Relazioni Svizzera-UE
Il Consiglio degli Stati apre un dibattito decisivo sul nuovo pacchetto di trattati con l’UE
Il Consiglio degli Stati ha avviato un dibattito potenzialmente controverso sul pacchetto Bilaterali III, che disciplina le future relazioni tra la Svizzera e l’Unione europea.

Sei mesi di deliberazioni parlamentari hanno portato le relazioni tra la Svizzera e l’UE a una fase decisiva. Il 28 settembre, a Berna, il Consiglio degli Stati ha aperto il suo dibattito fiume sui Bilaterali III, alla presenza dei ministri del Consiglio federale responsabili dell’economia, degli affari esteri e della giustizia. Durante la sessione, Guy Parmelin, Ignazio Cassis e Beat Jans dovranno affrontare una serie di decisioni politicamente delicate.
Il pacchetto intende definire i termini delle future relazioni tra la Svizzera e l’Unione europea attraverso una nuova serie di accordi bilaterali. Il Parlamento ha già coinvolto quasi tutte le commissioni competenti e, il 4 settembre, la Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati ha sostenuto il pacchetto a maggioranza. Questo sostegno non ha tuttavia eliminato i rischi politici.
Prima del dibattito, il Partito socialista ha avvertito che alcuni senatori del Partito liberale radicale e del Centro potrebbero contribuire a far bocciare il pacchetto. Anche i Verdi hanno accusato i partiti di centrodestra di seguire la strategia dell’Unione democratica di centro. Una minoranza della Commissione della politica estera, che comprende il senatore del Centro Beat Rieder e membri dell’UDC, non voleva che il Consiglio degli Stati esaminasse il pacchetto nel dettaglio. Le prime decisioni erano attese per lunedì sera.
Salari e immigrazione al centro della controversia
La protezione dei salari è emersa come il primo grande punto di frattura. Il Partito socialista sostiene che le decisioni della commissione minaccino le garanzie per i lavoratori svizzeri, mentre il centrodestra insiste affinché siano apportate modifiche prima che il Consiglio degli Stati approvi il pacchetto. La fonte non specifica la formulazione definitiva di queste misure, ma la controversia è già diventata una prova di quanto margine resterà alla Svizzera per regolamentare il proprio mercato del lavoro nell’ambito del quadro bilaterale aggiornato.
L’immigrazione ha aggiunto una dimensione legata alle famiglie al dibattito. Cédric Wermuth ha criticato le proposte di introdurre un prelievo sull’immigrazione, affermando che graverebbero ulteriormente sulle famiglie. La questione collega il dibattito sui trattati a uno dei temi politici più persistenti in Svizzera: come gestire la mobilità transfrontaliera proteggendo al tempo stesso i salari nazionali e le finanze pubbliche.
Queste questioni rientrano in un pacchetto più ampio, che tocca anche l’istruzione, la democrazia diretta e la politica ambientale. Il dibattito su Erasmus+ riguarda la partecipazione della Svizzera alla cooperazione europea nel campo dell’istruzione. Le nuove soglie referendarie proposte sollevano interrogativi sulle possibilità dei cittadini di contestare parti dell’accordo. Anche le modifiche al sistema di deposito hanno suscitato avvertimenti: potrebbero creare nuove tensioni con Bruxelles.
Il Parlamento mette alla prova i limiti della cooperazione
Erasmus+, le regole referendarie e la politica ambientale stanno trasformando il dibattito su un trattato in una più ampia discussione sul controllo nazionale. Cédric Wermuth, copresidente del Partito socialista, ha affermato che alcuni membri della commissione stanno bloccando Erasmus+, con possibili ripercussioni sulla partecipazione della Svizzera agli scambi europei nel campo dell’istruzione. Il resoconto fornito non illustra nel dettaglio la soluzione proposta, ma la controversia mostra come il pacchetto vada oltre il commercio e l’accesso al mercato.
La questione del referendum ha un peso particolare nel sistema politico svizzero. I Verdi hanno chiesto al Consiglio degli Stati di agire con moderazione riguardo a un referendum obbligatorio e hanno messo in guardia contro l’introduzione di nuove soglie. Qualsiasi modifica alle modalità con cui gli elettori possono contestare gli accordi internazionali attirerebbe l’attenzione ben oltre l’aula, soprattutto da parte dei partiti che considerano la democrazia diretta una garanzia fondamentale.
La politica ambientale entra a sua volta nei negoziati attraverso le modifiche proposte al sistema di deposito. Wermuth ha dichiarato che queste modifiche potrebbero provocare nuovi conflitti con l’UE. La fonte non descrive nel dettaglio il sistema né i suoi obiettivi ambientali, perciò il punto politico immediato è chiaro: i senatori stanno valutando le scelte normative nazionali rispetto alla necessità di mantenere praticabili le relazioni bilaterali. Ogni emendamento potrebbe quindi incidere sia sulla politica svizzera sia sulle prospettive del pacchetto a Bruxelles.
Una bocciatura azzererebbe le relazioni
L’Unione democratica di centro ha già chiuso la porta, mentre il Centro ha in mano il destino parlamentare del pacchetto. Il partito afferma che respingerà in ogni caso i Bilaterali III e ha invitato i suoi sostenitori a una manifestazione sulla Piazza federale, con lo slogan contro un «trattato di sottomissione». I Verdi e il Partito socialista, pur partendo da posizioni politiche diverse, hanno avvertito che una bocciatura metterebbe a rischio la stabilità della Svizzera e le sue relazioni con l’UE.
È probabile che la sfida decisiva coinvolga i senatori favorevoli a una più stretta cooperazione istituzionale, ma che vogliono garanzie più forti in materia di salari, immigrazione o democrazia diretta. Beat Rieder, del Centro, fa parte della minoranza della commissione che non voleva un esame dettagliato del pacchetto. Il Partito socialista ha indicato anche altri senatori del Centro e del Partito liberale radicale come possibili oppositori.
Se il pacchetto fallisse, la Svizzera e l’UE perderebbero il quadro negoziato per aggiornare le loro relazioni bilaterali. Il resoconto fornito non indica un piano alternativo specifico né una scadenza. Mostra però che il Consiglio federale ha sottoposto il pacchetto al Parlamento e che il dibattito al Consiglio degli Stati rappresenta ora la prossima prova importante. L’esito definirà il margine politico per il Consiglio nazionale e per un’eventuale votazione popolare successiva.