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Swiss Observer

Il Consiglio degli Stati rinvia la decisione su regole patrimoniali più severe per UBS

Il Consiglio degli Stati ha rinviato la decisione sui requisiti patrimoniali più severi per le filiali estere di UBS. La controversia contrappone le preoccupazioni del Governo in materia di stabilità finanziaria all’avvertimento di UBS, secondo cui potrebbe aver bisogno di circa 18 miliardi di franchi supplementari di capitale primario.

AI18 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Il Consiglio degli Stati rinvia la decisione su regole patrimoniali più severe per UBS
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Giovedì la seduta del Consiglio degli Stati si è conclusa senza una votazione sulle regole patrimoniali che, nella pratica, riguarderebbero soprattutto UBS. I parlamentari hanno dedicato la seduta al futuro delle garanzie svizzere per le banche di rilevanza sistemica con consistenti partecipazioni all’estero. Il tempo a disposizione è scaduto prima che la Camera potesse decidere sulle mozioni di minoranza e il dibattito riprenderà la settimana prossima.

Il rinvio lascia la principale banca svizzera nell’incertezza riguardo all’entità e alla forma di eventuali nuovi requisiti patrimoniali. Il Consiglio federale vuole che le filiali estere siano coperte al 100% da capitale di qualità primaria di classe 1, o CET1, la forma di capitale bancario maggiormente in grado di assorbire le perdite. UBS ha respinto questo approccio e afferma che potrebbe dover raccogliere circa 22 miliardi di dollari, pari a 18 miliardi di franchi, di capitale primario supplementare.

La controversia ha un’importanza diretta per il sistema finanziario svizzero. Secondo il servizio di Keystone-SDA, UBS è l’unica grande banca a cui la legge si applicherebbe attualmente nella pratica. La posizione che il Consiglio degli Stati adotterà alla fine influenzerà la fase successiva dell’iter parlamentare e determinerà come il Paese aggiornerà il quadro normativo «too big to fail» dopo il crollo di Credit Suisse e la sua acquisizione da parte di UBS. La seduta di giovedì non ha portato a una decisione definitiva.

Il Consiglio federale chiede una copertura integrale in CET1

Il piano del Consiglio federale imporrebbe a UBS di coprire ogni franco delle esposizioni estere interessate con capitale della qualità più elevata. Il CET1 è composto principalmente da azioni ordinarie e utili non distribuiti e fornisce alle banche un cuscinetto in grado di assorbire le perdite, consentendo nel contempo all’istituto di continuare a operare. La proposta imporrebbe un requisito di copertura del 100% in CET1 per le filiali estere contemplate dalla legge.

UBS sostiene che il requisito comporterebbe un costo finanziario considerevole. La sua stima di 18 miliardi di franchi di capitale primario supplementare riflette la valutazione della banca su quanto richiederebbe l’approccio del Consiglio federale. La fonte non precisa come UBS coprirebbe tale importo, se attraverso utili non distribuiti, un aumento di capitale, modifiche al bilancio o una combinazione di misure.

La questione va oltre le sole decisioni di finanziamento della banca. Un capitale maggiore può rafforzare la resilienza e ridurre il rischio che le perdite in un’unità internazionale mettano in pericolo l’intero gruppo. Può inoltre influire sul modo in cui una banca distribuisce i fondi tra mercati e attività. Il Consiglio degli Stati valuta questi effetti insieme alle preoccupazioni del Consiglio federale per la stabilità finanziaria. UBS si è opposta con fermezza alla proposta del Governo e respinge anche l’alternativa sostenuta dalla maggioranza della commissione.

La commissione propone un’alternativa con il 50% in CET1

La maggioranza della commissione del Consiglio degli Stati ha proposto una formula in due parti, che porterebbe il capitale proprio di qualità primaria al 50% e consentirebbe di coprire il resto con obbligazioni AT1. Secondo la proposta della Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati, il 50% delle partecipazioni estere di UBS dovrebbe essere coperto da CET1. Il restante 50% potrebbe essere coperto da obbligazioni aggiuntive di classe 1, note come strumenti AT1.

La proposta inasprirebbe il quadro attuale senza arrivare al requisito integrale chiesto dal Consiglio federale. La regola vigente citata nel dibattito combina il 45% di capitale CET1 con il 17% di obbligazioni AT1. La proposta della commissione aumenterebbe quindi la quota CET1 dal 45% al 50%, modificando nel contempo il trattamento della parte restante.

Anche questo modello è respinto da UBS. Il servizio non indica la stima della banca relativa al costo patrimoniale del piano della commissione, perciò non è possibile precisarne l’impatto finanziario. L’approccio della commissione è tuttavia diventato la principale alternativa parlamentare alla proposta del Consiglio federale. Mira a rafforzare il regime «too big to fail» aumentando la componente di capitale proprio di qualità primaria, mantenendo al contempo un ruolo per le obbligazioni AT1 nella struttura patrimoniale.

La minoranza del Consiglio degli Stati chiede una regola del 90%

Una consistente minoranza del Consiglio degli Stati sostiene un requisito del 90% in CET1, mantenendo aperta la strada all’approccio più severo del Consiglio federale. La posizione di minoranza imporrebbe di coprire le partecipazioni estere con il 90% di capitale primario, poco meno del 100% proposto dal Consiglio federale. Secondo Keystone-SDA, durante il dibattito i rappresentanti dei partiti di sinistra hanno sostenuto l’approccio del Governo.

La divisione dimostra che il Consiglio degli Stati non ha ancora raggiunto un accordo su come interpretare le lezioni della crisi bancaria svizzera. Una parte dà la priorità a un ampio cuscinetto, immediatamente in grado di assorbire le perdite, a tutela delle attività internazionali della principale banca del Paese. La maggioranza della commissione punta a un aumento più limitato del CET1 e a mantenere l’impiego di strumenti AT1. UBS si oppone a entrambe le proposte descritte nel servizio.

La prossima seduta del Consiglio degli Stati stabilirà se i parlamentari riusciranno a passare da posizioni contrapposte a una decisione formale. L’esito sarà importante per la pianificazione patrimoniale di UBS e per il tentativo del Governo di rivedere le regole che disciplinano le banche di rilevanza sistemica. Chiarirà inoltre quanto margine il Parlamento intenda lasciare tra il quadro normativo attuale e un requisito che porrebbe quasi tutte le partecipazioni estere a copertura del capitale CET1. Fino alla conclusione del dibattito, le regole attuali restano in vigore.