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Swiss Observer

La Svizzera discute il futuro della neutralità, i partiti si schierano

In vista della votazione del 27 settembre, la maggior parte dei partiti politici respinge l’iniziativa della destra che mira a irrigidire la neutralità svizzera, sostenendo che danneggerebbe la sicurezza del Paese e la flessibilità della sua politica estera.

La Svizzera discute il futuro della neutralità, i partiti si schierano
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera corre verso un bivio costituzionale che potrebbe ridefinire profondamente la sua identità sulla scena mondiale. Il 27 settembre, le elettrici e gli elettori decideranno le sorti dell’iniziativa «Salvaguardare la neutralità svizzera», una proposta che mira a sancire nella Costituzione federale uno status «perpetuo e armato». Non si tratta di una semplice disputa semantica, ma di una scommessa ad alto rischio sulla capacità del Paese di agire in un contesto mondiale sempre più instabile. Mentre i promotori dell’iniziativa sostengono che la protezione storica della Svizzera viene erosa da ingerenze internazionali, un fronte compatto di oppositori avverte che un isolazionismo rigido espone il Paese a rischi. La mobilitazione è palpabile: oltre 130’000 cittadine e cittadini hanno costretto il tema al voto, chiedendo il ritorno a un’interpretazione rigorosa della neutralità che caratterizza la nazione alpina da generazioni.

L’UDC sola controcorrente

Secondo i recenti sondaggi, ben il 68% dell’elettorato si oppone attualmente all’iniziativa, lasciando l’Unione democratica di centro (UDC), partito di destra, a combattere una battaglia in solitudine. In una dimostrazione di unità senza precedenti, tutti gli altri principali partiti politici hanno respinto la proposta, definendola una «camicia di forza» per la diplomazia svizzera. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno persino rinunciato a presentare un controprogetto, segnando un netto rifiuto della linea dura dell’UDC. Walter Wobmann, veterano dell’UDC e promotore delle riuscite iniziative contro i minareti e contro la dissimulazione del volto, questa volta si trova in posizione di sfavorito. Nonostante il quadro politico sbilanciato, il fronte favorevole alla neutralità resta battagliero e afferma che il movimento supera i confini di partito e fa leva sul profondo desiderio degli svizzeri di affrancarsi dai «giudici stranieri» e dai blocchi militari come la NATO.

Sanzioni e sicurezza sotto esame

La clausola più controversa dell’iniziativa paralizzerebbe di fatto la capacità della Svizzera di aderire alle sanzioni internazionali. In base alla legge proposta, Berna potrebbe partecipare a misure economiche solo se approvate dal Consiglio di sicurezza dell’ONU, un organo attualmente bloccato dal potere di veto di Russia e Cina. La Svizzera non potrebbe quindi più aderire autonomamente alle sanzioni dell’Unione europea, una scelta che, secondo i critici, «è in contrasto con i nostri valori» e favorisce gli aggressori. Christoph Blocher, miliardario e figura di spicco dell’UDC, sostiene che l’attuale approccio pragmatico sia «pericoloso» e cita la classificazione della Svizzera da parte della Russia come «Stato non amico» a prova del fatto che il Paese ha già perso la rotta. Gli oppositori replicano che, in un mondo in cui le minacce alla sicurezza evolvono a velocità fulminea, aspettare che un’ONU paralizzata agisca lascerebbe la Svizzera senza difese e isolata quando scoppierà la prossima crisi.

Il Paese valuta la tradizione alla luce della realtà odierna

Con la campagna che entra nelle sue ultime e febbrili settimane, il dibattito si è spostato dalle questioni giuridiche alla vera essenza dello Stato svizzero. Il presidente di Pro Suisse Stephan Rietiker sostiene che solo una «neutralità credibile» può tutelare il ruolo della Svizzera come mediatrice internazionale e centro umanitario. A suo avviso, questa politica è il «collante» che tiene unita una Svizzera multilingue e variegata. Il governo avverte tuttavia che il mondo del 2026 non è quello del 1815. Sostiene che la «neutralità armata» debba lasciare spazio alla flessibilità di collaborare con i partner europei per garantire la difesa nazionale. Se l’iniziativa sarà respinta, come suggeriscono i sondaggi, non sarà la fine della neutralità, bensì un mandato a favore della versione «pragmatica» attualmente sostenuta dal governo. L’esito indicherà se la Svizzera sceglierà di restare un partecipante attivo alla sicurezza occidentale o si ritirerà in un isolamento da fortezza che molti temono non sia più sostenibile.