cittadinanza
Un tribunale svizzero conferma la revoca della cittadinanza nonostante il rischio di apolidia
Il Tribunale amministrativo federale svizzero ha confermato la revoca della cittadinanza a un uomo naturalizzato, condannato in Francia per aver sostenuto il terrorismo, nonostante i timori legati al rischio di apolidia. Il caso offre l’occasione per esaminare la soglia giuridica per la revoca della naturalizzazione e i limiti della protezione della cittadinanza.

Un tribunale svizzero ha spianato la strada a una rara e importante revoca della cittadinanza. Il Tribunale amministrativo federale ha confermato la revoca della naturalizzazione di un uomo di 36 anni, nato in Bosnia-Erzegovina e diventato cittadino svizzero da bambino. In seguito, un tribunale francese lo ha condannato a diversi anni di carcere per aver contribuito a preparare atti terroristici.
Il procedimento in Francia riguardava il suo lavoro per lo Stato islamico. Gestiva canali di propaganda e reclutava nuovi membri per l’organizzazione. Dopo la sentenza francese, la Segreteria di Stato della migrazione, nota come SEM, ha avviato un procedimento separato in consultazione con le autorità argoviesi. Secondo la SEM, la sua condotta costituiva un reato grave e aveva arrecato un danno considerevole alla reputazione della Svizzera.
La decisione è importante perché l’uomo aveva avvertito che la revoca avrebbe potuto lasciarlo senza alcuna cittadinanza. Ha dichiarato di non essere più cittadino bosniaco, per cui quella svizzera era la sua ultima cittadinanza riconosciuta. Il Tribunale amministrativo federale ha tuttavia ritenuto che gli interessi di sicurezza alla base della revoca prevalessero sull’ingerenza nella sua vita privata e familiare.
La sentenza può ancora essere impugnata dinanzi al Tribunale federale. Fino alla conclusione della procedura, il caso rappresenta un’indicazione importante di come le autorità svizzere potrebbero trattare i cittadini naturalizzati condannati per reati legati al terrorismo.