Vai al contenuto
Swiss Observer

Le banche private svizzere raggiungono il record di CHF 3,4 bilioni di patrimoni

Il settore svizzero del private banking raggiunge un traguardo senza precedenti, con CHF 3,4 bilioni di patrimoni in gestione, in crescita del 14% nonostante le incertezze globali.

Le banche private svizzere raggiungono il record di CHF 3,4 bilioni di patrimoni
AISWI swissinfo.ch

Il private banking svizzero ha superato ogni aspettativa, raggiungendo un traguardo straordinario che ridefinisce la portata della gestione patrimoniale nazionale. Nel 2024, gli attivi del settore, custoditi nelle casseforti fisiche e digitali, sono saliti alla cifra impressionante di CHF 3,4 bilioni. Non si tratta soltanto di crescita: l’aumento del 14% rispetto all’anno precedente è senza precedenti e sottolinea il perdurare del primato svizzero, fortezza finanziaria per eccellenza a livello mondiale.

Dietro a questa cifra astronomica si cela però un quadro complesso. La crescita è stata alimentata soprattutto da un mercato toro in piena corsa e non da un afflusso di nuovi depositi. Mentre i mercati globali salivano, facendo aumentare il valore dei portafogli, l’afflusso effettivo di nuovi fondi netti si è fermato a CHF 72 miliardi, una cifra relativamente modesta. Questa differenza evidenzia la forte dipendenza dall’andamento dei mercati. Ciononostante, l’enorme patrimonio gestito dimostra che, nonostante le turbolenze geopolitiche globali, il marchio svizzero resta il punto di riferimento per la salvaguardia dei capitali.

Gli utili volano, i proventi da interessi crollano

I risultati delle banche svizzere sono nettamente positivi: gli utili al netto delle imposte sono passati da quasi CHF 3,1 miliardi nel 2023 a oltre CHF 4 miliardi nel 2024. Questo marcato aumento della redditività dimostra la resilienza del settore e la sua capacità di trarre vantaggio dal rialzo dei mercati. I ricavi sono saliti a CHF 21,4 miliardi, trainati soprattutto dall’incremento dei proventi da commissioni e attività di negoziazione, grazie alla vivace attività dei clienti in un mercato in crescita.

Sotto questa facciata di successo si cela tuttavia una tendenza preoccupante: il motore degli interessi sta perdendo colpi. Il risultato da interessi è crollato di circa il 10%, attestandosi a CHF 4,6 miliardi. La flessione segna la fine dell’era del «denaro facile» garantito dai tassi d’interesse più elevati. Con il cambio di rotta della Banca nazionale svizzera (BNS), le banche non possono più fare affidamento sui proventi passivi da interessi per gonfiare i bilanci. L’attenzione si è spostata con decisione sulla negoziazione e sulle commissioni, a dimostrazione del fatto che, in questo contesto, la performance è l’unica valuta che conta.

Esplosione del personale e aumento dei costi

La crescita ha un prezzo elevato. Per la prima volta nella storia, il personale delle banche private svizzere ha superato le 40’000 unità a tempo pieno. Questa massiccia campagna di reclutamento ha fatto aumentare le spese d’esercizio di oltre CHF 500 milioni, portandole alla considerevole cifra complessiva di CHF 15,3 miliardi. I costi del personale assorbono ormai due terzi di tutte le spese d’esercizio, creando una pesante base di costi fissi che gli istituti devono sostenere.

Curiosamente, la corsa aggressiva all’accaparramento di personale, in particolare l’assunzione di consulenti alla clientela dopo la fusione UBS/CS, non ha prodotto la prevista corsa all’oro. Christian Hintermann, esperto bancario presso KPMG Svizzera, osserva che queste assunzioni hanno avuto «solo un effetto limitato in termini di nuovi fondi aggiuntivi». Il settore sta imparando una lezione difficile: aumentare semplicemente il personale non si traduce automaticamente in nuovi fondi netti. Le banche devono ora fare i conti con un organico cresciuto notevolmente, che deve giustificare la propria presenza generando ricavi nell’immediato.

Efficienza sotto pressione: la stretta sui margini

Con l’aumento dei costi e il calo dei proventi da interessi, l’efficienza delle banche svizzere ne risente. Il rapporto costi/ricavi, un indicatore essenziale della redditività, è salito da una mediana del 74,3% al 75,5%. È un campanello d’allarme. Nel 2024, quasi due terzi delle banche interpellate hanno registrato un peggioramento del rapporto rispetto all’anno precedente.

Le difficoltà non si ripartiscono in modo uniforme. Gli istituti più piccoli subiscono maggiormente questa pressione e faticano a mantenere i margini a fronte degli oneri legati alla conformità normativa e agli aggiornamenti tecnologici. I mercati finanziari in espansione hanno temporaneamente mascherato alcune di queste inefficienze strutturali, ma i dati sottostanti indicano che il sistema è fragile. Se l’andamento dei mercati dovesse peggiorare, l’elevata base di costi del 2024 potrebbe trasformarsi rapidamente da investimento a passività.

Prospettive per il 2025: orientarsi in un contesto di tassi a zero

Guardando al futuro, i venti favorevoli che hanno spinto la crescita nel 2024 stanno cambiando direzione. I vantaggi del «contesto caratterizzato da un unico tasso d’interesse» sono svaniti e, con la BNS che abbassa i tassi guida verso lo zero, il percorso senza ostacoli è finito. Il 2025 si prospetta più difficile, con scarse entrate passive. È probabile che l’indice di redditività, attualmente sostenuto dai massimi raggiunti dai mercati, subisca forti pressioni.

«Le banche devono concentrarsi maggiormente sulla loro attività principale basata sulle commissioni e riflettere su come svilupparla ulteriormente», avverte Hintermann. Il mandato per il prossimo anno è chiaro: innovare o ristagnare. Le banche private svizzere devono passare dal fare affidamento sui margini d’interesse alla creazione di valore attraverso servizi di consulenza e gestione attiva. Il traguardo dei CHF 3,4 bilioni è un successo, ma mantenerlo in un mondo caratterizzato da bassi tassi d’interesse e costi elevati richiederà una revisione strategica del modello bancario tradizionale svizzero.