Zurigo
La Chiesa riformata di Zurigo si scusa per la gestione inadeguata delle segnalazioni di abusi
Un’indagine esterna ha accertato che almeno dieci donne sono state vittime di abusi sessuali, fisici o psicologici da parte di un vicario a Zurigo. La Chiesa riformata del Cantone si è scusata per non aver indagato adeguatamente sulle segnalazioni precedenti.

Almeno dieci donne sono state vittime di abusi sessuali, fisici o psicologici da parte di un vicario a Zurigo, secondo quanto accertato da un’indagine esterna. La Chiesa riformata del Cantone si è scusata, riconoscendo che i suoi vertici non hanno assolto adeguatamente le proprie responsabilità nei confronti delle donne interessate.
Gli episodi si sono verificati tra il 1992 e il 2006. Il Consiglio ecclesiastico ha commissionato l’indagine a esperti dopo che nel 2025 sono emerse nuove segnalazioni riguardanti lo stesso vicario. I risultati riesaminano una precedente inchiesta ecclesiastica, conclusasi dopo che il vicario si era dimesso prima dell’apertura formale di un’indagine amministrativa.
Il Consiglio afferma che, nel corso della procedura precedente, le donne sono state ascoltate e hanno ricevuto sostegno. Il procedimento si è però concluso senza una decisione ufficiale che documentasse i risultati o riconoscesse formalmente le aggressioni e l’abuso di potere. Questa omissione è al centro delle scuse della Chiesa: la gestione delle accuse ha lasciato le donne senza un resoconto istituzionale documentato di quanto era stato accertato.
Il Consiglio ha presentato alle donne le proprie sincere scuse. Ha inoltre dichiarato che il caso porterà a cambiamenti nel modo in cui vengono registrate e valutate le segnalazioni. Le conclusioni dell’indagine riportano sotto i riflettori le decisioni prese anni fa e la responsabilità della Chiesa nei confronti di chi ha denunciato gli abusi.
Il percorso dell’inchiesta
Le accuse coprono un periodo di 14 anni, dal 1992 al 2006, e riguardano abusi sessuali, fisici e psicologici, secondo l’indagine esterna. Nella sua dichiarazione, il Consiglio ecclesiastico indica almeno dieci donne come vittime del vicario. Non descrive i singoli episodi, ma i risultati attestano l’ampiezza degli abusi e le diverse forme di danno arrecato.
Le segnalazioni riguardanti il vicario avevano già portato a un’indagine interna. Il Consiglio ha dichiarato che l’uomo si è dimesso prima dell’apertura formale di un’inchiesta amministrativa e che il procedimento è stato quindi archiviato. Il rapporto degli esperti ha concluso che la chiusura del caso nel 2007 era giuridicamente corretta, poiché la Chiesa non poteva avviare un procedimento contro una persona che non era più alle sue dipendenze.
Questa valutazione giuridica riguarda la possibilità per la Chiesa di proseguire il procedimento contro un ex dipendente. Il rapporto ha anche esaminato il modo in cui i vertici hanno trattato le donne che si erano fatte avanti. Ha rilevato che la Chiesa non aveva assolto adeguatamente le proprie responsabilità nei loro confronti. La versione del Consiglio riconosce la distanza tra l’ascolto delle denunciatrici e la conclusione formale di una procedura con risultati documentati e il riconoscimento degli abusi.
Affrontare l’assenza di una conclusione
Il procedimento precedente si è concluso senza una decisione ufficiale, ha riconosciuto il Consiglio ecclesiastico. Benché durante le indagini le donne siano state ascoltate e abbiano ricevuto sostegno, la procedura non ha prodotto una documentazione formale dei risultati né un riconoscimento ufficiale delle aggressioni e dell’abuso di potere.
Questa distinzione è al centro delle critiche mosse dal rapporto degli esperti. La chiusura del caso nel 2007 poteva essere giuridicamente corretta perché il vicario aveva lasciato il suo incarico, afferma il rapporto. Quest’ultimo ha però anche rilevato che i vertici della Chiesa non avevano assolto adeguatamente le proprie responsabilità nei confronti delle donne. Il Consiglio si è scusato per questa mancanza.
Secondo la descrizione del rapporto fornita dal Consiglio, una decisione ufficiale avrebbe documentato quanto emerso dall’indagine e riconosciuto il danno subito. Senza questo passaggio, la procedura precedente non ha garantito il riconoscimento istituzionale formale che, secondo il rapporto, è mancato. Il Consiglio ha ora dichiarato che trarrà insegnamento dalle esperienze delle persone interessate e ne ricaverà indicazioni per il proprio operato.
I risultati non modificano le date né la base giuridica su cui si fondava la chiusura della vecchia inchiesta. Affiancano però il trattamento riservato dalla Chiesa alle persone che hanno presentato denunce a quella decisione, come criterio distinto per valutare le sue responsabilità.
Dare concretezza alle misure di protezione
Dal 2022 è in vigore una politica di protezione completa e la Chiesa regionale di Zurigo afferma di impegnarsi a prevenire le violazioni dei limiti e le aggressioni. La Chiesa incoraggia le vittime a farsi avanti e ha creato una pagina informativa in tedesco che spiega come gestisce le segnalazioni di violazioni dei limiti avvenute in passato.
Il Consiglio ecclesiastico afferma che documenterà e valuterà in modo più sistematico i casi segnalati. Ha definito imparare dalle esperienze delle persone interessate parte del proprio dovere, collegando il nuovo approccio alle carenze individuate nella gestione delle accuse precedenti.
L’indagine degli esperti è stata commissionata dopo che nel 2025 sono emerse ulteriori segnalazioni. I suoi risultati hanno quindi portato sia alle scuse per la gestione precedente sia a un impegno dichiarato a migliorare il trattamento delle segnalazioni future. La Chiesa non ha presentato la politica come un’alternativa all’esame dei casi passati: la sua pagina informativa riguarda in modo specifico le segnalazioni relative a episodi di periodi precedenti.
Per chi a Zurigo desidera segnalare una violazione dei limiti avvenuta in passato, la pagina della Chiesa regionale illustra la procedura e indica dove trovare sostegno. Il Consiglio afferma di voler garantire che in futuro i casi siano documentati in modo più sistematico, sia per quanto riguarda i risultati sia per la risposta dell’istituzione.