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Swiss Observer

Il rimpasto di Partners Group non rassicura gli investitori

Partners Group ha sostituito il CEO David Layton con i veterani Roberto Cagnati e Juri Jenkner, nominati co-CEO, dopo risultati più deboli nel primo semestre e un avvertimento sui proventi da performance. Gli investitori hanno reagito negativamente, facendo crollare le azioni e prolungando un anno difficile per la società.

AI2 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Il rimpasto di Partners Group non rassicura gli investitori
AISWI swissinfo.ch

Il 1° settembre le azioni di Partners Group sono scese fino all’8,6%, portando la flessione dall’inizio del 2026 a quasi il 32%. La reazione del mercato ha evidenziato la forte delusione degli investitori dopo che la società di private market con sede a Zugo ha annunciato la nomina di due nuovi co-CEO e risultati più deboli nel primo semestre.

Roberto Cagnati e Juri Jenkner, entrambi dirigenti di lunga esperienza entrati in Partners Group nel 2004, assumeranno il ruolo operativo più alto. David Layton, CEO da otto anni, diventerà responsabile degli investimenti. La transizione preserva l’anzianità e le conoscenze istituzionali, ma offre agli investitori pochi elementi per ritenere che la direzione stia cambiando.

La tempistica rende l’annuncio particolarmente importante. Partners Group è alle prese con deflussi dai fondi evergreen, dubbi sulle valutazioni dei private market e un prolungato calo del titolo. Nei sei mesi fino a giugno, i ricavi sono diminuiti del 7%, a 1,12 miliardi di CHF. L’utile è sceso del 13%, a 502 milioni di CHF, mancando la stima consensuale di 521 milioni di CHF citata da Nicholas Herman, analista di Citigroup.

Per una società di gestione patrimoniale quotata in Svizzera che ha costruito la propria reputazione su una crescita disciplinata, il rimpasto rappresenta una prova di credibilità. Agli investitori viene chiesto di accettare la continuità, in attesa di segnali che utili e flussi dei fondi possano stabilizzarsi.

L’allarme sulle commissioni aggrava il problema degli utili

I proventi da performance sono calati del 39%, costringendo Partners Group a rivedere al ribasso le previsioni per il 2026. Ora la società prevede che rappresenteranno circa il 20-25% dei ricavi totali, rispetto alla fascia precedente del 25-40%.

La società ha attribuito il calo a diverse cessioni di dimensioni considerevoli, anticipate per sfruttare il buon momento del mercato. La spiegazione rimanda alla tempistica, ma non elimina la pressione sugli utili a breve termine. Le commissioni di performance possono variare sensibilmente a seconda del momento in cui vengono venduti gli investimenti e delle valutazioni di mercato degli attivi privati. La nuova fascia offre agli investitori meno visibilità su una fonte di ricavi che è stata centrale per la redditività della società.

L’analista di Citigroup Nicholas Herman ha dichiarato che gli investitori avrebbero reagito con cautela sia all’annuncio sui vertici sia a risultati inferiori alle attese. Partners Group ha precisato che le previsioni aggiornate dipendono dalla tempistica di alcune procedure di disinvestimento diretto in corso, lasciando il secondo semestre esposto alle condizioni delle operazioni.

L’attività di base della società ha comunque mantenuto dimensioni considerevoli. Nel primo semestre i clienti hanno aggiunto 16 miliardi di CHF di nuovi impegni, portando gli attivi in gestione a 186 miliardi di CHF. Il risultato nella raccolta sostiene l’attività nel suo complesso, ma la composizione degli utili resta vulnerabile quando le cessioni rallentano o le realizzazioni che generano commissioni slittano a un periodo successivo.

I fondi evergreen mettono il modello sotto la lente

I fondi evergreen rappresentano circa il 30% degli attivi di Partners Group e sono diventati il fulcro delle attuali difficoltà della società. Questi prodotti offrono agli investitori accesso ai private market e consentono prelievi a intervalli periodici. Espongono inoltre il gestore alla pressione dei riscatti quando la fiducia si indebolisce o la liquidità diventa un problema.

Partners Group ha introdotto i fondi evergreen nei primi anni 2000 e alla fine del 2025 gestiva circa 56 miliardi di CHF in questi prodotti. All’inizio di quest’anno, i fondi sono stati colpiti da un’ondata di richieste di riscatto. La società sta ora valutando di ridurne le dimensioni complessive per gli investitori facoltosi, mantenendo sostanzialmente invariato il proprio approccio agli investimenti.

Le difficoltà riflettono una perdita di fiducia più ampia nei private market. Gli investitori hanno sollevato dubbi sui metodi di valutazione, sulle prospettive di disinvestimento e sulla rapidità con cui gli attivi privati possono essere venduti. Il modello di Partners Group dipende dalla fiducia su tutti questi aspetti, in particolare mentre la società si espande oltre la clientela istituzionale tradizionale.

Layton ha riconosciuto che la società si era concentrata troppo su determinati segmenti e ha affermato che stava lavorando per diversificare. Questa ammissione assegna al nuovo gruppo dirigente un compito operativo chiaro. Cagnati, già responsabile delle soluzioni di portafoglio e direttore dei rischi, porta nella transizione un’esperienza diretta nella gestione dei prodotti e dei rischi.

Gli interni prendono le redini, ma la strategia resta invariata

Partners Group ha scelto dirigenti interni per entrambi i ruoli di CEO, rafforzando la continuità proprio mentre gli investitori chiedono una risposta più incisiva. Cagnati e Jenkner lavorano entrambi nella società da oltre due decenni. Jenkner è attualmente presidente e responsabile dello sviluppo aziendale, con competenze in materia di relazioni e raccolta di capitali per l’intero gruppo.

Il presidente Steffen Meister ha presentato le nomine come un modo per mantenere una leadership esperta. Ha anche difeso il passaggio di Layton al ruolo di responsabile degli investimenti, spiegando che in Partners Group i dirigenti di successo continuano in genere a ricoprire altre funzioni dopo aver rinunciato alle responsabilità esecutive.

Questo modello di governance è particolare, ma lascia al mercato una questione concreta sulla responsabilità. Layton resta centrale nelle decisioni d’investimento, mentre due veterani condividono la responsabilità della società. Gli investitori dovranno ora valutare come verranno ripartite le competenze tra i co-CEO, il responsabile degli investimenti e il presidente.

La struttura riflette anche la singolare identità svizzero-americana di Partners Group. La società opera tra Zugo e Denver: gli Stati Uniti offrono accesso ai capitali e opportunità di crescita, mentre la Svizzera rimane la sua base istituzionale. Pierre-Yves Gauthier di AlphaValue ha dichiarato che la transizione potrebbe riportare il potere in Svizzera, osservando però che i problemi dei fondi evergreen sono iniziati negli Stati Uniti.

La direzione deve ora dimostrare che l’attività può riprendersi

La prossima sfida per Partners Group è trasformare la forte raccolta in rendimenti più stabili e riconquistare la fiducia. I 16 miliardi di CHF raccolti nel primo semestre dimostrano che i clienti non hanno abbandonato la piattaforma. Tuttavia, i nuovi impegni da soli non risolveranno i timori sui riscatti, i deboli proventi da performance o il dibattito sulle valutazioni che ha pesato sulle azioni.

Finora la direzione ha escluso cambiamenti radicali. A giugno Meister aveva dichiarato a Bloomberg che non era necessario modificare la strategia. La società continua a puntare sulle aziende in crescita piuttosto che sui tradizionali acquisti con leva finanziaria, un orientamento riassunto dallo slogan della sede di Baar, «costruiti diversamente per costruire diversamente». Il campus in Colorado porta invece il messaggio «Questa non è Wall Street».

Gli slogan devono ora fare i conti con un contesto d’investimento più difficile. Partners Group deve dimostrare che il suo approccio può generare disinvestimenti, tutelare la liquidità dei prodotti evergreen e diversificare l’esposizione tra i vari segmenti. Deve inoltre spiegare come l’assetto con due co-CEO migliorerà l’esecuzione, invece di limitarsi a distribuire le responsabilità tra nomi già noti.

Per gli investitori svizzeri, il risultato si misurerà in utili, flussi dei fondi e corso dell’azione. Il cambio ai vertici fa guadagnare tempo. I dati del primo semestre mostrano che la società non è ancora riuscita a rassicurare il mercato.