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Swiss Observer

Scontro tra governo e UDC sull’iniziativa per una neutralità svizzera più rigorosa

Il governo svizzero ha raccomandato ufficialmente di respingere un’iniziativa popolare che intende sancire nella Costituzione una neutralità più rigorosa, «perpetua e armata», avviando una campagna che lo oppone direttamente ai sostenitori di destra dell’iniziativa in vista della votazione del 27 settembre.

Scontro tra governo e UDC sull’iniziativa per una neutralità svizzera più rigorosa
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera si trova a un crocevia storico, mentre il Consiglio federale dichiara ufficialmente guerra a una proposta che potrebbe modificare in modo sostanziale il ruolo del Paese sulla scena mondiale. Martedì il governo ha lanciato una campagna importante per invitare i cittadini a respingere l’iniziativa «Salvaguardare la neutralità svizzera» in occasione della votazione del 27 settembre. Non è soltanto un dibattito politico: è una battaglia per il «margine di manovra» che da decenni è alla base del successo svizzero. Il consigliere federale Ignazio Cassis, responsabile degli affari esteri, e il Consiglio federale sostengono che l’attuale interpretazione flessibile della neutralità ha dimostrato la propria efficacia, consentendo alla Confederazione di destreggiarsi nelle insidiose acque della geopolitica moderna senza essere vincolata da rigidi dogmi costituzionali. Il governo riconosce che alcuni obiettivi dell’iniziativa sono in linea con la prassi attuale, ma avverte che le restrizioni proposte paralizzerebbero la politica estera svizzera. Secondo il governo, cercando di fissare la neutralità nella Costituzione, l’iniziativa mette in pericolo proprio la sicurezza che afferma di voler proteggere e potrebbe isolare la Svizzera da partner europei fondamentali.

L’UDC lancia una crociata costituzionale

Più di 130’000 cittadine e cittadini hanno firmato a sostegno di un movimento che vuole sancire nel cuore della Costituzione svizzera una neutralità «perpetua e armata». A guidare la campagna sono l’Unione democratica di centro (UDC) e il comitato Pro Suisse, secondo cui il governo ha lasciato che l’identità fondamentale del Paese si indebolisse. Walter Wobmann, veterano delle campagne che hanno portato ai divieti dei minareti e del velo integrale, guida questa iniziativa e presenta la votazione come una questione di principio. L’iniziativa chiede di vietare del tutto l’adesione ad alleanze militari e la partecipazione a conflitti all’estero, creando di fatto un muro costituzionale attorno al Paese. Sostenitori come Christoph Blocher indicano la recente decisione della Russia di qualificare la Svizzera come «Stato non amico» come prova del fallimento dell’attuale approccio pragmatico. Per l’UDC, si tratta di una missione di salvataggio volta a impedire che la Svizzera entri nell’orbita della NATO e dell’Unione europea. Il partito sostiene che solo una neutralità rigida e senza compromessi può tutelare la libertà svizzera in un mondo sempre più instabile.

Sanzioni e sicurezza sotto la lente

La posta in gioco economica è considerevole: l’iniziativa vuole togliere al governo il potere di imporre sanzioni autonome. Secondo il testo proposto, la Svizzera non potrebbe partecipare a misure coercitive non militari, comprese le sanzioni economiche, salvo che siano esplicitamente disposte dal Consiglio di sicurezza dell’ONU. Questa misura separerebbe di fatto la politica svizzera da quella dei suoi principali partner commerciali nell’Unione europea. Il governo avverte che una simile restrizione lascerebbe la Svizzera senza strumenti di fronte alle violazioni del diritto internazionale. In quanto piccolo Stato, la Svizzera dipende dalla stabilità del diritto internazionale e il Consiglio federale considera le sanzioni uno strumento essenziale per tutelare quest’ordine. I sostenitori dell’iniziativa affermano invece che, aderendo alle sanzioni occidentali contro la Russia, la Svizzera ha sacrificato il proprio ruolo di mediatrice credibile. A loro avviso, tornare a una neutralità «rigorosa» permetterebbe alla Svizzera di recuperare il suo ruolo di terreno neutrale per la diplomazia internazionale, libera dalle agende politiche dei grandi blocchi di potere.

Una nazione divisa alle urne

In un recente sondaggio della RTS, il 68% delle persone interpellate ha dichiarato di voler votare «No» il 27 settembre, segno che l’iniziativa ha davanti a sé una salita ripida. Nonostante l’apparente mancanza di un ampio sostegno, il comitato di campagna non si lascia scoraggiare e afferma che il messaggio trova ascolto al di là degli schieramenti politici, anche a sinistra, tra chi è favorevole all’isolazionismo. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno compiuto il passo insolito di non presentare alcun controprogetto, respingendo così integralmente le premesse dell’iniziativa. Questa scommessa del «tutto o niente» apre la strada a un mese di intenso scontro politico. Se l’iniziativa sarà respinta, la neutralità pragmatica e flessibile del governo ne uscirà confermata, con probabili maggiori forme di cooperazione in materia di sicurezza con i Paesi vicini europei. Se sarà accolta, si verificherà un cambiamento radicale nella politica estera svizzera e sarà necessario riesaminare tutti gli accordi internazionali del Paese. Qualunque sia l’esito, la votazione dirà in modo definitivo se la Svizzera immagina il proprio futuro all’insegna della cooperazione aperta o dell’isolamento armato.