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Swiss Observer

Le località sciistiche svizzere registrano prenotazioni anticipate record nonostante l'inizio mite

Le principali destinazioni sciistiche svizzere annunciano prenotazioni anticipate senza precedenti per la stagione invernale 2024/25, con un aumento del 30% nonostante la neve sia arrivata in ritardo.

Le località sciistiche svizzere registrano prenotazioni anticipate record nonostante l'inizio mite
AISWI swissinfo.ch

Il turismo invernale in Svizzera sfida le leggi della meteorologia. Nonostante un inizio di stagione mite e le nevicate tardive su tutto l'arco alpino, le principali destinazioni sciistiche registrano un impressionante aumento del 30% delle prenotazioni anticipate per la stagione 2024/25. Questa impennata, contro ogni aspettativa, dimostra che il fascino delle Alpi svizzere va oltre la neve stessa. I turisti prenotano le vacanze con un anticipo e una determinazione senza precedenti, ignorando le valli verdi per puntare sul lusso d'alta quota e sull'affidabilità della neve artificiale.

Le preoccupazioni legate alle condizioni climatiche non hanno frenato il motore economico del turismo svizzero. Mentre le piste fanno i conti con temperature insolitamente elevate, i sistemi di prenotazione sono in piena attività. Questa discrepanza tra la realtà climatica e il comportamento dei consumatori indica un cambiamento significativo: i visitatori fanno affidamento sulle infrastrutture e sull'«esperienza svizzera», indipendentemente dalla quantità di neve fresca. Il settore si trova di fronte a un paradosso dorato: un interesse finanziario da record per un prodotto che si riduce sul piano fisico.

Americani e asiatici alimentano la corsa alle Alpi

Il motore di questa frenesia di prenotazioni è senza dubbio internazionale. Gli Stati Uniti guidano un'invasione transatlantica: la scorsa estate i pernottamenti degli ospiti statunitensi sono aumentati del 13,5%, raggiungendo quota 3 milioni, il risultato migliore dal 1985. Questa tendenza è proseguita a pieno ritmo anche nella stagione invernale. Il dollaro forte e il rinnovato interesse per il lusso europeo spingono la domanda statunitense a livelli storici, proteggendo di fatto le località svizzere dalla stagnazione economica europea.

Nel frattempo, il mercato asiatico sta tornando con forza. In vista dell'inverno, gli ospiti provenienti dall'Asia hanno fatto registrare un aumento sostenuto del 5,9%, con 2,9 milioni di pernottamenti. Questa doppia spinta, alimentata dalla clientela americana e asiatica, compensa la fiacca domanda europea, che è invece diminuita dello 0,4%. Gli albergatori svizzeri non fanno più affidamento soltanto sui Paesi vicini: si rivolgono a un'élite globale che considera una vacanza sciistica in Svizzera un simbolo di status irrinunciabile, indipendentemente dalla durata del volo o dalle previsioni meteorologiche.

Infranti tutti i record del turismo

Non ci sono dubbi: il 2024 si avvia a diventare l'anno di maggior successo nella storia del settore alberghiero svizzero. La sola stagione estiva ha segnato un ritmo record: tra maggio e ottobre i pernottamenti hanno raggiunto quota 24,4 milioni, con un aumento dell'1,6% rispetto all'anno precedente. Non si tratta soltanto di una ripresa, ma di una crescita.

L'Ufficio federale di statistica (UST) prevede che il totale dell'anno supererà nettamente il record del 2023, pari a 41,8 milioni di pernottamenti. Nemmeno gli eventi meteorologici estremi che hanno colpito il Ticino e le regioni di montagna durante l'estate sono riusciti a fermare questa corsa: a parte una lieve flessione in settembre, la tendenza è stata costantemente al rialzo. Lo slancio è inarrestabile e porta il settore verso il 2025 con un margine finanziario che consente alle località turistiche di investire pesantemente nell'innevamento artificiale e in attrazioni diversificate, garantendo entrate anche se i fiocchi di neve non arrivano.

I residenti si ritirano mentre aumentano prezzi e temperature

Sta però emergendo una netta divisione tra i diversi gruppi di turisti in Svizzera. Mentre il mondo arriva in massa, gli svizzeri si ritirano. Durante l'estate la domanda interna è crollata dello 0,8%, attestandosi a 11,4 milioni, un chiaro segnale che i residenti non possono più permettersi i prezzi o sono scoraggiati dalle mutate condizioni nel loro stesso territorio. La domanda estera è aumentata, superando dell'1,2% persino i livelli pre-pandemia del 2019 e sostituendo di fatto il mercato interno.

Questo cambiamento pone una sfida complessa per il futuro. Mentre le località turistiche si orientano verso gli ospiti internazionali con una maggiore capacità di spesa, meno sensibili agli aumenti dei prezzi, la tradizionale vacanza sugli sci delle famiglie svizzere è minacciata. L'economia è in piena espansione, ma il tessuto culturale delle piste sta cambiando. Stiamo assistendo all'internazionalizzazione delle Alpi, dove la popolazione locale è sempre più relegata in secondo piano a favore di una clientela globale disposta a pagare un prezzo elevato per un'esperienza invernale, con o senza neve.