Ginevra
Via libera al congedo parentale di 24 settimane per i genitori ginevrini
L’Assemblea federale ha approvato un congedo parentale di 24 settimane a Ginevra, tre anni dopo che gli elettori del Cantone avevano sostenuto la misura. La decisione sblocca un passaggio verso l’attuazione, atteso da tempo, e riconosce alle famiglie ginevrine un diritto a un congedo più generoso.

Ginevra può ora procedere verso l’introduzione di un congedo parentale di 24 settimane, dopo che l’Assemblea federale ha approvato la soluzione cantonale, tre anni dopo il sì degli elettori. La decisione rimuove l’ostacolo giuridico che aveva tenuto la misura sospesa e permette a Ginevra di attuare uno dei piani regionali di congedo più estesi della Svizzera.
Gli elettori ginevrini avevano approvato la misura nel giugno 2023. Il piano prevede otto settimane supplementari per l’altro genitore, oltre al quadro esistente del congedo maternità. La sua introduzione ha richiesto più tempo del previsto dai sostenitori. Il Cantone intendeva inizialmente avviare il sistema nel settembre 2024, ma il Parlamento ne aveva bloccato l’attuazione dopo aver stabilito che la nuova disposizione costituzionale ginevrina era in conflitto con il diritto federale.
La decisione federale è rilevante anche oltre i confini ginevrini. In Svizzera, una parte consistente della politica sociale è di competenza dei Cantoni, ma le iniziative cantonali devono rispettare le norme nazionali in materia di indennità per perdita di guadagno e diritti del lavoro. Approvando la modifica legislativa, Berna ha permesso a Ginevra di procedere e ha aperto la strada ad altri Cantoni che intendono valutare congedi più lunghi per l’altro genitore. Ora il compito immediato spetta a Ginevra: definire i dettagli amministrativi, confermare la data d’inizio e assicurarsi che famiglie e datori di lavoro capiscano come funzionerà il nuovo diritto.
La legge federale ha bloccato il voto ginevrino
Un conflitto con la legge federale sull’indennità per perdita di guadagno, nota come LAPG, ha ritardato di oltre un anno il piano ginevrino. La Costituzione ginevrina era stata modificata dopo il voto del 2023, ma la disposizione non poteva entrare in vigore finché restava incompatibile con il sistema federale di compensazione.
Il problema giuridico riguardava la ripartizione delle competenze. La Svizzera stabilisce le regole nazionali di base per il congedo maternità e paternità retribuito tramite la legislazione federale. I Cantoni possono introdurre tutele sociali più ampie, ma queste devono rientrare nel quadro federale, in particolare quando riguardano le indennità pubbliche e i diritti dei genitori.
Per questo il lancio previsto a Ginevra nel settembre 2024 non è mai avvenuto. Il Parlamento cantonale ha sospeso l’attuazione invece di attivare una norma esposta a contestazioni o a incertezze amministrative. In dicembre, i parlamentari federali hanno adottato una revisione della LAPG che consente ai Cantoni di andare oltre il diritto nazionale nel definire il congedo per l’altro genitore. L’approvazione federale del piano ginevrino è seguita a questa modifica.
La sequenza mostra come, nella pratica, democrazia diretta e federalismo svizzeri possano entrare in conflitto. Gli elettori ginevrini avevano già espresso la loro preferenza, ma prima che il Cantone potesse agire è stato necessario un secondo processo politico a Berna. Le famiglie dovranno ora attendere che le autorità ginevrine traducano l’approvazione giuridica in un sistema operativo, definendo criteri di idoneità, registrazione e pagamento.
Ginevra supera il quadro federale di base
Il quadro federale di base resta molto più limitato rispetto al piano approvato a Ginevra. Secondo quanto descritto nel rapporto, le madri ricevono 14 settimane, ovvero 98 giorni, di congedo, mentre i padri o l’altro genitore ricevono due settimane. Durante il congedo maternità, l’indennità corrisponde all’80% del salario, fino a un massimo di 196 franchi al giorno.
La Svizzera ha introdotto il congedo maternità retribuito nel 2005, più tardi di molti Paesi europei. Per istituire per legge il congedo paternità si è poi dovuto attendere fino al 2021. Prima di quella riforma, molti padri avevano a disposizione soltanto un giorno di congedo per la nascita di un figlio e dovevano usare le ferie annuali se volevano trascorrere più tempo a casa.
Il piano ginevrino amplierebbe notevolmente il ruolo dell’altro genitore nei primi mesi di vita di un figlio. La misura conferisce inoltre al Cantone una posizione distinta nella politica sociale svizzera, dove i diritti riconosciuti a livello nazionale restano limitati rispetto a gran parte dell’Europa. Il suo valore concreto dipenderà dalle regole definitive e dalla possibilità per le famiglie di usufruire del congedo senza perdere reddito o trovarsi in una situazione incerta sul posto di lavoro.
Per i datori di lavoro, la modifica introduce un nuovo diritto cantonale da amministrare. Per i genitori, potrebbe rendere la ripartizione iniziale delle cure meno dipendente dalle ferie disponibili, dalla discrezionalità del datore di lavoro e dalla possibilità di sostenere un’assenza non retribuita.
Il dibattito sui costi si sposta nei Cantoni
L’estensione graduale del congedo parentale in Svizzera è sempre stata accompagnata da un dibattito sui costi. Prima dell’introduzione del congedo paternità legale nel 2021, gli oppositori avevano sollevato il problema dei costi per il settore pubblico e messo in dubbio che lo Stato dovesse finanziare un periodo di assenza dal lavoro dopo la nascita di un figlio. Il costo annuo stimato della riforma nazionale era di 230 milioni di franchi.
Queste argomentazioni riflettevano una più ampia tradizione svizzera di responsabilità individuale. Quando avevano bisogno di tempo a casa, le famiglie si affidavano spesso ai datori di lavoro, alle ferie annuali o ad accordi privati. Le preoccupazioni finanziarie e le aspettative culturali si rafforzavano a vicenda, soprattutto l’idea che i padri dovessero tornare rapidamente al lavoro, mentre le madri si facessero carico di una quota maggiore delle cure nei primi mesi.
L’approvazione ginevrina mette alla prova la possibilità che la politica cantonale proceda più rapidamente del minimo nazionale. La misura concede all’altro genitore un periodo di congedo più lungo e colloca il Cantone tra le regioni svizzere disposte a investire capitale politico in un modello più ampio di sostegno alle famiglie. Potrebbe inoltre fornire elementi utili ai futuri dibattiti sull’estensione del congedo parentale a livello nazionale.
Il nuovo regime avrà effetti che vanno oltre l’organizzazione delle giornate in famiglia. Sarà necessario un coordinamento chiaro tra le autorità ginevrine, i datori di lavoro e il sistema di compensazione. Le questioni relative al finanziamento, ai criteri di idoneità e alle modalità di ripartizione del congedo determineranno se la riforma giuridica diventerà un beneficio concreto per le famiglie di ogni fascia di reddito.
Ora Ginevra deve far funzionare il regime
La prossima scadenza per Ginevra è l’attuazione. L’approvazione federale risolve il conflitto costituzionale e legislativo, ma non fa arrivare automaticamente i pagamenti sui conti bancari dei genitori. Le autorità cantonali devono ora pubblicare le regole operative, individuare gli uffici competenti e spiegare come il congedo supplementare si coordinerà con i contratti di lavoro e le prestazioni federali esistenti.
Il Cantone dovrà inoltre informare chiaramente le famiglie prima dell’avvio del regime. I genitori vorranno sapere chi ne ha diritto, quando si può usufruire del congedo, se può essere suddiviso e come verrà calcolata l’indennità. I datori di lavoro avranno bisogno di procedure e scadenze prevedibili, soprattutto nei settori in cui le assenze del personale incidono sui turni e sull’erogazione dei servizi.
La rilevanza politica è altrettanto evidente. Gli elettori ginevrini hanno approvato la misura nel 2023 e l’Assemblea federale ha ora autorizzato la base giuridica necessaria per procedere. Il Cantone è diventato un banco di prova per un approccio più decentralizzato al congedo parentale, in cui i governi regionali ricorrono alle proprie competenze costituzionali per estendere il sostegno oltre il minimo federale.
Gli altri Cantoni seguiranno con attenzione l’introduzione del regime. Un avvio senza intoppi potrebbe rafforzare gli argomenti a favore di misure analoghe altrove. Difficoltà amministrative, costi elevati o un accesso disomogeneo potrebbero invece rafforzare le richieste di uno standard nazionale unico. L’esperimento ginevrino sarà quindi valutato sia per la sua solidità giuridica sia per la sua utilità per i genitori che lavorano.