Novartis
Novartis sospende sperimentazioni di terapie cellulari dopo la morte di tre pazienti
Novartis ha interrotto diverse sperimentazioni di terapie cellulari CAR-T dopo che tre pazienti sono morti a causa di complicazioni legate al sistema immunitario.

La morte di tre pazienti ha portato il programma sperimentale rap-cel di Novartis per le malattie autoimmuni a una verifica immediata della sicurezza. Alla fine di agosto, l’azienda farmaceutica basilese ha interrotto diverse sperimentazioni cliniche dopo che gli sperimentatori hanno segnalato tre casi di sindrome emofagocitica associata alle cellule effettrici immunitarie. Le complicazioni si sono rivelate fatali, secondo una dichiarazione di Novartis confermata ad AWP e riportata da Keystone-ATS il 1° settembre 2026.
Gli studi sospesi rientrano nei programmi di immunologia e neuroscienze di Novartis, nei quali i ricercatori stanno verificando se una potente terapia cellulare sviluppata in oncologia possa essere riorientata contro le malattie autoimmuni. La decisione esclude i pazienti dagli studi in corso mentre l’azienda esamina i nuovi dati sulla sicurezza e valuta i prossimi passi.
L’annuncio ha un peso particolare a Basilea, uno dei principali centri farmaceutici d’Europa. Novartis conduce in Svizzera importanti attività di ricerca e sviluppo, e le sue decisioni cliniche sono seguite con attenzione da autorità di regolamentazione, investitori, ospedali e pazienti che dipendono dalla disponibilità di nuove opzioni terapeutiche. L’azienda ha sottolineato che la pausa non riguarda il programma oncologico rap-cel. Gli studi oncologici proseguono quindi, mentre quelli sulle malattie autoimmuni e sulle neuroscienze sono sottoposti a una valutazione approfondita.
Come funzionano rap-cel e le terapie CAR-T
Rap-cel è una terapia con cellule immunitarie geneticamente modificate, concepita per indurre le difese del paziente ad attaccare le cellule malate. Il suo nome completo è rapcabtagene autoleucel. La terapia appartiene alla famiglia CAR-T: i globuli bianchi vengono prelevati dal paziente e modificati geneticamente affinché riconoscano e distruggano determinate cellule bersaglio, prima di essere reintrodotti nell’organismo.
Le terapie CAR-T sono diventate un importante ambito della ricerca sul cancro perché possono provocare una risposta immunitaria altamente mirata. Novartis sta ora verificando se lo stesso approccio di base possa contribuire a ripristinare il corretto funzionamento del sistema immunitario nelle malattie autoimmuni, comprese quelle studiate nei suoi programmi di immunologia e neuroscienze.
Questa efficacia comporta anche una seria sfida sul piano della sicurezza. Una volta attivate, le cellule modificate possono provocare una risposta immunitaria intensa. La fonte indica che la complicazione all’origine dei tre decessi negli studi interessati è stata la sindrome emofagocitica associata alle cellule effettrici immunitarie. In questi casi, la risposta del sistema immunitario può diventare dannosa anziché terapeutica. Nel resoconto citato l’azienda non ha fornito ulteriori dettagli clinici, tra cui le malattie coinvolte, i tempi di trattamento dei pazienti o le circostanze precise di ciascun decesso. Questi elementi saranno importanti per valutare il profilo di rischio di rap-cel al di fuori dell’oncologia.
Perché i rischi delle CAR-T portano a sospendere gli studi
La complicazione segnalata è un rischio noto dell’intensa attivazione immunitaria provocata dalle CAR-T, e tre decessi hanno riportato al centro dell’attenzione la valutazione dei rischi. Il trattamento CAR-T non agisce come una compressa convenzionale che scompare gradualmente dal flusso sanguigno. Si basa su cellule vive e modificate, che possono continuare ad agire dopo essere state infuse nel paziente.
Questa attività biologica è alla base sia del potenziale terapeutico sia dei pericoli del trattamento. La risposta immunitaria può causare gravi complicazioni sistemiche, tra cui le sindromi emofagocitiche citate da Novartis. Reazioni di questo tipo richiedono un monitoraggio attento e un intervento medico tempestivo in centri specializzati. Il resoconto svizzero non indica la frequenza della complicazione, né precisa se i casi avessero in comune una particolare malattia, dose o caratteristica dei pazienti.
La decisione si inserisce inoltre in una tendenza più ampia nel settore. Il Wall Street Journal ha riferito della sospensione decisa da Novartis, mentre il resoconto svizzero ha ricordato che la concorrente statunitense Bristol Myers Squibb aveva già sospeso in via precauzionale sperimentazioni simili. Ciò non dimostra che i programmi comportino rischi identici, ma mostra perché gli sviluppatori considerino i decessi imprevisti legati al sistema immunitario un motivo per avviare una verifica immediata. Per i pazienti che prendono in considerazione una terapia sperimentale, la pausa sottolinea la differenza tra un meccanismo promettente e un trattamento la cui sicurezza sia stata accertata su una popolazione più ampia.
Novartis tiene separato il programma oncologico
La sospensione distingue gli studi di Novartis sulle malattie autoimmuni e sulle neuroscienze dalle sperimentazioni oncologiche: il programma rap-cel in oncologia non è formalmente interessato. Questa distinzione è importante per pazienti e medici, perché le terapie CAR-T vengono valutate programma per programma. Un segnale di sicurezza in un ambito patologico può sollevare interrogativi sulla piattaforma, ma il rischio concreto può dipendere dal bersaglio, dalla dose, dalla popolazione di pazienti e dal protocollo terapeutico.
Novartis ha dichiarato di stare valutando con attenzione i dati emersi dagli studi interessati. L’azienda non ha annunciato una tabella di marcia per la loro ripresa, né ha descritto ulteriori misure. Fino al termine della verifica, i partecipanti agli studi sospesi e le persone valutate per un’eventuale partecipazione dovranno ricevere indicazioni dalle équipe curanti e dai responsabili dei rispettivi studi.
Per gli ospedali e i centri di ricerca svizzeri, l’episodio evidenzia le esigenze operative delle terapie cellulari avanzate. Questi trattamenti richiedono una produzione specializzata, personale altamente qualificato e sistemi in grado di individuare e gestire complicazioni immunitarie acute. La priorità immediata è la verifica della sicurezza; autorità di regolamentazione e sperimentatori valuteranno se i tre casi indichino un rischio prevenibile oppure un problema più ampio dell’approccio terapeutico alle malattie autoimmuni. Le informazioni pubbliche disponibili finora non permettono di rispondere a questa domanda.
Cosa comporta la pausa per la Svizzera
Le prossime decisioni influiranno sulla fiducia in uno degli ambiti della ricerca farmaceutica più seguiti in Svizzera. Il settore farmaceutico basilese ha acquisito influenza globale grazie a reti complesse di ricerca, produzione e sperimentazione clinica. Una sospensione dopo il decesso di pazienti mette sotto esame questi sistemi, dal modo in cui le aziende individuano complicazioni rare alla rapidità con cui le comunicano e le analizzano.
Per i pazienti affetti da gravi malattie autoimmuni o neurologiche, le terapie cellulari sperimentali possono rappresentare un’opzione quando i farmaci esistenti non funzionano. La sospensione potrebbe ritardare l’accesso al trattamento per le persone iscritte agli studi interessati, anche se la fonte non indica quanti pazienti siano coinvolti né quali terapie alternative siano disponibili. I medici e le équipe di ricerca dovranno spiegare ai pazienti cosa comporta la sospensione per le cure e il monitoraggio in corso.
Per Novartis, la verifica stabilirà se rap-cel possa essere modificato, se occorra cambiare la selezione dei pazienti o il monitoraggio, oppure se i programmi interessati debbano rimanere sospesi. Secondo l’azienda, gli studi oncologici proseguiranno e non rientrano nella sospensione annunciata. Autorità di regolamentazione, ospedali e investitori svizzeri seguiranno con attenzione le prove alla base della prossima decisione. Per ora, i fatti confermati sono pochi ma rilevanti: tre pazienti sono morti, diverse sperimentazioni non oncologiche sono state interrotte e l’azienda sta valutando se sia possibile controllare i rischi di questa strategia basata sulle cellule immunitarie nelle malattie autoimmuni.