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Swiss Observer

Tre Cantoni svizzeri denunciati per presunti legami storici con la schiavitù

Zurigo, Berna e Soletta devono rispondere a una denuncia penale per le accuse secondo cui i loro predecessori storici avrebbero contribuito a finanziare la schiavitù nel XVIII secolo. Il Ministero pubblico della Confederazione deve ora stabilire se vi siano i presupposti per avviare un’indagine.

Tre Cantoni svizzeri denunciati per presunti legami storici con la schiavitù
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Una denuncia presentata all’inizio di settembre ha portato il passato coloniale della Svizzera davanti ai procuratori federali. L’avvocata Catherine Reiter ha depositato l’atto per conto dell’attivista Shelley Moorhead, indicando i Cantoni di Zurigo, Berna e Soletta. La denuncia sostiene che i predecessori storici dei tre Cantoni abbiano contribuito a finanziare istituzioni e governi legati alla schiavitù nel XVIII secolo.

Il Ministero pubblico della Confederazione deve innanzitutto stabilire se le accuse soddisfino i criteri per un’indagine penale. La denuncia non dimostra che i Cantoni abbiano commesso un reato e la valutazione giuridica è ancora in corso. Chiede ai procuratori di esaminare le condotte di entità politiche precedenti, tra cui città-Stato che facevano parte della Vecchia Confederazione prima della nascita della Svizzera moderna.

Il caso si inserisce in un dibattito europeo sempre più ampio su come le istituzioni pubbliche debbano rendere conto delle ricchezze accumulate attraverso il commercio coloniale. In Svizzera la questione ha una rilevanza particolare perché il Paese non ha mai avuto un impero d’oltremare formale, ma commercianti, investitori, soldati e istituti finanziari partecipavano a reti economiche europee più ampie. La denuncia mira a verificare se questi legami storici possano ancora comportare conseguenze giuridiche.

Seguire le tracce finanziarie di Zurigo

Il rapporto di Hans Fässler ricostruisce le accuse attraverso investimenti, prestiti e finanze pubbliche. Lo storico, scrittore e attivista politico sangallese studia da anni i legami della Svizzera con il colonialismo e la schiavitù. Il suo lavoro esamina come i membri della Vecchia Confederazione partecipassero a un sistema economico che si estendeva ben oltre i confini svizzeri.

Per Zurigo, Fässler cita investimenti nella British South Sea Company, un’impresa coinvolta nella tratta transatlantica degli schiavi. Esamina inoltre le attività successive della Bank Leu, un istituto di proprietà statale che operava con la Corona danese e concedeva prestiti a società e banche legate all’agricoltura di piantagione e alla tratta degli schiavi. Secondo Fässler, queste transazioni permisero a Zurigo di trarre vantaggio dalle strutture coloniali.

Il suo resoconto attribuisce un ruolo centrale alle finanze pubbliche. Il presunto legame non dipende dal fatto che Zurigo gestisse direttamente delle piantagioni. Si basa sull’accusa che investimenti e crediti abbiano contribuito a sostenere istituzioni le cui entrate dipendevano dal lavoro forzato. I procuratori dovranno valutare le prove storiche, il ruolo di ciascuna istituzione e la responsabilità giuridica delle entità politiche che hanno ereditato o rappresentato tali interessi.

Ricostruire gli investimenti di Berna

Il presunto coinvolgimento di Berna risale a un investimento del 1719. Secondo il rapporto di Fässler, la città-Stato investì somme considerevoli nella British South Sea Company e detenne obbligazioni del governo danese per decenni. Le colonie caraibiche della Danimarca si basavano sul lavoro di persone schiavizzate e, secondo il rapporto, gli investimenti bernesi contribuirono a finanziare uno Stato legato a quel sistema, generando al contempo rendimenti per le casse bernesi.

L’accusa colloca le decisioni d’investimento pubblico nell’architettura finanziaria più ampia del colonialismo europeo. Le obbligazioni e le azioni societarie potevano trasferire denaro oltre frontiera senza che gli investitori dovessero recarsi in una piantagione, amministrarla o possederla direttamente. Fässler sostiene che questa distanza non cancellasse il rapporto economico tra capitale e lavoro forzato.

Il rapporto esamina anche il reggimento di fanteria di marina Karrer, in seguito noto come reggimento Hallwyl. Le truppe svizzere al servizio della Francia erano stanziate presso depositi navali e guarnigioni coloniali in America del Nord e nei Caraibi. Fässler scrive che i reparti combatterono contro popolazioni indigene e contribuirono a reprimere rivolte di schiavi. I Cantoni tollerarono questi impieghi, sebbene la fonte affermi che non fossero contemplati dai contratti di servizio mercenario allora in vigore. La rilevanza giuridica di queste azioni è oggi parte dell’argomentazione più ampia della denuncia.

Ricostruire il legame coloniale di Soletta

Il presunto legame di Soletta passa dalla Compagnia francese del Mississippi. Fässler segnala partecipazioni nella società, che sostenne l’espansione coloniale francese in America del Nord e si basava sul lavoro di persone schiavizzate. Il rapporto presenta queste partecipazioni insieme agli affari finanziari di Zurigo e agli investimenti bernesi, come prova del fatto che diversi centri politici svizzeri fossero esposti alle imprese coloniali.

Le fonti storiche sollevano anche una questione relativa alle conoscenze dell’epoca. Fässler ha esaminato resoconti di viaggio, giornali, opere accademiche, corrispondenza e biografie. Conclude che gli ambienti colti in Svizzera erano al corrente della tratta degli schiavi, dell’agricoltura di piantagione e delle condizioni subite dalle persone schiavizzate. Questa conclusione è rilevante per la denuncia perché mette in discussione l’idea che la schiavitù fosse del tutto sconosciuta agli investitori e ai funzionari europei.

Il caso non si limita quindi a seguire il denaro nei registri delle società. Si chiede che cosa sapessero i decisori quando acquistavano azioni, detenevano titoli di debito pubblico o autorizzavano il servizio militare. Le prove storiche possono dimostrare consapevolezza, partecipazione o profitto, ma i procuratori devono comunque collegare questi fatti a un reato riconosciuto dall’ordinamento giuridico pertinente. La distinzione sarà centrale per qualsiasi decisione del Ministero pubblico della Confederazione.

Valutare il caso attraverso i secoli

La questione giuridica più rilevante della denuncia riguarda il decorso del tempo. Reiter sostiene che ridurre in schiavitù le persone fosse già vietato in base ai principi prevalenti del diritto internazionale e che il divieto della schiavitù fosse entrato nel diritto internazionale consuetudinario al più tardi nel XVIII secolo. La denuncia sviluppa poi un’argomentazione più ampia sui crimini contro l’umanità, che, secondo Reiter, non sono soggetti a prescrizione.

Questa tesi permetterebbe di portare avanti la denuncia nonostante i secoli trascorsi dalle condotte contestate. Il Ministero pubblico della Confederazione deve valutare se gli atti storici descritti da Fässler rientrino nelle pertinenti categorie giuridiche e se i procuratori odierni possano attribuire responsabilità ai Cantoni attuali per decisioni prese dai loro predecessori.

L’autorità dovrà inoltre esaminare la giurisdizione, le prove e l’identità delle entità coinvolte. Oggi Zurigo, Berna e Soletta operano nell’ambito dello Stato federale svizzero fondato nel 1848, mentre la denuncia riguarda città-Stato e funzionari di epoche precedenti. La fonte non riferisce che i procuratori abbiano preso una decisione o avviato un’indagine. Fino alla decisione dell’autorità, le accuse restano quelle presentate da Reiter, Moorhead e Fässler e la loro validità giuridica deve ancora essere verificata.