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Sperisen contesta alla Svizzera procedimenti giudiziari durati 14 anni

L’ex capo della polizia guatemalteca Erwin Sperisen ha nuovamente adito la Corte europea dei diritti dell’uomo contro la Svizzera, sostenendo che il procedimento a suo carico dura da oltre 14 anni. La sua ultima condanna, per complicità nell’uccisione di sette detenuti in Guatemala, è ancora pendente dinanzi al Tribunale federale svizzero.

AI24 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Sperisen contesta alla Svizzera procedimenti giudiziari durati 14 anni
AISWI swissinfo.ch

Oltre 14 anni di procedimenti giudiziari hanno riportato Erwin Sperisen davanti alla più alta corte europea per i diritti umani. L’ex capo della polizia guatemalteca ha presentato una nuova istanza contro la Svizzera alla Corte europea dei diritti dell’uomo, sostenendo che la durata del procedimento viola il suo diritto a essere giudicato entro un termine ragionevole.

La nuova iniziativa fa seguito a una condanna pronunciata dai tribunali ginevrini nel settembre 2024. I giudici hanno condannato il 56enne a 14 anni di carcere per complicità nell’uccisione di sette detenuti in Guatemala. Secondo i suoi avvocati, il ricorso è pendente dinanzi al Tribunale federale svizzero da oltre 20 mesi.

Il Tribunale federale non ha ancora deciso sul ricorso e la sentenza ginevrina resta quindi in sospeso. L’istanza presentata a Strasburgo aggiunge così una controversia distinta in materia di diritti umani a un procedimento penale già passato attraverso diverse fasi giudiziarie in Svizzera e sottoposto a scrutinio internazionale.

Il caso di Sperisen ha un peso particolare in Svizzera: è cittadino svizzero e guatemalteco e nel 2007 si è rifugiato nel Paese con la famiglia. È stato arrestato a Ginevra nel 2012. Da allora, i tribunali ginevrini lo hanno giudicato quattro volte e ogni volta lo hanno condannato, secondo quanto riferito da Swissinfo.

Il ricorso al Tribunale federale è ancora pendente

L’ultima condanna attende da oltre 20 mesi una decisione a Berna. Secondo gli avvocati di Sperisen, questo ritardo si inserisce in una situazione più ampia che tiene aperto il procedimento penale da oltre 14 anni.

La difesa impugna dinanzi al Tribunale federale la sentenza ginevrina del settembre 2024. A suo avviso, la decisione costituisce «un abuso di potere» e il procedimento svizzero presenta vizi procedurali. Il ricorso è ancora pendente, quindi la condanna non è definitiva in Svizzera.

Il caso ha già richiesto ripetute udienze a Ginevra. Ogni nuovo processo ha mantenuto davanti ai tribunali svizzeri le accuse relative alle uccisioni nelle carceri guatemalteche, nonostante le modifiche agli atti e le precedenti decisioni. L’ultima sentenza ha nuovamente riconosciuto Sperisen colpevole di complicità, conclusione che lui contesta.

La Convenzione europea dei diritti dell’uomo garantisce agli imputati il diritto a un’udienza entro un termine ragionevole. Strasburgo dovrà esaminare la nuova denuncia secondo le proprie procedure. L’intervento della Corte non sostituisce il ruolo del Tribunale federale nel decidere il ricorso penale e, in base alle informazioni disponibili, non è possibile dire quando si concluderà l’uno o l’altro procedimento.

Il caso guatemalteco mantiene una dimensione transfrontaliera

I procedimenti ginevrini collegano il diritto penale svizzero alle violenze del passato in Guatemala. Prima di trasferirsi in Svizzera, Sperisen era a capo della polizia guatemalteca. In seguito, i tribunali hanno esaminato il suo presunto ruolo nella morte di detenuti. L’ultimo procedimento riguardava l’uccisione di sette detenuti e si è concluso con una condanna a 14 anni per complicità.

La difesa ha richiamato l’esito diverso dei procedimenti a carico di altre persone coinvolte nel caso. Secondo gli avvocati di Sperisen, tutti i suoi coimputati sono stati assolti o i loro procedimenti sono stati archiviati da tribunali stranieri. Citano l’ex subordinato Javier Figueroa, assolto in Austria 13 anni fa.

Questo confronto è centrale nell’argomentazione della difesa. Nel 2024 i giudici ginevrini hanno condannato Sperisen, benché, secondo i suoi avvocati, la persona che descrivono come l’autore materiale fosse stata assolta all’estero. Gli avvocati hanno definito il loro cliente «il complice di una persona assolta».

I tribunali svizzeri sono comunque giunti alle proprie conclusioni dopo ripetuti procedimenti. Il caso illustra le complicazioni giuridiche che si presentano quando presunti reati commessi all’estero sono perseguiti in Svizzera, in particolare quando prove, testimoni e precedenti decisioni giudiziarie sono distribuiti tra diverse giurisdizioni.

La difesa contesta l’operato della magistratura ginevrina

La difesa di Sperisen ha rivolto la propria attenzione anche alla magistratura ginevrina. Nel giugno 2025 ha presentato una denuncia penale alla Procura generale del Cantone di Ginevra contro diversi giudici. I suoi avvocati li accusano di abuso d’autorità e diffamazione.

La difesa sostiene che i giudici abbiano violato deliberatamente la presunzione d’innocenza di Sperisen e ignorato le istruzioni del Tribunale federale. Ha inoltre denunciato una «manifesta parzialità» e chiesto la nomina di un procuratore straordinario esterno a Ginevra. Secondo quanto riferito, anche ex coimputati, tutti assolti, hanno presentato ulteriori denunce penali contro membri della magistratura ginevrina.

Queste denunce sono distinte dal ricorso penale e dalla nuova istanza a Strasburgo. Non determinano se la condanna del 2024 resterà valida. La loro rilevanza sta nell’allargamento della controversia sul modo in cui Ginevra ha gestito un caso tornato per quattro volte davanti ai suoi tribunali.

La presunzione d’innocenza resta un principio fondamentale della procedura penale svizzera finché una condanna non diventa definitiva. Il Tribunale federale esaminerà gli argomenti giuridici contro la sentenza ginevrina. Nel frattempo, Strasburgo valuterà la denuncia relativa ai diritti umani nell’ambito della Convenzione europea.

La Svizzera è sottoposta a un ulteriore esame sui diritti umani

La Svizzera è ora sottoposta a un nuovo esame sulla durata e sull’equità di un caso che nel 2023 ha già portato a una decisione di Strasburgo. Un avvocato di Sperisen ha dichiarato che la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva già riconosciuto una violazione, da parte della Svizzera, del diritto del suo assistito a un equo processo. La nuova istanza riguarda la durata del procedimento, compreso il tempo impiegato per il ricorso attualmente pendente dinanzi al Tribunale federale.

I prossimi passi dipendono da due istituzioni. Il Tribunale federale svizzero deve decidere il ricorso contro la condanna ginevrina del settembre 2024. La Corte europea dei diritti dell’uomo deve prima esaminare la nuova istanza e stabilire come procedere secondo le norme sull’ammissibilità.

Per i tribunali svizzeri, il caso solleva questioni pratiche sui limiti dei processi ripetuti, sulla gestione delle prove straniere e sulla necessità di concludere procedimenti complessi. Per Sperisen, l’iter giudiziario è ancora in corso a oltre un decennio dal suo arresto a Ginevra.

Non è stato annunciato alcun esito definitivo per nessuno dei due procedimenti. Finché il Tribunale federale non si pronuncerà, la condanna del 2024 resterà impugnata. La denuncia a Strasburgo aggiunge un ulteriore esame internazionale a un caso che ha già messo alla prova il sistema giudiziario penale svizzero oltre i confini nazionali.