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Il governo svizzero sostiene un divieto nazionale delle terapie di conversione
Il governo svizzero ritiene che una legislazione federale contro le pratiche di conversione sarebbe preferibile all’attuale mosaico di norme cantonali. Ha condannato le pratiche volte a modificare l’orientamento sessuale e ha messo in guardia dai rischi associati, tra cui sofferenza psicologica, ansia e depressione.

Il Consiglio federale ha aperto la strada a un divieto nazionale delle pratiche di conversione, sostenendo che la Svizzera ha bisogno di una risposta giuridica uniforme. In un rapporto pubblicato il 2 settembre 2026, il governo ha affermato che una legislazione federale sarebbe opportuna, poiché attualmente i Cantoni adottano approcci diversi.
Le pratiche di conversione mirano a modificare l’orientamento sessuale di una persona. Il governo le respinge e le condanna, e avverte che le conseguenze possono includere sofferenza psicologica, ansia e depressione. Il rapporto segnala inoltre possibili danni all’autostima e alle relazioni sociali.
La dichiarazione non introduce di per sé un divieto. Indica che una legislazione nazionale merita di essere presa in considerazione e affida alle istituzioni politiche svizzere la responsabilità della prossima fase. Spetterebbe al Parlamento stabilire la portata di eventuali norme federali, le condotte interessate e le sanzioni applicabili.
La questione è avanzata attraverso una combinazione di iniziative cantonali e disposizioni nazionali. Questo sviluppo disomogeneo ha alimentato la richiesta di un quadro unico. Per chi cerca protezione, la legge applicabile può dipendere dal luogo di residenza, da dove avviene una pratica o dall’autorità a cui viene presentata una segnalazione. La posizione del Consiglio federale offre a chi sostiene queste iniziative un chiaro appiglio per chiedere garanzie uniformi.
Le norme cantonali alimentano la richiesta di una legge unica
Le norme cantonali costituiscono oggi un mosaico, anziché uno standard svizzero unico. Secondo il rapporto del Consiglio federale, alcuni Cantoni hanno introdotto misure di diritto amministrativo o penale, mentre altri hanno avviato proposte legislative. Le norme nazionali esistenti disciplinano alcune condotte, ma il sistema attuale non equivale a un divieto federale organico.
Questa divisione riflette la struttura federalista della Svizzera, nella quale i Cantoni mantengono importanti competenze in materia di polizia, sanità e vigilanza professionale. Ne derivano anche percorsi giuridici diversi per contrastare le pratiche di conversione. Un Cantone può ricorrere a provvedimenti amministrativi, adottare misure di diritto penale o discutere una nuova norma, mentre un altro può essere ancora intento a valutare la propria posizione.
Zurigo ha già compiuto passi verso un divieto, diventando così una presenza visibile nel dibattito nazionale. La sua esperienza potrebbe aiutare i legislatori a valutare come funzionerebbe concretamente un divieto. Il rapporto del Consiglio federale non offre un confronto completo delle misure cantonali e la fonte non indica tutti i Cantoni coinvolti.
Una legge federale potrebbe fissare definizioni comuni, standard di applicazione e tutele valide in tutto il Paese. Il dibattito politico stabilirà se tali norme integreranno le competenze cantonali o sostituiranno parti del sistema esistente.
La scarsità di dati non permette di valutare la portata del fenomeno
La Svizzera non è ancora in grado di stabilire quanto siano diffuse le pratiche di conversione. Nel rapporto, il Consiglio federale riconosce che la scarsità di dati impedisce di formulare una stima nazionale precisa. Questa lacuna lascia i responsabili politici senza un conteggio affidabile delle persone interessate, dei casi segnalati o dei contesti in cui queste pratiche si svolgono.
L’assenza di una cifra non riduce la preoccupazione espressa dal governo per i danni. A seconda delle circostanze, le pratiche di conversione possono causare sofferenza psicologica, ansia e depressione. Il rapporto avverte inoltre che possono compromettere l’autostima e le relazioni sociali. Questi rischi sono al centro della condanna, da parte del governo, delle pratiche volte a modificare l’orientamento sessuale.
Il rapporto non menziona un’indagine nazionale, non fornisce un totale dei casi e non suddivide le informazioni disponibili per Cantone. Non consente quindi di stabilire la prevalenza del fenomeno né di confrontare le regioni. Un’eventuale legislazione futura dovrà affrontare il problema della documentazione, introducendo modalità di segnalazione più chiare, definizioni uniformi e un monitoraggio affidabile.
Dati migliori potrebbero aiutare le autorità a capire dove le persone cercano aiuto e quali istituzioni potrebbero ricevere segnalazioni. Potrebbero inoltre mostrare se le misure cantonali vengono applicate e se le persone incontrano ostacoli nel segnalare queste condotte. Per ora, il governo ha illustrato i rischi, riconoscendo al contempo che la Svizzera non dispone di un quadro preciso della loro diffusione.
Un divieto federale entra nel dibattito legislativo
La posizione del Consiglio federale dà avvio a un dibattito legislativo, non lo conclude. Un divieto federale dovrebbe inserirsi nella ripartizione delle competenze in Svizzera e chiarire il rapporto tra le norme nazionali, l’amministrazione cantonale e il diritto penale. Il Parlamento dovrebbe inoltre decidere quali pratiche rientrerebbero nella legge e come le autorità dovrebbero indagarle e sanzionarle.
Il rapporto del governo indica una direzione politica, ma non presenta un progetto di legge né un calendario. Inoltre, non quantifica il numero delle persone interessate. Restano quindi importanti compiti per i legislatori, le autorità cantonali e le organizzazioni della società civile che hanno portato la questione all’attenzione pubblica.
Un quadro nazionale potrebbe rendere le tutele più comprensibili in tutta la Svizzera. Potrebbe offrire alle persone interessate e ai professionisti un punto di riferimento comune, indipendentemente dal fatto che vivano a Zurigo, Ginevra, in Ticino o in un altro Cantone. L’effetto concreto dipenderebbe dalla formulazione adottata dal Parlamento e dalle risorse disponibili per l’applicazione.
La prossima fase metterà alla prova la possibilità che la condanna generale del governo si traduca in una legge applicabile. In Svizzera sono già in vigore misure cantonali e vi sono proposte sul tavolo. Il Consiglio federale ha ora affermato che vale la pena perseguire un approccio federale, inserendo le pratiche di conversione nell’agenda legislativa nazionale.