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Swiss Observer

La svolta di Zurigo sull’insegnamento del francese accende il dibattito nazionale

La decisione di Zurigo di eliminare l’insegnamento del francese nelle scuole elementari solleva preoccupazioni per la coesione nazionale e la tradizione plurilingue della Svizzera

AI12 settembre 2025Il nostro processo editoriale
La svolta di Zurigo sull’insegnamento del francese accende il dibattito nazionale
AIThe Local Switzerland

Zurigo ha ufficialmente reciso un’arteria vitale della coesione nazionale svizzera. In una decisione che ha suscitato grande scalpore nell’amministrazione federale, il Consiglio cantonale ha votato per eliminare l’insegnamento del francese dalle scuole elementari. Non si tratta di un semplice adeguamento del programma scolastico, bensì di una sfida fondamentale all’identità svizzera. Zurigo si unisce ora ad Appenzello Esterno, che ha abolito il francese sin dalla scuola elementare all’inizio di quest’anno, in una crescente ribellione contro il mandato plurilingue.

La decisione segna un allontanamento cruciale dall’ideale di una Svizzera unita. Sebbene il governo si fosse battuto per mantenere la situazione attuale, la tendenza politica si è decisamente rivolta contro l’insegnamento precoce del francese. Le conseguenze sono immediate e gravi: il motore economico del Paese dichiara di fatto che la lingua dei suoi compatrioti occidentali non è più una priorità per i cittadini più giovani. La decisione solleva urgenti interrogativi sulla sua legalità e sul futuro del delicato equilibrio culturale della Confederazione.

L’inglese soppianta la tradizione nazionale

L’inglese sta rapidamente diventando la seconda lingua di fatto della Svizzera, soppiantando il tradizionale predominio del francese nelle aule della Svizzera tedesca. La realtà è innegabile: i giovani studenti svizzeri danno sempre più la precedenza all’utilità globale rispetto alla solidarietà nazionale. Benché la Svizzera abbia tre lingue nazionali principali, tedesco, francese e italiano, la padronanza linguistica tra le diverse regioni è in calo. I giovani scelgono con la loro attenzione e l’inglese sta vincendo nettamente.

I sostenitori del cambiamento affermano che il sistema attuale è un fallimento e che gli studenti non arrivano a padroneggiare né il francese né l’inglese. Questa svolta pragmatica comporta tuttavia un costo culturale elevato. Dando la precedenza a una lingua non nazionale, Zurigo segnala che i legami globali contano più della comprensione reciproca all’interno del Paese. L’attenzione della scuola si è spostata dalla «coesione» alla «crescita», lasciando l’idea di una Svizzera plurilingue in condizioni critiche.

La dura reazione federale e la questione HarmoS

La reazione di Berna è stata immediata e severa. Elisabeth Baume-Schneider, consigliera federale originaria del Giura francofono, non ha usato mezzi termini: «Non si può celebrare l’unità della Svizzera il 1° agosto e poi trascurare gli strumenti per capirsi». La sua dichiarazione mette in luce la forte tensione tra l’autonomia cantonale e le aspettative federali. Silvia Steiner, direttrice zurighese dell’educazione, aveva già avvertito il Consiglio che questa decisione equivaleva a «giocare con il fuoco», una previsione che si sta avverando sotto i nostri occhi.

Sul piano giuridico, Zurigo si trova in una zona grigia. Sebbene nel 2006 il Cantone abbia firmato l’accordo HarmoS, concepito per armonizzare il frammentato sistema scolastico svizzero, nel 2009 gli elettori ne hanno respinto la ratifica in una votazione popolare. Il rifiuto di ratificarlo ha lasciato Zurigo svincolata dagli standard nazionali, permettendole di allontanarsi dalla strategia educativa comune. Il Cantone è ora in rotta di collisione con i responsabili politici federali, per i quali la diversità linguistica non è negoziabile.

Il Röstigraben si allarga: la reazione della Romandia

Per la Svizzera romanda, la decisione di Zurigo è un affronto deliberato. Il Röstigraben, la frattura culturale tra la parte germanofona e quella francofona del Paese, si è appena trasformato in un abisso. Pochi nella Romandia ne sono sorpresi, ma l’irritazione è palpabile. A differenza di Zurigo, i Cantoni francofoni introducono con decisione l’insegnamento del tedesco già alle scuole elementari, nonostante i risultati non siano uniformi in termini di competenze linguistiche.

L’ipocrisia brucia: Zurigo mantiene l’inglese sin dalla scuola elementare, ma elimina il francese, mandando un chiaro messaggio: la lingua della minoranza è sacrificabile. La decisione crea un precedente pericoloso. Con San Gallo, Turgovia e persino il Cantone bilingue di Berna che discutono ora di rinviare l’insegnamento del francese, i tasselli del domino sono pronti a cadere. Se la maggioranza germanofona abbandona lo sforzo di capire i propri vicini, il tessuto stesso della Confederazione svizzera rischia di disfarsi in modo senza precedenti.