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Swiss Observer

Il voto del Consiglio degli Stati mette sotto pressione la protezione delle fonti giornalistiche

Una mozione parlamentare volta a limitare la protezione delle fonti giornalistiche in Svizzera è stata approvata dal Consiglio degli Stati e passa ora al Consiglio nazionale. La proposta potrebbe rendere più facile perseguire le violazioni del segreto d’ufficio e solleva importanti questioni per il giornalismo d’inchiesta e la libertà di stampa.

AI25 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Il voto del Consiglio degli Stati mette sotto pressione la protezione delle fonti giornalistiche
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Il 24 settembre 2026, il Consiglio degli Stati ha approvato la mozione con 34 voti contro 10. La decisione trasmette al Consiglio nazionale una proposta volta a limitare la protezione delle fonti giornalistiche e apre la fase successiva di un dibattito con conseguenze dirette per il giornalismo d’inchiesta in Svizzera.

La mozione chiede al Consiglio federale di allentare le garanzie giuridiche che consentono ai giornalisti di proteggere le fonti confidenziali. I sostenitori sostengono che la modifica renderebbe più facile perseguire le violazioni del segreto d’ufficio. In base all’attuale Codice penale, in generale i giornalisti possono rifiutarsi di identificare le persone che forniscono informazioni per attività d’inchiesta.

La protezione è già soggetta a limiti. I tribunali possono esigere la divulgazione in caso di reati gravi o quando le informazioni sono necessarie per salvare la vita di una persona o prevenire danni fisici. La proposta sostenuta dal Consiglio degli Stati introdurrebbe un’ulteriore restrizione, subordinando la protezione a un criterio più restrittivo: la riservatezza dovrebbe essere direttamente necessaria per tutelare la libertà dei media.

Il voto non modifica immediatamente la legge. Il Consiglio nazionale deve esaminare la mozione prima che il Consiglio federale venga incaricato di rispondere e che possano essere avviate eventuali modifiche legislative.

La mozione ridisegna il confine tra giornalismo e segretezza

Il criterio proposto determinerebbe quali professionisti dei media possono beneficiare della protezione. La mozione stabilisce che la riservatezza delle fonti dovrebbe rimanere protetta solo quando è direttamente necessaria per tutelare la libertà dei media. Questa formulazione potrebbe attribuire maggiore importanza al ruolo del giornalista, alla natura della testata e all’interesse pubblico del servizio nel valutare le controversie sulla divulgazione delle fonti.

La proposta riguarda anche la protezione dal sequestro. In base alla mozione, questa garanzia si applicherebbe ai professionisti dei media, ma non a chi viola la riservatezza. In pratica, la distinzione separerebbe i giornalisti che trattano materiale protetto dalle persone accusate di aver fatto trapelare informazioni o di aver violato in altro modo gli obblighi di segretezza.

La documentazione di partenza non specifica come verrebbe applicato il nuovo criterio nei singoli casi, né individua i reati di violazione del segreto d’ufficio interessati. Questi dettagli diventerebbero centrali se il Consiglio nazionale sostenesse la mozione e il Consiglio federale iniziasse a elaborare modifiche.

Per i giornalisti, le fonti confidenziali possono fornire prove su decisioni prese all’interno di istituzioni pubbliche, aziende e organizzazioni politiche. La restrizione proposta imporrebbe ai tribunali e agli inquirenti di tracciare una linea più netta tra il lavoro giornalistico protetto e le condotte considerate violazioni del segreto d’ufficio.

Il diritto svizzero bilancia sicurezza pubblica e libertà di stampa

Le norme vigenti in Svizzera bilanciano già la protezione delle fonti con i gravi rischi per l’interesse pubblico. Secondo il quadro dell’attuale Codice penale descritto da Keystone-ATS, i giornalisti non sono tenuti a rivelare le fonti quando raccolgono informazioni per il giornalismo d’inchiesta. Le eccezioni riguardano i reati gravi e le situazioni in cui la divulgazione potrebbe contribuire a salvare vite o a proteggere le persone da danni fisici.

La mozione del Consiglio degli Stati manterrebbe il principio, ma in una forma più restrittiva. La protezione sarebbe riservata ai professionisti dei media per i quali gli obblighi di riservatezza sono direttamente connessi alla libertà dei media. La formulazione conferisce alla questione una dimensione costituzionale e istituzionale, poiché la valutazione finale potrebbe dipendere dal fatto che il servizio risponda al ruolo della stampa nell’informare il pubblico.

Il dibattito va anche oltre le pratiche tradizionali delle redazioni. La mozione fa riferimento ai professionisti dei media e non solo ai giornalisti dipendenti, limitando separatamente la protezione dal sequestro per chi viola la riservatezza. La documentazione di partenza non chiarisce come verrebbero trattati i freelance, i documentaristi o gli editori digitali.

Questi interrogativi aperti saranno importanti in Consiglio nazionale. Il Parlamento dovrà valutare come una norma riveduta funzionerebbe nel panorama mediatico plurilingue della Svizzera, dove le inchieste nazionali coinvolgono spesso autorità cantonali e documenti confidenziali conservati da enti pubblici.

La prossima decisione spetta al Consiglio nazionale

La prossima decisione spetta al Consiglio nazionale, mentre il bilancio della Svizzera in materia di libertà di stampa è già sotto esame internazionale. La Camera stabilirà se la proposta del Consiglio degli Stati proseguirà il suo iter legislativo. In caso affermativo, il Consiglio federale dovrà tradurre i principi della mozione in norme applicabili in materia di divulgazione, sequestro e segreto d’ufficio.

La questione ha già suscitato critiche dall’estero. Nel maggio 2022, il relatore speciale dell’ONU per la libertà di espressione ha criticato le leggi svizzere sul segreto bancario, avvertendo che potrebbero contribuire all’autocensura dei giornalisti. La critica riguardava un altro ambito giuridico, ma rientra nel contesto più ampio del trattamento riservato dal Paese al giornalismo d’inchiesta.

Gli atti parlamentari riportano ora un mandato chiaro del Consiglio degli Stati: 34 membri hanno sostenuto una protezione più restrittiva, mentre 10 vi si sono opposti. Le deliberazioni del Consiglio nazionale mostreranno se questa posizione riflette un consenso parlamentare più ampio.

Finché il Consiglio nazionale non si sarà pronunciato, il quadro attuale rimane in vigore. I giornalisti continuano ad avere il diritto di rifiutarsi di rivelare le fonti entro i limiti esistenti; i reati gravi, le minacce alla vita e i rischi di danni fisici restano motivi che consentono un’eccezione.