Giustizia
Sperisen riporta la Svizzera davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo
L’ex capo della polizia guatemalteca Erwin Sperisen è tornato davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, sostenendo che la durata eccessiva del procedimento penale contro di lui in Svizzera viola il suo diritto a un’udienza entro un termine ragionevole.

Oltre 14 anni di procedimento penale hanno riportato Erwin Sperisen a Strasburgo. L’ex capo della polizia guatemalteca ha presentato una nuova istanza contro la Svizzera alla Corte europea dei diritti dell’uomo, sostenendo che la durata del caso viola il suo diritto a un’udienza entro un termine ragionevole.
L’istanza contesta i ritardi che si protraggono dopo l’ultima condanna di Sperisen a Ginevra. Nel settembre 2024 i tribunali cantonali lo hanno condannato a 14 anni di carcere per complicità nell’uccisione di sette detenuti in Guatemala. Secondo i suoi avvocati, il suo ricorso è pendente davanti al Tribunale federale svizzero da oltre 20 mesi.
Il caso sottopone nuovamente a esame la gestione da parte della Svizzera di un complesso procedimento penale internazionale. Sperisen, cittadino svizzero e guatemalteco, si è rifugiato in Svizzera con la famiglia nel 2007. Le autorità ginevrine lo hanno arrestato nel 2012, dando avvio a un iter giudiziario che è ormai passato per quattro processi.
La sua ultima istanza a Strasburgo segue una sentenza del 2023 della Corte europea dei diritti dell’uomo contro la Svizzera, che secondo il suo avvocato ha constatato una violazione del diritto a un equo processo. La nuova istanza verte sulla durata, mentre il ricorso nazionale è ancora pendente.
Quattro processi tengono aperto il caso ginevrino
Ginevra ha condannato Sperisen dopo quattro processi, ognuno dei quali ha riportato il caso davanti ai tribunali svizzeri. Il procedimento riguarda la morte di sette detenuti in un carcere guatemalteco e il presunto ruolo di Sperisen come complice. I tribunali ginevrini hanno inflitto l’ultima pena di 14 anni quando aveva 56 anni.
La difesa di Sperisen ha criticato la sentenza con toni insolitamente duri, definendola «un abuso di potere». I suoi avvocati richiamano il trattamento riservato agli altri imputati dello stesso caso. Affermano che tutti i coimputati di Sperisen sono stati assolti oppure hanno visto archiviare i loro procedimenti da tribunali esteri.
Un esempio è Javier Figueroa, un ex subordinato di Sperisen. Secondo la difesa, un tribunale austriaco ha assolto Figueroa 13 anni fa. Ciononostante, Ginevra ha condannato Sperisen come «complice di una persona assolta», una definizione che i suoi avvocati citano come prova di un esito incoerente.
Questi confronti rientrano nella più ampia contestazione della difesa nei confronti del procedimento svizzero. Non determinano l’esito del ricorso al Tribunale federale né quello dell’istanza a Strasburgo, ma mostrano perché il caso continui a generare controversie giuridiche in diverse giurisdizioni. La questione immediata per la Svizzera è se la massima autorità giudiziaria deciderà il ricorso nazionale prima che la Corte europea valuti la denuncia relativa ai ritardi.
La difesa contesta i giudici ginevrini
La difesa di Sperisen ha esteso la sua contestazione dalla sentenza alla condotta della magistratura ginevrina. Nel giugno 2025 ha presentato una denuncia penale al Ministero pubblico della Confederazione del Cantone di Ginevra contro diversi giudici ginevrini. I suoi avvocati li accusano di abuso d’autorità e diffamazione.
La difesa sostiene che i giudici abbiano violato deliberatamente la presunzione d’innocenza di Sperisen e ignorato le istruzioni del Tribunale federale. Ha inoltre chiesto la nomina di un procuratore straordinario esterno a Ginevra, invocando quello che definisce un «manifesto pregiudizio». Anche ex coimputati, tutti assolti secondo la difesa, hanno presentato ulteriori denunce contro membri della magistratura ginevrina.
Queste accuse sono affermazioni di Sperisen e dei suoi avvocati. La fonte non riferisce di una decisione definitiva sulle denunce né sulla richiesta di nominare un procuratore esterno. Anche il Tribunale federale non si è ancora pronunciato sul ricorso contro la condanna del 2024.
La successione delle procedure è rilevante. I tribunali nazionali devono occuparsi della condanna, mentre le autorità svizzere potrebbero dover rispondere alle denunce sulla condotta dei magistrati. A livello internazionale, Strasburgo esaminerà le argomentazioni sui diritti umani presentate contro la Svizzera. Ogni procedura segue le proprie regole, aggiungendo ulteriore tempo a un caso che dura già da oltre 14 anni.
Il Tribunale federale e Strasburgo fissano le prossime prove
La prossima decisione del Tribunale federale segnerà la fase svizzera di un caso già arrivato due volte in Europa. Secondo i suoi avvocati, il ricorso di Sperisen contro la condanna ginevrina del settembre 2024 è pendente da oltre 20 mesi. Finché il Tribunale non si pronuncia, il procedimento nazionale resta aperto.
L’istanza a Strasburgo pone un’altra questione in materia di diritti umani a cui la Svizzera dovrà rispondere. Secondo l’avvocato di Sperisen, la Corte europea dei diritti dell’uomo si è già pronunciata contro la Svizzera nel 2023 in relazione al diritto a un equo processo. Con la sua ultima denuncia, Sperisen chiede alla Corte di esaminare se anche la durata complessiva del procedimento abbia violato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Sperisen vive in Svizzera da quando vi si è rifugiato con la famiglia nel 2007. Il suo procedimento ha collegato Ginevra a crimini commessi durante il violento passato del Guatemala, sollevando al contempo interrogativi sul modo in cui i tribunali svizzeri trattano prove, imputati e ricorsi nei casi di dimensione internazionale.
Gli esiti potranno arrivare attraverso percorsi distinti. Il Tribunale federale potrà confermare, annullare o affrontare in altro modo la sentenza ginevrina. Strasburgo potrà decidere se la durata del procedimento abbia violato i diritti di Sperisen. Per le istituzioni svizzere, il caso mantiene sotto i riflettori pubblici i principi dell’equo processo, dell’imparzialità giudiziaria e dell’efficienza procedurale.