori hanno inoltre respinto una misura separata che avrebbe imposto ai comitati di rendere noto quanto spendono per incaricare ditte di raccogliere firme per loro conto.
Le votazioni lasciano invariato il quadro giuridico attuale. I gruppi di campagna possono continuare a ingaggiare raccoglitori professionisti e a pagarli per raccogliere firme negli spazi pubblici. La decisione del Consiglio degli Stati non chiude il dibattito più ampio sulle garanzie del sistema svizzero di democrazia diretta. Conferma che, per il momento, il Parlamento non introdurrà né un divieto generale né nuove regole sulla pubblicazione delle spese.
La questione è importante perché la raccolta di firme è il primo passo per cittadini e organizzazioni che intendono ottenere una votazione nazionale. Le regole che disciplinano questa fase iniziale contribuiscono a determinare come le proposte arrivano alle urne.
Le rivelazioni del 2024 portano la questione sotto esame
Le proposte sono state presentate in seguito alle rivelazioni del settembre 2024 su pratiche potenzialmente illegali da parte di raccoglitori di firme a pagamento, in particolare nella Svizzera romanda. Le accuse hanno portato le campagne commerciali sotto la lente d’ingrandimento a livello nazionale e hanno sollevato dubbi sulla legalità degli approcci ai cittadini e sulla corretta acquisizione del loro consenso.
Il materiale di partenza non identifica tutte le pratiche contestate né indica il numero complessivo di firme interessate. Precisa tuttavia che la controversia è giunta alla Cancelleria federale, che nel frattempo ha presentato diverse denunce penali e adottato una serie di misure. La risposta delle autorità significa che le accuse fanno ancora parte di un procedimento legale e amministrativo in corso, e non sono una vicenda politica conclusa.
La Svizzera romanda è stata un punto focale delle rivelazioni del 2024. La raccolta commerciale di firme si svolge tuttavia oltre i confini cantonali e linguistici, e le iniziative nazionali dipendono da firme raccolte in molte parti del Paese. La controversia assume così una rilevanza istituzionale più ampia per la politica federale.
Il rifiuto del Consiglio degli Stati lascia l’applicazione delle norme e le garanzie esistenti come principali strumenti per contrastare eventuali comportamenti scorretti. Ogni futura restrizione dovrebbe distinguere il lavoro retribuito legale dalle pratiche che compromettono la validità o la volontarietà di una firma.
Respinta anche la proposta sulla trasparenza
Il Consiglio degli Stati ha respinto le regole sulla trasparenza insieme al divieto proposto. In base alla misura respinta, i comitati non saranno tenuti a pubblicare quanto spendono per la raccolta commerciale di firme. Il finanziamento di questa parte del processo referendario resterà quindi meno visibile al pubblico di quanto auspicato dai sostenitori della trasparenza.
La proposta respinta riguardava gli organismi che incaricano ditte specializzate nella raccolta di firme. Il suo scopo sarebbe stato rendere noto chi finanzia l’attività e quanto denaro viene impiegato per raccogliere le firme. Con il voto del Consiglio degli Stati, le mozioni non introdurranno alcun obbligo di pubblicazione di questo tipo.
In assenza di nuove regole, per i gruppi di campagna restano in vigore gli obblighi e i controlli attuali. Il materiale di partenza non specifica un sistema di rendicontazione alternativo, una soglia di spesa o un nuovo calendario per la pubblicazione. Non indica neppure gli importi attualmente versati ai raccoglitori. Questi dati restano importanti per valutare la portata dell’influenza commerciale nel sistema svizzero di democrazia diretta.
Per gli elettori, la conseguenza pratica è una visibilità finanziaria limitata quando una proposta passa alla fase successiva del processo. I comitati possono continuare a organizzare raccolte di firme su base commerciale, mentre le denunce e le misure amministrative della Cancelleria federale affrontano le presunte violazioni attraverso i canali esistenti.
La democrazia diretta affronta la prossima prova
Il sistema svizzero di raccolta delle firme prosegue consentendo la raccolta commerciale, mentre le accuse continuano a influenzare la vigilanza. Dopo le rivelazioni del 2024, la Cancelleria federale ha già presentato diverse denunce penali e introdotto misure. La decisione del Consiglio degli Stati lascia a queste iniziative, insieme al quadro giuridico vigente, il compito immediato di tutelare il processo.
La decisione lascia inoltre aperta la questione di una possibile maggiore digitalizzazione della raccolta delle firme. Nel marzo 2025 Swissinfo ha riferito che non era chiaro se lo scandalo delle firme avrebbe accelerato la digitalizzazione della democrazia diretta. La raccolta digitale potrebbe cambiare il modo in cui i comitati reclutano sostenitori e le autorità verificano le candidature, ma il materiale di partenza non afferma che il Parlamento abbia approvato un’alternativa digitale o fissato una tabella di marcia.
Per le organizzazioni politiche, l’esito garantisce continuità. Possono continuare a ricorrere a raccoglitori retribuiti, mentre elettori e autorità osserveranno il funzionamento delle campagne secondo le regole attuali. Per la Cancelleria federale, le denunce penali e le misure amministrative continueranno a essere fondamentali per stabilire se vi siano state irregolarità e se siano necessarie ulteriori riforme.
Il Consiglio degli Stati ha deciso sulle proposte legislative immediate. Non ha risolto la questione della fiducia nel percorso che porta da una firma raccolta per strada a una votazione nazionale.