Giustizia
Un tribunale svizzero riesamina il caso di un presunto agente del regime bielorusso
Un tribunale svizzero è chiamato a riesaminare un caso che coinvolge un cittadino bielorusso accusato di aver partecipato a omicidi motivati politicamente, legati al regime di Alexander Lukashenko.

Un cittadino bielorusso di 48 anni accusato di aver aiutato gli apparati di sicurezza di Lukashenko a rapire e uccidere esponenti dell’opposizione dovrà comparire martedì davanti al Tribunale cantonale di San Gallo. L’udienza fa seguito a un’assoluzione pronunciata nel 2023, che ha attirato l’attenzione internazionale e lasciato irrisolto il primo procedimento penale svizzero per sparizione forzata.
L’imputato, che presenta una disabilità fisica in seguito a un incidente, ha descritto per la prima volta il presunto ruolo da lui svolto nel 2019, durante la sua procedura d’asilo in Svizzera. Ha detto di aver agito per conto del regime del presidente Alexander Lukashenko e di aver partecipato all’omicidio di tre politici dell’opposizione nel 1999. Una delle presunte vittime era Yuri Zakharenko, ex ministro dell’interno bielorusso.
Il caso ha portato un crimine politico bielorusso davanti a un tribunale svizzero e posto la Svizzera orientale al centro di una verifica della capacità del Paese di perseguire gravi violazioni commesse all’estero. Al primo processo a Rorschach hanno assistito circa 30 giornalisti svizzeri e stranieri, insieme a organizzazioni per i diritti umani.
Il ricorso è stato presentato da due figlie di politici dell’opposizione scomparsi all’epoca e da Trial International, con sede a Ginevra. Chiedono condanne per più casi di sparizione forzata. Il Tribunale di San Gallo riesaminerà ora le prove e gli argomenti giuridici.
I giudici riesaminano la testimonianza dell’insider
I presunti crimini risalgono al 1999, quando scomparvero diverse figure di spicco dell’opposizione bielorussa. Zakharenko, ex ministro dell’interno che aveva rotto con Lukashenko, figurava tra le persone nominate dall’imputato nei racconti resi durante la procedura d’asilo e ripetuti in seguito in dichiarazioni pubbliche.
L’imputato si è presentato come membro di un’unità bielorussa delle forze speciali. Secondo l’accusa, faceva parte di un gruppo responsabile della «scomparsa» di esponenti dell’opposizione e aveva fornito dettagli sulle operazioni che potevano essere noti soltanto a una persona interna al gruppo.
In tribunale, tuttavia, l’uomo ha negato di aver compiuto personalmente omicidi. Ha ammesso di aver contribuito a eseguire ordini di rapire e sparare alle persone, sostenendo però di non aver ucciso nessuno. Ha inoltre chiesto scusa alle famiglie delle vittime.
Il tribunale di prima istanza ha valutato la sua testimonianza con grande cautela. I giudici hanno osservato che l’uomo si era contraddetto ripetutamente durante la procedura d’asilo, negli interrogatori presso il Ministero pubblico e al processo. È inoltre stato accertato che negli anni 2000 era stato condannato in Bielorussia a diversi anni di carcere per corruzione. Il tribunale ha concluso che i suoi racconti non avevano dimostrato i fatti necessari per una condanna.
La Svizzera mette alla prova la legge del 2017
Nel 2017 la Svizzera ha inserito nel Codice penale il reato di sparizione forzata, introducendo una fattispecie basata su una convenzione delle Nazioni Unite. La norma consente alle autorità svizzere di perseguire determinati casi anche quando i fatti contestati si sono verificati all’estero.
Questo quadro giuridico conferisce al procedimento sangallese un’importanza che va oltre il destino di un singolo imputato. Secondo le informazioni disponibili, si tratta del primo procedimento di questo tipo in Svizzera. Il caso mette alla prova il modo in cui i tribunali svizzeri affrontano accuse basate su fatti avvenuti decenni fa, su testimoni che si trovano fuori dalla Svizzera e sulla testimonianza di una persona la cui credibilità è stata fortemente contestata.
La denuncia è stata presentata da due figlie di politici dell’opposizione scomparsi in Bielorussia e da Trial International, una ONG con sede a Ginevra che si impegna per fare luce sui crimini internazionali e perseguirne i responsabili. Il loro team legale ha impugnato la decisione del tribunale di prima istanza e chiede condanne per più casi di sparizione forzata.
Questa via giudiziaria riflette anche il ruolo più ampio della Svizzera nella giustizia internazionale. I tribunali svizzeri possono diventare una sede per le vittime e i loro familiari quando i presunti crimini non possono essere indagati efficacemente nel Paese in cui sono stati commessi. Le prove devono comunque soddisfare gli stessi rigorosi standard previsti in ogni procedimento penale. Nel 2023, il Tribunale distrettuale di Rorschach ha ritenuto che tale soglia non fosse stata raggiunta.
Le famiglie contestano l’assoluzione
Nel 2023 il Tribunale distrettuale di Rorschach ha assolto pienamente l’imputato. Il Ministero pubblico aveva chiesto una pena detentiva di tre anni, di cui uno sospeso, ma il presidente del tribunale ha dichiarato che l’accusa non aveva dimostrato i fatti contestati.
Il tribunale ha messo in dubbio l’attendibilità dei racconti dell’imputato e ha ipotizzato che potesse aver presentato accuse sensazionali per rafforzare la sua domanda d’asilo. I giudici hanno ritenuto provato che fosse stato incarcerato in Bielorussia per corruzione, ma hanno respinto l’idea di poterlo considerare un testimone chiave attendibile contro il regime.
L’accusa sosteneva una tesi diversa. I procuratori hanno descritto l’uomo come un membro accertato di un’unità speciale legata alle sparizioni e hanno affermato che la sua conoscenza dei presunti crimini indicava un ruolo interno al gruppo. Anche la sua ammissione di aver contribuito a eseguire rapimenti e sparatorie faceva parte della controversia, benché negasse di aver commesso personalmente gli omicidi.
Il Ministero pubblico non ha impugnato l’assoluzione. Un portavoce ha confermato che il ricorso è stato presentato dagli avvocati delle famiglie delle vittime e da Trial International. La loro impugnazione farà sì che il Tribunale cantonale riesamini il caso, nonostante l’assenza di un ricorso dell’accusa.
La sentenza influenzerà la responsabilità penale in Svizzera
La decisione del Tribunale di San Gallo stabilirà se il caso potrà passare da una testimonianza contestata a una condanna penale. Il tribunale cantonale dovrà valutare i racconti mutevoli dell’imputato, i suoi presunti legami con un’unità bielorussa delle forze speciali e le prove relative alle sparizioni del 1999.
Per le famiglie, il procedimento offre un’altra opportunità di far esaminare da un tribunale la sorte delle persone scomparse. I loro avvocati affermano che la prima sentenza non ha riconosciuto l’importanza del caso. Per Trial International, il ricorso ha inoltre implicazioni per il ricorso alla giurisdizione universale in Svizzera nei casi di presunte violazioni commesse all’estero.
L’udienza si tiene mentre la Bielorussia è ancora governata da Alexander Lukashenko, il cui governo è da tempo accusato di reprimere l’opposizione. Il caso svizzero non determina la responsabilità politica del regime bielorusso nel suo complesso. Riguarda la responsabilità penale di un singolo uomo e le prove che possono essere dimostrate nei suoi confronti secondo il diritto svizzero.
La decisione chiarirà come i giudici svizzeri applicano il reato di sparizione forzata introdotto nel 2017 e come valutano la testimonianza di un presunto partecipante le cui dichiarazioni sono cambiate nel tempo. Mostrerà inoltre se i familiari di persone scomparse all’estero possono ottenere giustizia attraverso i tribunali svizzeri quando in Bielorussia non è possibile avviare un procedimento.