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Swiss Observer

Zurigo sostiene una proposta di divieto del velo nelle scuole pubbliche

Il Parlamento cantonale zurighese ha sostenuto una legge che vieterebbe il velo nelle scuole pubbliche e negli asili. Il voto risicato apre la strada a un dibattito controverso sulla libertà religiosa, l’istruzione e le competenze cantonali.

AI10 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Zurigo sostiene una proposta di divieto del velo nelle scuole pubbliche
AISWI swissinfo.ch

87 deputati hanno votato a favore della proposta, con un margine di soli cinque voti. Il Parlamento cantonale zurighese ha sostenuto una legge che vieterebbe i copricapi religiosi alle allieve e alle insegnanti nelle scuole e negli asili pubblici. La mozione è stata approvata il 31 agosto 2026, con 82 voti contrari e sei astensioni.

Il voto non comporta l’immediata eliminazione dei veli dalle aule. Incarica il Cantone di introdurre un nuovo divieto legale, che dovrà poi seguire l’iter legislativo e superare l’esame previsto dal diritto svizzero. L’approvazione risicata segnala un dibattito politicamente divisivo nel Cantone della più grande città svizzera, dove le questioni legate alla scuola, all’integrazione e alla libertà religiosa si intrecciano regolarmente.

La proposta riguarda gli istituti pubblici di formazione, compresi gli asili. Come riferito da Keystone-SDA, il testo contempla sia le allieve sia le insegnanti che indossano copricapi religiosi. Il dibattito va quindi oltre l’abbigliamento delle bambine. Riguarda anche i doveri imposti ai dipendenti pubblici e le condizioni alle quali le famiglie possono partecipare all’istruzione pubblica.

La mozione è stata presentata dall’Unione democratica di centro (UDC). I suoi sostenitori hanno sostenuto che il velo è incompatibile con i valori democratici che associano alle scuole elementari pubbliche. Gli oppositori dispongono ora di un chiaro risultato parlamentare da contestare mentre la proposta avanza.

La legge proposta riguarda allieve e insegnanti

Il divieto proposto riguarderebbe le allieve e le insegnanti nelle scuole e negli asili pubblici del Cantone di Zurigo. Questa portata avrebbe due conseguenze distinte. Per le allieve, disciplinerebbe l’abbigliamento religioso durante la scuola dell’obbligo e la cura della prima infanzia. Per le insegnanti, limiterebbe il modo in cui le dipendenti pubbliche possono esprimere la propria fede nell’esercizio delle loro funzioni professionali.

I sostenitori affermano che la norma tutelerebbe la parità. Secondo la loro argomentazione, riferita da Keystone-SDA, il velo musulmano può rappresentare aspettative diseguali per le ragazze e risultare in contrasto con la parità di diritti e di opportunità. Descrivono inoltre il divieto come un modo per prevenire la discriminazione nelle scuole, benché la fonte non precisi come la legge proposta definirebbe la coercizione, l’abbigliamento religioso o l’applicazione della norma.

La formulazione della misura sembra più ampia di una politica volta unicamente a impedire pressioni sulle bambine. Si applicherebbe ai copricapi religiosi in generale e riguarderebbe insegnanti oltre che allieve. Ciò solleva questioni pratiche per le autorità scolastiche: come verrebbero identificati gli indumenti interessati, come reagirebbero i funzionari in caso di controversie con le famiglie e quali sanzioni sarebbero previste in caso di violazione?

Questi dettagli sono importanti in un sistema in cui i Cantoni hanno ampie responsabilità in materia d’istruzione. Zurigo cercherebbe di stabilire un proprio standard per le scuole pubbliche, introducendo una norma che potrebbe differire da quelle in vigore nel resto della Svizzera.

Le organizzazioni per i diritti possono contestare la misura in sede legale

La libertà religiosa e la parità di trattamento saranno probabilmente al centro della fase successiva della controversia. La restrizione proposta riguarderebbe in particolare le donne e le ragazze musulmane, anche se il testo si riferisce in termini più ampi ai copricapi religiosi. Un eventuale ricorso esaminerebbe con ogni probabilità se il Cantone abbia un interesse pubblico sufficiente per imporre la norma e se la misura sia proporzionata a tale obiettivo.

Le garanzie costituzionali svizzere della libertà di credo e di coscienza costituiscono il principale quadro giuridico di riferimento. La proposta potrebbe inoltre essere contestata sulla base della parità e della protezione dalla discriminazione. I tribunali dovrebbero valutare se vietare una pratica religiosa visibile nell’istruzione pubblica sia necessario, se misure meno restrittive possano affrontare le preoccupazioni riguardanti la coercizione o la neutralità in aula e se applicare la norma a insegnanti e allieve tenga adeguatamente conto delle diverse situazioni.

La fonte non indica l’esistenza di un ricorso pendente né di un parere giuridico formale sul testo zurighese. La legge deve ancora essere redatta e adottata, quindi la sua formulazione definitiva determinerà la portata di eventuali contestazioni. Le disposizioni sull’applicazione potrebbero rivelarsi importanti quanto il divieto stesso.

Il governo nazionale ha già assunto una posizione diversa. Swissinfo ha riferito che il 22 ottobre 2025 il Consiglio federale ha respinto un divieto nazionale del velo per le bambine nelle scuole. L’iniziativa zurighese apre dunque una nuova prova a livello cantonale su una questione che Berna ha scelto di non disciplinare a livello nazionale.

Ora si profilano la stesura della legge e le battaglie giudiziarie

Il risultato di 87 voti contro 82 conferisce a Zurigo il mandato di legiferare, ma non sancisce una politica definitiva. Il Cantone deve ora tradurre una mozione politicamente controversa in disposizioni di legge applicabili. Questo processo determinerà se il divieto riguarderà tutte le scuole e gli asili pubblici, come saranno definiti i copricapi religiosi e cosa accadrà se le famiglie o le insegnanti si rifiuteranno di conformarsi.

Il dibattito metterà inoltre alla prova il rapporto di Zurigo con le sue scuole. Insegnanti e direzioni scolastiche potrebbero trovarsi ad affrontare controversie sulla neutralità, l’autorità dei genitori e la partecipazione delle allieve all’istruzione. Una norma che impedisse a una bambina di frequentare le lezioni se non toglie il copricapo potrebbe sollevare questioni immediate sull’accesso alla scuola dell’obbligo. La fonte non precisa come i parlamentari intendano risolvere situazioni di questo tipo.

Per la politica svizzera, il voto aggiunge un fronte cantonale a un dibattito nazionale ancora aperto. Il rifiuto del Consiglio federale di introdurre un divieto nazionale nel 2025 non ha impedito ai parlamentari zurighesi di portare avanti un proprio approccio. Gli altri Cantoni seguiranno l’evoluzione del testo legislativo e le eventuali decisioni dei tribunali prima di decidere se seguirne l’esempio.

Le prossime tappe saranno quindi procedurali e giuridiche: elaborazione del testo, esame parlamentare, eventuali disposizioni esecutive e ricorsi fondati sulla libertà religiosa o sulla discriminazione. Fino al completamento di questi passaggi, il voto resta un importante segnale politico e non un divieto già in vigore nelle aule.