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Swiss Observer

Il Consiglio degli Stati respinge regole più severe per la raccolta commerciale di firme

Il Consiglio degli Stati ha respinto le proposte di vietare la raccolta remunerata di firme e di imporre la divulgazione delle spese sostenute dalle organizzazioni che incaricano ditte commerciali di raccogliere firme per referendum e iniziative.

AI22 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Il Consiglio degli Stati respinge regole più severe per la raccolta commerciale di firme
AISWI swissinfo.ch

In Svizzera la raccolta remunerata di firme resterà legale dopo che il 21 settembre 2026 il Consiglio degli Stati ha respinto un inasprimento dei controlli. I senatori hanno bocciato una proposta di vietare alle ditte commerciali di raccogliere firme per iniziative popolari e referendum. Hanno inoltre respinto una richiesta separata che avrebbe obbligato le organizzazioni a dichiarare quanto spendono per questi servizi.

La decisione mantiene una pratica che è diventata sempre più visibile nella democrazia diretta svizzera. I comitati di campagna possono assumere persone incaricate di rivolgersi ai potenziali firmatari, invece di affidarsi soltanto ai membri dei partiti, ai volontari e alle associazioni civiche. Con il voto del Consiglio degli Stati, queste organizzazioni possono continuare a ricorrere a raccoglitori retribuiti senza un nuovo divieto federale o un obbligo specifico di dichiarare le spese.

Le proposte hanno acquisito urgenza dopo le rivelazioni del settembre 2024 su pratiche potenzialmente illegali tra i raccoglitori retribuiti, in particolare nella Svizzera romanda. Le accuse hanno attirato l’attenzione sulle modalità di raccolta e verifica delle firme prima che i comitati le presentino alle autorità.

Il consigliere agli Stati socialista Baptiste Hurni ha presentato la mozione che chiedeva un divieto. Non è stata presentata alcuna controproposta e, infine, il Consiglio degli Stati ha accantonato la proposta. Il voto lascia in vigore il quadro attuale, mentre proseguono le indagini e le misure amministrative.

I raccoglitori commerciali restano parte della democrazia diretta

Il divieto respinto avrebbe riguardato la raccolta commerciale di firme, non il sistema svizzero di referendum e iniziative in sé. In base alla decisione, i comitati di campagna possono ancora incaricare ditte o singole persone di raccogliere firme dietro compenso. Il Consiglio degli Stati ha inoltre rinunciato a imporre ai comitati di rendere pubblici i fondi utilizzati per questa attività.

La distinzione è importante in un Paese in cui i cittadini possono sottoporre direttamente questioni al voto popolare. Le iniziative popolari e i referendum facoltativi dipendono dalla raccolta del numero prescritto di firme valide entro i termini legali. I raccoglitori retribuiti possono consentire ai comitati di disporre di una struttura operativa più ampia, soprattutto se gli organizzatori non hanno una vasta rete di volontari o devono raggiungere persone in più regioni e lingue.

Il resoconto della fonte non indica il risultato numerico del voto del Consiglio degli Stati né identifica le organizzazioni che ricorrono a ditte commerciali. Mostra però che i parlamentari hanno ritenuto sufficienti le norme esistenti per respingere entrambe le restrizioni proposte. Le spese dei comitati per la raccolta di firme restano quindi meno trasparenti di quanto sarebbero state con la proposta di Hurni o con l’obbligo di dichiarazione.

Il dibattito riguarda anche il finanziamento della politica. In assenza di un obbligo di rendiconto per questa attività specifica, gli elettori potrebbero disporre di poche informazioni su chi ha finanziato la prima fase di una campagna, anche quando la questione arriva in seguito alle urne.

Le rivelazioni del 2024 mantengono la raccolta sotto esame

La disputa politica è iniziata con le accuse di pratiche potenzialmente illegali, rese note nel settembre 2024. I timori riguardavano i raccoglitori di firme retribuiti, con particolare attenzione alla Svizzera romanda. Il resoconto della fonte non descrive nel dettaglio le singole pratiche contestate né precisa quante firme o quanti raccoglitori fossero coinvolti. Conferma tuttavia che le rivelazioni hanno portato a un intervento ufficiale.

La Cancelleria federale ha presentato diverse denunce penali in relazione alla vicenda. Ha inoltre introdotto una serie di misure, senza che il resoconto ne specifichi la portata completa. Questi interventi rappresentano ora la principale risposta federale allo scandalo, dopo che il Consiglio degli Stati ha rinunciato a imporre un divieto generale della raccolta commerciale.

L’esito lascia al centro del dibattito l’applicazione delle norme e la vigilanza. Un divieto avrebbe eliminato la raccolta remunerata come possibilità. Le regole sulla divulgazione avrebbero fornito al pubblico maggiori informazioni sui fondi destinati alle campagne di raccolta firme. Nessuna delle due misure entrerà in vigore in seguito al voto di lunedì.

La vicenda ha inoltre alimentato una discussione più ampia sulla democrazia digitale. Swissinfo aveva riferito in precedenza che non era chiaro se lo scandalo delle firme avrebbe accelerato l’introduzione della raccolta elettronica. Per ora resta in uso la procedura consolidata basata sulla carta, affiancata dalla raccolta retribuita e da quella volontaria.

Applicazione delle norme e democrazia digitale: i prossimi passi

La prossima prova per la Svizzera riguarderà l’applicazione delle norme, la trasparenza e l’eventuale passaggio alle firme elettroniche. Il Consiglio degli Stati ha risolto la questione legislativa immediata respingendo sia il divieto sia l’obbligo di dichiarare le spese. Non ha però cancellato i timori che avevano portato a presentare queste proposte.

Le denunce penali della Cancelleria federale permetteranno di stabilire se le autorità riusciranno ad accertare irregolarità nei singoli casi. Le ulteriori misure adottate mostreranno fino a che punto l’amministrazione potrà inasprire le prassi senza modificare la legge. Il resoconto non indica i tempi di questi procedimenti né fornisce dettagli su eventuali azioni penali.

I comitati politici mantengono la libertà di pagare i raccoglitori, mentre gli elettori conservano la possibilità di contestare le leggi attraverso gli strumenti di democrazia diretta del Paese. Questo sistema può aiutare i comitati a rispettare i termini per la raccolta delle firme, ma non impone di rendere conto al pubblico delle spese sostenute per la raccolta commerciale. Questa lacuna continuerà a influenzare il dibattito sull’influenza e sulla responsabilità.

La raccolta digitale potrebbe infine modificare le modalità del processo. Swissinfo ha indicato le firme elettroniche come una possibile conseguenza dello scandalo, anche se in questa sede non viene riferita alcuna decisione su un sistema nazionale. Per ora, la consueta combinazione svizzera di moduli cartacei, reti di volontari e raccoglitori retribuiti supera il voto del Consiglio degli Stati.