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Swiss Observer

Migliaia di persone protestano contro l’inazione climatica a Ginevra e Losanna

Migliaia di persone hanno sfilato a Ginevra e Losanna per chiedere misure più incisive contro il cambiamento climatico, dopo un’estate eccezionalmente calda in Svizzera, criticando la politica ambientale del governo.

AI21 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Migliaia di persone protestano contro l’inazione climatica a Ginevra e Losanna
AIThe Local Switzerland

Secondo le stime della polizia, a Losanna si sono radunate fino a 12’000 persone, mentre nelle città della Svizzera francese i manifestanti chiedevano una risposta più incisiva al riscaldamento globale. Le marce del 20 settembre si sono svolte dopo un’estate che, secondo Swissinfo.ch, è stata la più calda e secca da quando sono iniziate le misurazioni nazionali, nel 1864.

La protesta di Losanna è iniziata con circa 6’000 persone, secondo Keystone-ATS, prima di raggiungere il suo picco. Gli organizzatori hanno contato almeno 8’000 partecipanti. A Ginevra gli organizzatori hanno riferito di 7’000 manifestanti, mentre la polizia ne ha contati 3’000 al traguardo in Place des Nations.

La coalizione che ha promosso le manifestazioni riunisce oltre 100 organizzazioni e partiti politici. Lo slogan «No alle estati a 50 gradi!» collegava l’esperienza immediata di caldo, siccità e penuria d’acqua agli avvertimenti sulle condizioni climatiche future.

Tra i cartelli portati nelle due città figuravano «Non c’è un pianeta B», «Il treno è il mezzo di trasporto del futuro» e «Siamo cotti!». Alle marce hanno partecipato famiglie, persone anziane, studenti e attivisti sindacali. La partecipazione ha offerto ai promotori una piattaforma visibile per contestare il bilancio ambientale del Consiglio federale, dopo un’estate che ha reso tangibili i rischi climatici nella vita quotidiana in tutta la Svizzera.

Nel mirino dei manifestanti la politica federale

A Losanna e Ginevra le stime dei partecipanti erano diverse, ma il messaggio era lo stesso: i manifestanti vogliono accelerare l’adattamento climatico e la riduzione delle emissioni. Le cifre riflettono la consueta differenza tra le stime degli organizzatori e i conteggi della polizia: a Losanna la stima della polizia è arrivata a 12’000, mentre a Ginevra la polizia ha contato 3’000 persone al traguardo.

Le marce hanno messo in luce anche i bersagli politici del movimento. Il ministro dell’ambiente Albert Rösti è stato fischiato durante gli interventi a Losanna. Tra i cartelli a lui rivolti si leggevano «Rösti, per te è finita» e «Rösti nei nostri piatti, non in Consiglio federale».

A Ginevra, Julia Steinberger, professoressa all’Università di Losanna e coautrice di un rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC), ha criticato quelli che ha definito oltre tre decenni persi a causa dell’ostruzionismo climatico delle lobby dei combustibili fossili. In Place des Nations, la presidente dei Verdi svizzeri Lisa Mazzone ha accusato i politici di destra di negare e poi rifiutarsi di riconoscere l’emergenza climatica.

Le manifestazioni hanno quindi avanzato richieste sia nazionali sia locali. I partecipanti hanno chiesto protezione dalle ondate di caldo, dalla siccità e dalla scarsità d’acqua, insieme a misure per ridurre le emissioni di diossido di carbonio. Il percorso attraverso due grandi città ha trasformato la critica alla politica in una manifestazione pubblica di pressione.

La siccità mette al centro l’adattamento

L’acqua è diventata una delle preoccupazioni più immediate dei manifestanti. Vincent Fontannaz, attore di 47 anni, ha partecipato alla protesta di Losanna travestito da enorme goccia d’acqua. Ha dichiarato che la penuria riguarda molto più delle attività ricreative, sottolineando le conseguenze per l’agricoltura e la capacità del Paese di provvedere al proprio sostentamento.

Le condizioni estive hanno avuto conseguenze concrete. The Local ha riferito che le ondate di caldo hanno costretto alla chiusura di una centrale nucleare e contribuito a far registrare nel lago di Zurigo livelli dell’acqua ai minimi storici. Il basso livello dell’acqua e le temperature elevate possono mettere sotto pressione l’agricoltura, la produzione energetica e gli ecosistemi, questioni per le quali, secondo i promotori, occorre prepararsi e ridurre le emissioni.

Laurent Guidetti, architetto di 55 anni, indossava una maschera antigas realizzata con bottiglie di plastica. Ha spiegato che il suo appartamento ben isolato rimaneva fresco di notte, offrendogli una protezione di cui molte persone non dispongono. Questa esperienza lo ha portato a concentrarsi sugli abitanti di case meno efficienti, più esposti durante i periodi di caldo prolungato.

La sua preoccupazione rispecchia un dibattito sempre più acceso in Svizzera sull’adattamento. Secondo Swissinfo.ch, le città hanno iniziato a rafforzare le misure contro le ondate di caldo, ma il Paese non dispone ancora di una strategia nazionale. I manifestanti hanno sostenuto che la protezione dal caldo, la gestione delle risorse idriche e gli standard edilizi devono ormai rientrare a pieno titolo nella politica pubblica.

La sentenza della Corte intensifica la pressione

Il bilancio climatico della Svizzera è ora sotto esame anche oltre i suoi confini. Nel 2024, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la Svizzera non aveva fatto abbastanza per combattere il cambiamento climatico. Secondo The Local, è stata la prima volta che una corte internazionale si è pronunciata contro un Paese su questa questione.

La sentenza è diventata parte del contesto politico delle ultime manifestazioni. Guillaume Matthey, attivista sindacale di 31 anni che ha sfilato a Losanna, ha detto di voler vedere la mobilitazione trasformarsi in un nuovo ciclo di pressione pubblica costante sui leader politici e finanziari. Le sue parole hanno richiamato il ruolo di banche, investitori e industria, oltre a quello dell’amministrazione federale.

Altri manifestanti hanno inquadrato il dibattito attraverso la spesa pubblica. Yves Froidevaux, un partecipante sulla sessantina, ha affermato che le autorità devono agire e si è chiesto come possa la Svizzera finanziare armi senza affrontare i rischi climatici. Le sue parole rispecchiavano la frustrazione più ampia emersa durante la marcia, dove la politica ambientale è stata discussa insieme alle priorità nazionali e alla protezione sociale.

La sentenza della Corte europea non prescrive un unico pacchetto di misure. Offre tuttavia ai promotori un riferimento giuridico mentre chiedono a Berna di rafforzare l’azione per il clima. Le marce hanno dato visibilità pubblica a questa pressione in due delle maggiori città della Svizzera francese.

Gli organizzatori preparano una campagna più ampia

La campagna di protesta proseguirà in tutta la Svizzera fino al 2 ottobre. Gli organizzatori affermano che le marce di Ginevra e Losanna segnano l’inizio di un movimento più ampio, volto a mantenere il cambiamento climatico in cima all’agenda politica e a proteggere la popolazione durante le future ondate di caldo.

La prossima fase metterà alla prova la capacità della coalizione di mantenere i livelli di partecipazione registrati nelle due città. Oltre 100 organizzazioni e partiti politici hanno sostenuto l’azione di sabato, riunendo gruppi ambientalisti, attivisti politici, sindacati e persone preoccupate per l’acqua, l’abitazione e l’agricoltura.

I promotori hanno avvertito che, senza un cambio di rotta, le estati svizzere potrebbero raggiungere i 50 °C entro il 2050. Questa proiezione, citata da Swissinfo.ch, è diventata l’avvertimento più riconoscibile del movimento, anche se le richieste politiche immediate sono più concrete: una migliore pianificazione in vista delle ondate di caldo, maggiori riduzioni delle emissioni, protezione delle persone vulnerabili e investimenti nella resilienza climatica.

Per la popolazione, l’estate ha fornito una lunga serie di segnali tangibili, dalla scarsità d’acqua alle sollecitazioni sulle infrastrutture energetiche. Per il Consiglio federale, le manifestazioni aggiungono la pressione della piazza a un dibattito già segnato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Le prossime marce nei paesi e nelle città svizzere mostreranno se la mobilitazione di sabato darà vita a una campagna nazionale duratura o resterà concentrata nella Svizzera francese.