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Swiss Observer

Il Parlamento svizzero respinge la proposta di semplificare la naturalizzazione

Il Parlamento svizzero ha respinto una proposta volta ad abbreviare la procedura di naturalizzazione, mantenendo invariato il percorso attuale per ottenere la cittadinanza.

AI28 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Il Parlamento svizzero respinge la proposta di semplificare la naturalizzazione
AIThe Local Switzerland

34 voti contrari e 9 favorevoli hanno mantenuto in vigore il percorso attuale per ottenere la naturalizzazione in Svizzera. Questa settimana il Consiglio degli Stati ha respinto una proposta che avrebbe permesso alle persone straniere residenti di chiedere la cittadinanza svizzera dopo cinque anni di soggiorno legale, invece dell’attuale soglia di dieci anni.

La decisione fa seguito al respingimento della stessa proposta da parte del Consiglio nazionale in aprile, con una maggioranza di due terzi. Contraria la maggioranza in entrambe le Camere, l’iniziativa non ha i numeri in Parlamento e non riceverà un controprogetto del Consiglio federale. Saranno comunque le cittadine e i cittadini a decidere alle urne, anche se la data non è ancora stata fissata.

Secondo i sostenitori dell’iniziativa, la votazione preserva uno dei sistemi di cittadinanza più esigenti d’Europa. La loro campagna sostiene che il quadro attuale crea un accesso diseguale ai diritti politici, in particolare per le persone residenti provenienti da Paesi al di fuori dell’Unione europea e dell’AELS.

La maggioranza parlamentare considera la procedura attuale una garanzia. La naturalizzazione avviene attraverso la collaborazione tra Confederazione, Cantoni e Comuni, e le autorità locali valutano se le persone candidate abbiano stabilito legami duraturi con la Svizzera. Questa struttura resterà invariata a meno che le cittadine e i cittadini non approvino l’iniziativa.

L’integrazione mantiene la soglia dei dieci anni

La proposta avrebbe ridotto da 10 a 5 anni il requisito generale di residenza. I sostenitori affermano che questo cambiamento avvicinerebbe la Svizzera alle prassi europee e riconoscerebbe il contributo di chi ha costruito la propria vita nel Paese senza avere un passaporto svizzero.

La procedura attuale è più complessa di un unico periodo d’attesa valido a livello nazionale. Le persone candidate devono soddisfare i requisiti federali e anche le norme cantonali e comunali. Queste condizioni locali possono includere prove di integrazione, conoscenza della vita svizzera e competenze linguistiche, oltre alla storia di residenza e alla condotta della persona candidata.

Marianne Binder-Keller, portavoce della commissione, ha avvertito che abolire i periodi minimi di residenza a livello locale indebolirebbe il legame tra naturalizzazione e un luogo di residenza consolidato. Ha affermato che persone la cui permanenza in Svizzera non è ancora stabilmente consolidata potrebbero diventare cittadine troppo rapidamente.

Il disaccordo riflette due concezioni dell’integrazione. I sostenitori attribuiscono maggiore importanza agli anni trascorsi in Svizzera e alla parità di trattamento delle persone residenti da lungo tempo. Gli oppositori vogliono che le autorità mantengano i requisiti temporali e il controllo locale come prova che una persona candidata abbia stabilito legami duraturi. Il Parlamento ha scelto il secondo approccio.

La nazionalità continua a determinare il percorso

Lo stesso periodo di residenza non si applica a tutte le persone straniere in Svizzera. Le cittadine e i cittadini degli Stati dell’UE e dell’AELS, tra cui Norvegia, Islanda e Liechtenstein, ottengono in genere il permesso di domicilio più rapidamente rispetto a molte persone provenienti da Paesi terzi. Dopo cinque anni con un permesso B, di norma hanno diritto a un permesso C, seguito da altri cinque anni di residenza ininterrotta prima di poter chiedere la naturalizzazione.

Per molte persone provenienti da Paesi terzi, il percorso verso il permesso C richiede dieci anni di residenza ininterrotta. In seguito devono soddisfare i requisiti di naturalizzazione applicabili al loro caso. Questa differenza dà al dibattito una chiara conseguenza pratica: persone con vite simili in Svizzera possono dover seguire tempistiche diverse in base alla nazionalità e al permesso di soggiorno.

I sostenitori dell’iniziativa affermano che questo sistema pone ostacoli particolarmente pesanti alle persone provenienti da Paesi terzi. Descrivono la cittadinanza come una questione di parità dei diritti politici e sostengono che l’accesso dovrebbe dipendere meno dal Paese d’origine.

Il materiale di partenza non fornisce una classifica delle norme sulla naturalizzazione Paese per Paese. Mostra però perché le persone promotrici della campagna ritengono che la Svizzera si confronti sfavorevolmente con altri Stati europei, mentre il Parlamento mette l’accento sulla struttura federale del Paese e sull’importanza dell’integrazione locale a lungo termine.

La decisione spetterà alle urne

Il sistema svizzero a tre livelli sarà ora sottoposto al voto popolare, anziché a un’altra trattativa parlamentare. La maggioranza del Consiglio degli Stati ha affermato che le competenze della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni sono definite con chiarezza e si sono dimostrate efficaci. Ha quindi respinto sia il trasferimento di competenze sia la riduzione proposta del periodo di residenza.

L’argomento è importante perché la naturalizzazione svizzera è gestita vicino alla comunità della persona candidata. Le autorità cantonali e comunali svolgono un ruolo nel verificare se una persona sia integrata nella vita locale, mentre le norme federali definiscono il quadro nazionale. I sostenitori della riforma considerano questa ripartizione una fonte di ritardi e incoerenze. La maggioranza parlamentare la considera invece una garanzia efficace, che evita di concedere la cittadinanza prima che la residenza sia diventata duratura.

L’iniziativa sarà sottoposta a votazione popolare in una data ancora da stabilire. Il Consiglio federale non presenterà un controprogetto: alle urne le alternative saranno quindi l’iniziativa e il sistema attuale.

È probabile che la campagna si concentri sulla proposta dei cinque anni, sul trattamento delle persone provenienti da Paesi terzi e sul significato dell’integrazione. Il Parlamento ha definito la propria posizione. Il dibattito pubblico si sposta ora oltre Berna, verso i Cantoni e i Comuni svizzeri.