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Swiss Observer

I produttori di latte svizzeri chiedono un aumento del prezzo a un franco al litro

I produttori lattieri svizzeri chiedono un prezzo minimo di un franco al litro di latte, mettendo in luce le pressioni economiche sul settore agricolo dovute all’aumento dei costi di produzione.

AI10 febbraio 2025Il nostro processo editoriale
I produttori di latte svizzeri chiedono un aumento del prezzo a un franco al litro
AILe News

La produzione lattiera svizzera è sull’orlo del precipizio e i produttori hanno finalmente tracciato una linea invalicabile. Con una mossa coraggiosa che mette in discussione lo status quo, i produttori lattieri zurighesi si sono uniti per chiedere un prezzo minimo non negoziabile di 1 franco al litro. La realtà attuale è dura e senza appello: gli agricoltori ricevono appena 70 centesimi per ogni litro venduto, una cifra che non basta nemmeno a coprire i costi di produzione di base.

Non si tratta semplicemente di una richiesta, ma di una lotta per la sopravvivenza. Mentre alla cassa del supermercato i consumatori pagano tra CHF 1.50 e CHF 2.00, chi produce il latte riceve solo le briciole. La disparità appare ancora più offensiva se confrontata con le alternative vegetali, che raggiungono prezzi vicini a CHF 3.00. L’associazione di recente costituzione sostiene che l’attuale remunerazione di 70 centesimi è «inaccettabile» e costringe gli agricoltori, che lavorano duramente, a dipendere interamente dai sussidi anche solo per tenere accese le luci. Il messaggio è chiaro: l’economia del latte svizzero non funziona e, senza un immediato adeguamento del prezzo a un franco, la colonna portante dell’agricoltura svizzera rischia di cedere sotto la pressione.

Un settore in caduta libera

Le statistiche delineano il quadro devastante di un settore in rapido declino. Tra il 2008 e il 2022, il numero di aziende lattiero-casearie svizzere è crollato del 35%. Non si tratta di un lento declino, ma di una frana. Ogni azienda che chiude rappresenta una perdita di tradizione, capacità produttiva locale e stabilità economica per le regioni rurali della Svizzera.

Gli agricoltori sono intrappolati in una battaglia persa in partenza: i costi di produzione ammontano a circa CHF 1 al litro, mentre il mercato offre solo 70 centesimi. Questo deficit di 30 centesimi significa che, per ogni litro prodotto, l’agricoltore perde denaro con l’attività stessa e riesce a sopravvivere solo grazie ai sussidi statali. Questo modello economico insostenibile sta decimando il settore. Se non si interviene subito per colmare il divario, l’esodo degli agricoltori continuerà senza sosta e trasformerà in modo permanente la campagna svizzera. Il calo del 35% è un grido d’allarme: l’attuale struttura finanziaria del settore lattiero-caseario è fondamentalmente insostenibile.

La minaccia imminente delle importazioni

La Svizzera, rinomata nel mondo per i suoi prodotti lattieri, si trova di fronte a uno scenario impensabile: dover importare latte per nutrire la popolazione. Il presidente della federazione svizzera dei produttori di latte ha lanciato un chiaro monito: se le tendenze attuali persistono, la produzione nazionale non basterà più a soddisfare il fabbisogno. Il cambiamento è stato drastico e allarmante.

Solo 15 anni fa, la Svizzera vantava un’eccedenza di produzione di latte del 15%. Oggi questo margine di sicurezza è scomparso. Il Paese produce ormai solo poco più di quanto consuma e si trova sull’orlo di un deficit. Con la chiusura delle aziende e la contrazione della produzione, il margine è venuto meno. Le conseguenze sono rilevanti, non solo per l’economia, ma anche per la sicurezza alimentare e l’identità nazionale. Dipendere dal latte estero sarebbe un colpo umiliante per un Paese che è orgoglioso della propria indipendenza agricola. Il tempo stringe e, senza un prezzo equo che offra un incentivo, la filiera nazionale è destinata a crollare.

La soluzione del fairtrade

Per scongiurare questa crisi, l’associazione chiede un cambiamento radicale nel modo in cui il latte viene commercializzato e venduto. Invita i rivenditori a introdurre un’etichetta «fairtrade» per il latte, sulla scia dei modelli di successo adottati per prodotti come le banane. La proposta mette direttamente nelle mani dei consumatori svizzeri il potere e la responsabilità.

Un’etichetta di questo tipo garantirebbe trasparenza e permetterebbe ai clienti di scegliere consapevolmente di pagare un prezzo più alto, affinché gli agricoltori locali ricevano un reddito dignitoso. La proposta invita i grandi operatori della distribuzione a smettere di comprimere i margini dei produttori e a contribuire invece a un futuro sostenibile. Se i consumatori sono disposti a pagare prezzi maggiorati per il latte d’avena e di mandorla, sostiene l’associazione, dovrebbero poter sostenere anche i produttori lattieri locali pagando un prezzo equo. Questa iniziativa non riguarda solo l’economia, ma mette alla prova la solidarietà. La popolazione svizzera si mobiliterà per salvare il settore lattiero-caseario, oppure la domanda di latte a buon mercato darà il colpo di grazia alle aziende agricole a conduzione familiare?