votazione svizzera
Gli elettori svizzeri si preparano a decidere su neutralità e sicurezza alimentare
Il 27 settembre le elettrici e gli elettori svizzeri decideranno se modificare la politica nazionale in materia di neutralità e sicurezza alimentare. Secondo i sondaggi più recenti, entrambe le iniziative incontrano una forte opposizione, ma il voto metterà alla prova l’opinione pubblica sul ruolo internazionale della Svizzera e sulla resilienza del suo approvvigionamento alimentare.

Domenica 27 settembre le elettrici e gli elettori svizzeri decideranno su due iniziative nazionali, entrambe nettamente in svantaggio nell’ultimo sondaggio pubblicato. Le votazioni metteranno alla prova l’atteggiamento nei confronti del ruolo della Svizzera in un contesto internazionale più instabile e della capacità del Paese di produrre alimenti sani sul territorio nazionale.
Il secondo sondaggio di gfs.bern per la Società svizzera di radiotelevisione ha rilevato che il 63% è contrario all’iniziativa sulla neutralità, contro il 34% di favorevoli. L’iniziativa sulla sicurezza alimentare registra risultati analoghi, con il 64% di contrari e il 33% di favorevoli. Entrambe le proposte hanno perso terreno rispetto al primo sondaggio, svolto all’inizio di agosto.
Le votazioni rivestono un’importanza che va oltre il probabile esito. Il sistema svizzero di democrazia diretta conferisce ai cittadini l’ultima parola sulle modifiche costituzionali, mentre le campagne spesso mettono in luce differenze tra regioni linguistiche, partiti politici, fasce d’età e comunità urbane e rurali.
L’iniziativa sulla neutralità, lanciata da Pro Suisse, mira a iscrivere nella Costituzione il principio della neutralità permanente e armata. L’iniziativa sulla sicurezza alimentare promuoverebbe una produzione più vegetale per rafforzare l’autosufficienza del Paese. Ora gli elettori devono decidere se una delle due proposte debba diventare politica nazionale.
La campagna sulla neutralità mette alla prova la politica estera
L’iniziativa sulla neutralità iscriverebbe direttamente nella Costituzione svizzera una neutralità «permanente e armata». Pro Suisse ha lanciato la proposta per rafforzare un principio che da lungo tempo plasma l’identità e la politica estera del Paese.
La proposta gode del sostegno più forte tra le elettrici e gli elettori dell’Unione democratica di centro, UDC/SVP. Nel secondo sondaggio, circa il 77% dei sostenitori dell’UDC/SVP intendeva votare sì, anche se la quota è scesa di nove punti percentuali rispetto al primo rilevamento. L’UDC/SVP era l’unica tra le principali forze politiche a sostenere l’iniziativa.
Gli elettori vicini agli altri principali partiti hanno in larga misura seguito la posizione delle rispettive organizzazioni, contrarie alla proposta. Tra i Verdi liberali, il 96% intendeva respingere l’iniziativa. Secondo il sondaggio, più di tre quarti dei sostenitori di Verdi, socialisti, liberali e Centro prevedevano inoltre di votare no.
Gli elettori senza affiliazione partitica hanno cambiato nettamente orientamento durante la campagna. Un mese prima la maggioranza era favorevole all’iniziativa, mentre ora il 59% è contrario. Gfs.bern ha dichiarato che un’inversione di tendenza richiederebbe sia una mobilitazione insolitamente forte tra gli elettori dell’UDC/SVP sia un cambiamento sostanziale negli altri gruppi, ma non vi sono molti segnali né dell’una né dell’altro.
Le regioni linguistiche influenzano il voto sulla neutralità
Il voto sulla neutralità evidenzia una chiara differenza d’intensità tra le regioni linguistiche, anche se in tutte le principali regioni prevale l’opposizione. Nella Svizzera tedesca, il 64% degli intervistati prevedeva di votare no, sette punti in più rispetto al primo sondaggio. Nella Svizzera francese i contrari erano il 63%, con un aumento di 14 punti.
La Svizzera italiana resta la regione in cui la contesa è più serrata. I favorevoli sono il 48%, mentre il 47% è contrario. La divisione equilibrata contrasta con i margini più ampi rilevati a nord e a ovest del San Gottardo.
L’opposizione attraversa anche le diverse categorie sociali. Il sondaggio ha rilevato maggioranze contrarie all’iniziativa tra elettori di età, reddito, livello di formazione e aree di residenza differenti. Anche tra le persone con un livello di formazione più basso, in precedenza più propense a sostenerla, il 54% intendeva respingerla.
Questi dati indicano una battuta d’arresto generale della campagna, non una reazione circoscritta a una singola regione o categoria demografica. L’iniziativa non ha ottenuto una maggioranza al di fuori della sua principale base partitica e anche il sostegno di quest’ultima si è indebolito. Il risultato finale mostrerà se una mobilitazione dell’ultimo minuto potrà ridurre il divario, in particolare nei Cantoni in cui la neutralità resta strettamente legata all’identità nazionale.
L’iniziativa sulla sicurezza alimentare perde consensi in tutto il Paese
L’iniziativa sulla sicurezza alimentare ha perso consensi in tutto il Paese, nonostante la diffusa simpatia per un’alimentazione più sana e una maggiore produzione nazionale. La proposta promuoverebbe la produzione di alimenti di origine vegetale per aumentare il grado di autosufficienza alimentare della Svizzera. Il Parlamento l’ha respinta all’unanimità, mentre i partiti di sinistra e i Verdi liberali hanno sostenuto un controprogetto che non è stato approvato.
I Verdi restano il principale bacino di sostegno dell’iniziativa: oltre tre quarti dei loro elettori intendono votare sì. Tra gli elettori socialisti, invece, il sostegno è sceso di 15 punti percentuali, attestandosi sotto il 50%. Anche gli elettori dei Verdi liberali sono passati al campo dei contrari: il 52% respinge ora la proposta.
Il cambiamento di orientamento ha attraversato le regioni linguistiche. Rispetto al primo sondaggio, il sostegno è diminuito di 19 punti nella Svizzera francese e di 16 punti nella Svizzera italiana. La Svizzera tedesca registra la quota più alta di contrari, pari al 66%.
Le difficoltà della campagna sembrano legate al meccanismo previsto dalla proposta, più che ai suoi obiettivi dichiarati. Esaminando le conseguenze dell’iniziativa sulla produzione e sulle scelte alimentari, molti elettori sono diventati meno propensi a sostenere la proposta costituzionale. Le zone rurali erano contrarie sin dall’inizio, mentre città e agglomerati si sono orientati contro l’iniziativa nel corso della campagna.
La mobilitazione finale determinerà il risultato
Con l’avvicinarsi del voto del 27 settembre, giovani e donne si sono nettamente schierati contro l’iniziativa sulla sicurezza alimentare. Tra gli elettori dai 18 ai 39 anni, il 58% intende ora respingere la proposta, con un aumento di 18 punti rispetto al primo sondaggio. Tra le donne i contrari hanno raggiunto il 59%.
L’iniziativa non dispone quindi di un chiaro percorso verso la vittoria in nessuna categoria demografica. Gli elettori delle zone rurali erano già contrari, mentre durante la campagna si sono aggiunti quelli delle aree urbane e degli agglomerati. Anche gli elettori senza affiliazione partitica hanno cambiato orientamento: l’opposizione è salita di 13 punti, raggiungendo il 60%.
Per la Svizzera, il risultato chiarirà come gli elettori considerano le disposizioni costituzionali in materia di produzione alimentare. Una bocciatura lascerebbe al Consiglio federale e al Parlamento il compito di affrontare la resilienza alimentare tramite leggi, politica agricola e misure di mercato, anziché attraverso il testo costituzionale proposto.
Il voto sulla neutralità ha una diversa valenza istituzionale. Una bocciatura manterrebbe l’attuale quadro costituzionale, lasciando alle istituzioni elette le decisioni sul posizionamento internazionale della Svizzera. Un’approvazione introdurrebbe una definizione costituzionale più esplicita della neutralità e del non allineamento armato.
I sondaggi sono una fotografia del momento, non il risultato. Saranno le schede e la partecipazione al voto a determinare l’esito di domenica. La Svizzera italiana offre la contesa più serrata sulla neutralità, mentre la mobilitazione finale dei sostenitori dell’UDC/SVP potrebbe rivelarsi decisiva per le residue possibilità dell’iniziativa.