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Swiss Observer

Le disuguaglianze patrimoniali in Svizzera potrebbero essere più difficili da misurare di quanto indichino i dati ufficiali

Una nuova analisi suggerisce che i dati fiscali ufficiali svizzeri potrebbero sottostimare le disuguaglianze patrimoniali, perché non includono una parte considerevole degli averi delle economie domestiche. I risultati mettono in discussione le conclusioni precedenti sull’equa distribuzione della ricchezza in Svizzera e rivelano lacune nella misurazione dei patrimoni privati.

AI23 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Le disuguaglianze patrimoniali in Svizzera potrebbero essere più difficili da misurare di quanto indichino i dati ufficiali
AILe News

Circa la metà della ricchezza privata svizzera non figura nelle statistiche fiscali federali. Questa constatazione cambia i termini di un dibattito di lunga data: il divario patrimoniale già considerevole nel Paese si è ampliato? Una nuova analisi del CES ifo relativa al periodo dal 2003 al 2022 sostiene che le stime basate sui dati fiscali abbiano sovrastimato l’aumento delle disuguaglianze, poiché non considerano importanti averi delle economie domestiche.

La Svizzera dispone di dati sulla ricchezza insolitamente dettagliati, perché preleva un’imposta annuale sulla sostanza delle persone fisiche. Questo apparente vantaggio presenta però limiti importanti. Gli averi previdenziali sono in genere esenti, mentre gli immobili sono registrati al valore fiscale, che può essere molto inferiore al prezzo di mercato. Lo scarto diventa particolarmente significativo quando i prezzi degli immobili aumentano più rapidamente delle stime ufficiali.

Una volta considerate queste omissioni, il quadro della distribuzione cambia. La ricchezza resta fortemente concentrata: la persona media nell’1% più ricco possiede circa 500 volte la ricchezza della persona media nella metà meno abbiente della popolazione. Lo studio non descrive una Svizzera egualitaria. Giunge a una conclusione più circoscritta: nel periodo esaminato, le disparità patrimoniali nel Paese non sembrano essere aumentate in misura marcata.

La distinzione è importante per la politica fiscale, la ricerca economica e il dibattito pubblico. Una misura può essere precisa rispetto agli averi che registra e al tempo stesso tralasciare gran parte della ricchezza che determina la sicurezza delle economie domestiche.

Considerare le pensioni che non figurano nelle dichiarazioni fiscali

La previdenza professionale rappresenta circa un quarto o un terzo della ricchezza personale. I dati fiscali svizzeri lasciano in gran parte fuori questi averi dalla distribuzione della ricchezza, anche se il secondo pilastro è un elemento centrale delle finanze delle economie domestiche e della pianificazione del pensionamento.

I ricercatori ricostruiscono la ricchezza previdenziale utilizzando statistiche sulla previdenza, rendite osservate, età, redditi da lavoro e regole legali sui contributi. Questo metodo include nel calcolo un’ampia massa di averi delle economie domestiche accantonati per il futuro. Cambia inoltre il modo in cui la ricchezza viene attribuita alle diverse fasce d’età e di reddito, poiché i saldi previdenziali si accumulano durante la vita lavorativa e non sono distribuiti come azioni, partecipazioni aziendali o depositi bancari.

L’omissione ha conseguenze più ampie di una semplice voce mancante nella dichiarazione d’imposta. Le economie domestiche con consistenti averi nella previdenza professionale possono apparire meno facoltose di quanto siano. Di conseguenza, i confronti tra affittuari e proprietari, lavoratori più giovani e pensionati, oppure famiglie con redditi medi e persone con redditi elevati possono risultare distorti quando gli analisti si basano soltanto sulla sostanza imponibile.

La correzione non cancella il divario tra ricchi e poveri. Offre ai responsabili politici un quadro più completo di ciò che possiedono le economie domestiche svizzere, includendo averi protetti per legge dall’imposta annuale sulla sostanza, ma che incidono comunque sul tenore di vita, sul reddito da pensione e sulla capacità di resistere agli shock economici.

Rivalutare gli immobili che sfuggono alle statistiche

L’alloggio è la correzione decisiva per interpretare l’andamento delle disuguaglianze. Le autorità fiscali svizzere valutano comunemente gli immobili al valore fiscale, che può rimanere molto al di sotto dei prezzi di mercato ed è aggiornato a intervalli irregolari. Durante un lungo periodo di aumento dei prezzi delle abitazioni, questo ritardo ha fatto apparire sulla carta le economie domestiche con una ricchezza media più povere di quanto fossero sul mercato immobiliare.

L’effetto non è uniforme. È più probabile che le economie domestiche con una ricchezza media detengano una quota consistente dei propri averi nella casa in cui abitano. Quelle più facoltose tendono ad avere più averi finanziari e partecipazioni aziendali, che vengono misurati in modo più diretto o reagiscono diversamente ai cambiamenti del mercato. Se il valore delle abitazioni aumenta mentre le stime fiscali restano ferme, la quota di ricchezza detenuta dalle famiglie più ricche cresce meccanicamente nelle statistiche.

Questo andamento può dare l’impressione che le disuguaglianze si siano ampliate, senza che la distribuzione sottostante sia cambiata in misura paragonabile. L’adeguamento dello studio ai valori di mercato incide quindi sulla direzione del quadro, non soltanto sulla sua entità.

La questione è particolarmente rilevante in un Paese dove la proprietà dell’abitazione, gli affitti e i mercati immobiliari regionali presentano forti differenze. L’analisi disponibile non propone una graduatoria cantonale delle correzioni. Mostra però perché le statistiche nazionali sulla ricchezza debbano basarsi su valutazioni che riflettano il prezzo effettivamente ottenibile sul mercato, invece di affidarsi a parametri fiscali obsoleti.

Seguire la ricchezza che cresce oltre i redditi da lavoro

Dal 2003 al 2022 la ricchezza reale svizzera è cresciuta di circa il 3,75% all’anno. Secondo lo studio, l’aumento è stato relativamente diffuso tra le diverse fasce della distribuzione, anche se la Svizzera è rimasta una delle società più ricche e diseguali al mondo.

Anche l’importanza della ricchezza privata rispetto al reddito è aumentata. Il rapporto tra ricchezza privata e reddito è passato da 5,6 a 8,5 nello stesso periodo. Ciò significa che, rispetto all’inizio del periodo esaminato, le economie domestiche possedevano molta più ricchezza per ogni unità di reddito annuale. Questo cambiamento solleva questioni concrete riguardo all’accessibilità degli alloggi, alle eredità, alla sicurezza finanziaria durante la pensione e alla base imponibile.

I confronti internazionali offrono un ulteriore termine di riferimento. I ricercatori collocano la concentrazione della ricchezza in Svizzera al di sopra di quella francese e al di sotto di quella statunitense. Questi confronti dipendono dalle definizioni nazionali, dai metodi di valutazione e dalla qualità dei dati, perciò vanno considerati parametri generali e non classifiche precise.

L’analisi richiama inoltre l’attenzione sul sistema statistico frammentato della Svizzera. I dati dettagliati provengono da Berna; i ricercatori li ripesano poi per adeguarli alla distribuzione nazionale del reddito imponibile, della sostanza imponibile, dell’età e del sesso. Questo metodo migliora la copertura nazionale, benché gli autori riconoscano che la distribuzione congiunta ipotizzata di reddito e ricchezza non può essere verificata direttamente.

Basarsi su dati migliori per il prossimo dibattito fiscale

La conclusione dello studio riguarda la misurazione, non la fine delle disuguaglianze. In Svizzera il divario patrimoniale resta profondo. La persona media nell’1% più ricco possiede circa 500 volte la ricchezza della persona media nella metà meno abbiente della popolazione. Il divario resta importante, che si sia ampliato o meno tra il 2003 e il 2022.

I risultati mettono in discussione il modo in cui le istituzioni pubbliche descrivono i cambiamenti nella distribuzione della ricchezza. I dati fiscali restano preziosi, ma non possono rappresentare la ricchezza economica totale se gli averi previdenziali sono esclusi e i valori immobiliari restano indietro rispetto al mercato. Le valutazioni future dovranno combinare i dati fiscali con quelli previdenziali, le stime immobiliari e altre fonti, rendendo esplicite le ipotesi adottate.

Per le economie domestiche, il quadro rivisto potrebbe risultare familiare. Una famiglia con un’abitazione di valore e un consistente avere nella previdenza professionale può apparire moderatamente facoltosa nei dati della sostanza imponibile, pur possedendo averi considerevoli. Un affittuario con risparmi previdenziali limitati può avere una situazione patrimoniale molto diversa, anche con un reddito simile. Misurazioni migliori dovrebbero rendere più facile valutare queste differenze.

Il prossimo dibattito in Svizzera riguarderà il modo di valutare, tassare e ridistribuire la ricchezza sulla base di dati più completi. L’analisi del CES ifo fornisce un punto di partenza più solido: le disuguaglianze restano elevate, la ricchezza reale è aumentata e l’apparente crescita della concentrazione in gran parte scompare quando si considerano gli averi mancanti.