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Swiss Observer

Senatori statunitensi chiedono a UBS altre risposte sui conti legati ai nazisti

La Commissione giudiziaria del Senato statunitense chiede a UBS risposte più esaustive sulla gestione, da parte di Credit Suisse, dei conti legati ai nazisti. Le nuove richieste riportano sotto i riflettori internazionali la trasparenza, la responsabilità storica e le passività legali ereditate dalla banca.

AI4 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Senatori statunitensi chiedono a UBS altre risposte sui conti legati ai nazisti
AISWI swissinfo.ch

UBS deve rispondere a 62 nuove domande da Washington sulla gestione, da parte di Credit Suisse, dei conti legati alla Germania nazista, riaprendo uno dei capitoli più delicati della storia bancaria svizzera. In una lettera del 17 luglio, il senatore Charles Grassley, presidente repubblicano della Commissione giudiziaria del Senato statunitense, ha comunicato a UBS che le precedenti risposte della banca non avevano affrontato pienamente le preoccupazioni della Commissione. La lettera non era stata resa pubblica in precedenza.

UBS ha rifiutato di commentare la lettera di Grassley. Una persona al corrente dei piani della banca ha affermato che UBS sta preparando una risposta. Il nuovo scambio porta gli obblighi di trasparenza della banca direttamente sotto l’attenzione internazionale, mentre un’indagine indipendente si avvicina alla scadenza prevista per la fine del 2026.

La posta in gioco va oltre la controversia tra una commissione statunitense e un istituto di credito svizzero. Nel 2023 UBS ha acquisito Credit Suisse, dopo che la concorrente era arrivata vicina al collasso, assumendone le passività legali e i documenti storici ancora da chiarire. Per la Svizzera, il caso mette nuovamente alla prova il modo in cui gli istituti finanziari del Paese affrontano le prove relative ai beni sottratti a clienti ebrei e ai rapporti bancari proseguiti durante l’epoca nazista.

UBS eredita le passività di Credit Suisse

Completando l’acquisizione nel 2023, UBS ha ereditato le passività legali di Credit Suisse. Questa responsabilità comprende ora i documenti e le rivendicazioni derivanti dai rapporti storici della banca con clienti e istituzioni legati ai nazisti.

La commissione del Senato ha criticato UBS durante un’audizione a febbraio e chiede che venga condotta un’indagine completa. Grassley ha inoltre indicato di voler convocare un’altra audizione, senza però fissare una data. Il suo ufficio vuole che il materiale storico sia conservato in un archivio contenente i documenti di Credit Suisse relativi ai conti legati ai nazisti.

La banca ha cercato di chiudere alla fine di quest’anno l’indagine, in corso da sei anni, e di restringerne il campo. UBS ha anche contestato l’indipendenza di Neil Barofsky, l’ombudsman che supervisiona l’inchiesta, sostenendo che non abbia condotto il processo con sufficiente obiettività. Barofsky ha respinto con fermezza la posizione della banca. A maggio ha riferito alla commissione che UBS aveva rilasciato dichiarazioni fuorvianti e trattenuto documenti.

In una sentenza resa nota nell’aprile 2026, un giudice statunitense ha respinto separatamente il tentativo di UBS di limitare la propria responsabilità per conti legati ai nazisti identificati di recente. La decisione accresce la pressione legale mentre il Senato chiede una ricostruzione storica più completa.

L’accordo degli anni Novanta resta controverso

L’accordo degli anni Novanta ha previsto il versamento di 1,25 miliardi di dollari alle vittime dell’Olocausto, ma secondo gruppi ebraici e investigatori del Senato potrebbe non coprire tutte le questioni che stanno emergendo. UBS sostiene che l’accordo abbia risolto la potenziale esposizione derivante dalla gestione dei conti legati ai nazisti da parte delle banche. Descrive l’inchiesta attuale come un tentativo di completare la ricostruzione storica.

I gruppi che sostengono l’indagine hanno una visione diversa della sua portata giuridica e storica. Affermano che le nuove informazioni emerse potrebbero riguardare condotte non contemplate dall’accordo precedente. I documenti esaminati comprendono prove del fatto che Credit Suisse gestiva conti per nazisti e organizzazioni a loro legate, nonché legami con le cosiddette «Rat Lines», le vie di fuga utilizzate da nazisti latitanti diretti in Argentina dopo la Seconda guerra mondiale.

La controversia verte quindi sulla portata del vecchio accordo e sull’importanza del materiale scoperto decenni dopo. Il pagamento effettuato negli anni Novanta ha stabilito un importante precedente in materia di restituzione, ma non ha posto fine alla ricerca di documenti. La richiesta della commissione del Senato di creare un archivio permanente indica che i parlamentari vogliono garantire a futuri ricercatori e alle famiglie coinvolte l’accesso a una documentazione più completa sul modo in cui gli istituti bancari svizzeri hanno gestito questi conti.

L’ombudsman chiede accesso ai documenti

Neil Barofsky afferma che l’indagine ha portato alla luce trasferimenti mai segnalati in precedenza, riguardanti i beni di clienti ebrei. In una lettera inviata a maggio alla commissione del Senato, l’ombudsman ha accusato UBS di aver rilasciato «dichiarazioni false e fuorvianti» su casi in cui Credit Suisse avrebbe trasferito beni di clienti ebrei su conti detenuti da banche affiliate ai nazisti.

Barofsky ha inoltre accusato la banca di aver trattenuto documenti dall’indagine. Le sue accuse hanno acuito il conflitto sull’accesso agli archivi e sui tempi per concludere l’inchiesta. UBS ha respinto pubblicamente la sua ricostruzione, affermando che quella dell’ombudsman manca di obiettività. La banca ha rifiutato la sua richiesta di più tempo e ha insistito affinché concluda il rapporto entro la fine del 2026.

Le accuse restano affermazioni formulate nell’ambito di un’indagine in corso. La loro importanza dipende dai documenti che potrebbero confermarle o smentirle, tra cui la documentazione dei conti, le istruzioni di trasferimento e la corrispondenza interna. In passato, storici svizzeri hanno avvertito che gli archivi bancari potrebbero ancora contenere prove non chiarite sulla condotta della Svizzera durante la Seconda guerra mondiale. Il sostegno del Senato porta la controversia sugli archivi davanti a un pubblico internazionale di grande rilievo e aumenta la pressione su UBS affinché spieghi quali documenti esistono, chi li ha esaminati e perché alcuni materiali non sono ancora disponibili.

La Svizzera attende la prossima mossa di UBS

La prossima prova arriverà con la risposta scritta di UBS, una possibile audizione al Senato e il rapporto dell’ombudsman, atteso entro la fine del 2026. La commissione di Grassley vuole che la banca risponda a tutte le 62 domande e collabori pienamente con le richieste dell’ombudsman. L’archivio storico proposto dal senatore potrebbe influire sul modo in cui ricercatori, tribunali e famiglie valutano la condotta di Credit Suisse durante e dopo la guerra.

Per UBS, la vicenda comporta conseguenze legali, reputazionali e di governance. La banca afferma che l’accordo degli anni Novanta affronta la sua potenziale esposizione e ha contestato i metodi dell’indagine attuale. La commissione del Senato e i gruppi ebraici sostengono invece che l’inchiesta stia portando alla luce informazioni che potrebbero non rientrare nell’accordo. Un tribunale statunitense ha già respinto il tentativo di UBS di limitare la responsabilità per nuove scoperte, lasciando aperta la questione giuridica.

Il settore bancario svizzero ha trascorso decenni a difendere il proprio operato, riconoscendo al contempo che gli archivi e i processi di restituzione devono evolvere man mano che emergono nuove prove. Le pressioni attuali metteranno alla prova la capacità di UBS di fornire un resoconto completo del passato di Credit Suisse e di gestire le passività ereditate. La risposta mostrerà anche quanto seriamente la banca consideri la trasparenza storica, quando i documenti restano rilevanti per le rivendicazioni legali odierne.