Svizzera
Gli esportatori svizzeri verso una svolta sui dazi in Cina
La Svizzera e la Cina hanno negoziato un accordo commerciale aggiornato che eliminerebbe i dazi sul 99.8% delle esportazioni svizzere attuali.

Con l’accordo aggiornato, alla fine il 99.8% delle esportazioni svizzere attuali verso la Cina sarebbe esente da dazi. Guy Parmelin, ministro dell’economia svizzero, e Wang Wentao, ministro del commercio cinese, hanno annunciato giovedì a Berna la conclusione dei negoziati e firmato un memorandum d’intesa.
L’intesa garantirebbe alle aziende svizzere un miglioramento sostanziale rispetto all’accordo attuale. Dall’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio del 2014, solo il 53.8% delle esportazioni svizzere di merci verso la Cina è stato esentato dai dazi doganali. Berna stima che le nuove concessioni potrebbero ridurre i costi annuali degli esportatori di circa 244 milioni di franchi.
Il momento in cui arriva conferisce all’accordo una rilevanza più ampia. I dazi statunitensi e la crescente incertezza geopolitica stanno ridisegnando le rotte commerciali e le valutazioni delle aziende. La Svizzera, la cui economia dipende fortemente dai mercati internazionali, intende preservare l’accesso per i beni ad alto valore aggiunto, mantenendo al contempo una politica di relazioni economiche indipendenti.
Circa tre quarti delle nuove esenzioni si applicherebbero non appena l’accordo riveduto entrasse in vigore. Per le restanti sarebbero previsti periodi di transizione graduali, con il formaggio che avrebbe i tempi più lunghi. L’accordo dovrebbe essere firmato formalmente quest’anno, ma le aziende svizzere dovranno attendere l’approvazione parlamentare prima che le nuove condizioni possano entrare in vigore.
Quattro settori svizzeri si preparano a un accesso migliore
Orologi, prodotti farmaceutici, formaggio e caffè sono tra i settori svizzeri che beneficerebbero delle nuove condizioni. Ognuno ha incontrato ostacoli diversi nell’ambito dell’accordo attuale, costringendo le aziende ad assorbire i dazi o ad accettare margini più bassi in Cina.
Finora i produttori di orologi svizzeri hanno beneficiato di poche esenzioni doganali, nonostante il forte profilo internazionale del settore e la sua concentrazione in cantoni come Ginevra, Neuchâtel, Berna, Giura e Soletta. Costi di frontiera inferiori potrebbero rendere i prezzi più competitivi sia per i marchi affermati sia per i fornitori più piccoli lungo la filiera orologiera.
I prodotti farmaceutici hanno beneficiato solo di sgravi parziali. L’accordo riveduto estenderebbe le concessioni ai medicinali e ai prodotti correlati, un aspetto importante per il settore svizzero delle scienze della vita, che ha importanti attività a Basilea, Zugo e Vaud. L’accordo riguarda anche il caffè e i latticini, offrendo ai torrefattori e ai produttori di formaggio svizzeri un accesso più chiaro al mercato cinese.
L’agricoltura procederà più lentamente rispetto alla maggior parte dei settori industriali. La riduzione dei dazi sul formaggio potrebbe richiedere fino a dieci anni. Questa tempistica riflette la sensibilità dell’accesso al mercato cinese dei prodotti lattiero-caseari e significa che i produttori beneficeranno dei cambiamenti a tappe, anziché con un’unica modifica immediata.
La Svizzera introduce norme sul lavoro e sul clima
L’accordo includerebbe i diritti dei lavoratori e le norme ambientali nell’intesa economica tra la Svizzera e Pechino. I negoziatori svizzeri hanno cercato garanzie più solide insieme alle riduzioni tariffarie e il Dipartimento dell’economia ha dichiarato che la Cina ha accettato per la prima volta disposizioni di questo tipo in uno dei suoi accordi di libero scambio.
Il testo impegna entrambi i Paesi ad attuare le convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro e a rispettare i diritti fondamentali dei lavoratori. Queste disposizioni saranno oggetto di attenzione in Svizzera, dove in passato parlamentari e sindacati hanno messo in dubbio la solidità degli accordi economici con la Cina.
Il governo svizzero descrive inoltre il capitolo ambientale come insolitamente ampio. Comprende impegni legati alla transizione verso energie più pulite e all’economia circolare. Per i produttori svizzeri questi riferimenti potrebbero diventare sempre più rilevanti, man mano che clienti, investitori e autorità di regolamentazione chiedono più informazioni sulle catene di approvvigionamento e sugli standard di produzione.
Le disposizioni non risolveranno tutte le preoccupazioni legate alle pratiche lavorative o alla politica ambientale cinesi. La loro importanza dipenderà dalle modalità di monitoraggio e applicazione dopo la ratifica. Le precedenti discussioni in commissione parlamentare erano state nel complesso favorevoli, ma i diritti dei lavoratori e le garanzie ambientali restavano controversi. Il testo definitivo sarà quindi sottoposto a un esame politico tanto attento quanto quello riservato ai calendari tariffari.
Il Parlamento deciderà quando potrà entrare in vigore l’accordo
La decisione definitiva sull’accordo aggiornato spetta ancora al Parlamento svizzero. Parmelin e Wang hanno concluso la fase negoziale, ma le condizioni doganali cambieranno solo dopo la firma formale dei due governi e il completamento della procedura di approvazione interna in Svizzera.
Il governo prevede la firma formale nel 2026. In seguito, il Parlamento esaminerà l’accordo, compresi i calendari tariffari, le disposizioni sul lavoro e gli impegni ambientali. In precedenza le commissioni parlamentari avevano valutato i negoziati in termini complessivamente positivi, ma le garanzie potrebbero suscitare un dibattito più acceso rispetto ai capitoli commerciali.
La procedura di approvazione sarà importante per le aziende che pianificano contratti, investimenti e accordi di distribuzione. Gli esportatori non possono dare per scontato che le concessioni annunciate siano già applicabili. Dovranno seguire la data di entrata in vigore, le classificazioni dei prodotti e il calendario specifico di introduzione graduale per ogni categoria.
L’accordo mantiene inoltre un approccio graduale per i beni sensibili. Circa il 75% delle nuove esenzioni sarebbe applicato subito, mentre le altre riduzioni arriverebbero più avanti. Per i produttori di formaggio, il pieno beneficio tariffario potrebbe essere ancora lontano fino a un decennio. Questa tempistica lascia all’agricoltura svizzera il tempo di adeguarsi, offrendo nel contempo agli esportatori industriali una via più rapida verso costi inferiori.
Un accordo commerciale dal peso geopolitico
L’accordo riveduto approfondirebbe i rapporti economici della Svizzera con il suo terzo partner commerciale, mettendo alla prova al contempo il margine di manovra di Berna nei confronti di Pechino. La Svizzera è stata il primo Paese europeo a concludere un accordo di libero scambio con la Cina e l’intesa originale ha contribuito a espandere i legami commerciali dal 2014.
Il nuovo accordo arriva mentre Washington ricorre ai dazi in modo più aggressivo e i governi rivalutano la propria esposizione agli shock geopolitici. Anche la Cina ha cercato di presentarsi come sostenitrice del commercio multilaterale, anche in occasione del Forum economico mondiale di Davos, all’inizio di quest’anno. Un accordo più solido tra Svizzera e Cina offre a Pechino un esempio europeo di continuità dell’impegno economico e agli esportatori svizzeri una piattaforma più ampia sul mercato cinese.
Per la Svizzera il calcolo è tanto pratico quanto diplomatico. I produttori, le aziende farmaceutiche, i produttori alimentari e i fabbricanti di orologi del Paese dipendono da un accesso prevedibile ai clienti all’estero. Dazi più bassi potrebbero sostenere le vendite e i margini, ma le aziende dovranno comunque fare i conti con la regolamentazione cinese, la concorrenza interna, le oscillazioni valutarie e i rischi politici.
L’accordo crea quindi opportunità commerciali senza eliminare l’incertezza. Il suo effetto a lungo termine dipenderà dall’approvazione parlamentare, dall’attuazione e dal peso che gli impegni in materia di lavoro e ambiente avranno nella pratica.