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La Russia cerca di influenzare il voto svizzero sulla neutralità
Le notizie secondo cui la Russia starebbe cercando di influenzare il voto del 27 settembre sulla neutralità in Svizzera sollevano interrogativi sulle ingerenze straniere nella democrazia diretta.

Messaggi legati alla Russia sono entrati nella campagna sulla neutralità in Svizzera settimane prima che gli elettori si rechino alle urne. Il 27 settembre 2026 gli elettori svizzeri decideranno se sancire nella Costituzione una definizione più restrittiva della neutralità. Le inchieste esaminate da SRF e citate da Le News documentano una campagna fatta di articoli favorevoli, promozione sui social media e dichiarazioni pubbliche di funzionari russi.
Il materiale documentato comprende articoli pubblicati da RT DE, una testata finanziata dal Cremlino. Gli articoli criticano il Consiglio federale, contrario all’iniziativa, e presentano la proposta in modo favorevole. Diversi articoli riportano il nome di Hans-Ueli Läppli, benché non sia stato identificato alcun giornalista con questo nome. Il nome è associato anche a un soldato svizzero immaginario e ingenuo, creato dal comico Alfred Rasser.
Questi elementi documentano un tentativo di influenzare il dibattito. Non dimostrano che le attività russe determineranno il risultato, né che tutti i sostenitori dell’iniziativa agiscano per conto di Mosca. Ulrich Schmid, professore di studi sull’Europa orientale all’Università di San Gallo, si aspetta che la campagna abbia scarso effetto nell’immediato. La considera comunque parte di una strategia del Cremlino a più lungo termine, volta a orientare le percezioni e a indebolire la fiducia nelle istituzioni occidentali.
La Costituzione alla prova delle sanzioni
L’iniziativa sposterebbe la neutralità da un ampio principio politico verso una regola costituzionale più restrittiva. La proposta centrale è vietare le sanzioni contro gli Stati coinvolti in conflitti armati. In base al testo riportato, resterebbero escluse le misure con cui la Svizzera adempie agli obblighi derivanti dall’appartenenza alle Nazioni Unite.
La modifica è rilevante perché Berna ha adottato sanzioni contro la Russia in risposta all’invasione dell’Ucraina. Il Consiglio federale è contrario all’iniziativa, mentre i suoi sostenitori sostengono che una definizione costituzionale più restrittiva tutelerebbe l’indipendenza della Svizzera e impedirebbe al Paese di essere trascinato in conflitti stranieri.
La neutralità svizzera è già delimitata da norme giuridiche precise. È permanente, vale in tempo di pace e di guerra, e armata: la Svizzera deve difendere il proprio territorio e il proprio status neutrale. Il diritto internazionale della neutralità vieta al Paese di partecipare a una guerra, fornire sostegno militare a una parte belligerante o aderire a un’alleanza militare che potrebbe trascinarlo in un conflitto.
L’iniziativa inciderebbe quindi sul margine di manovra del governo nel reagire a guerre future. Inserirebbe inoltre nella Costituzione un’interpretazione controversa della neutralità, rendendo più difficili successive modifiche politiche. Il voto di settembre riguarda i poteri interni della Svizzera tanto quanto la sua immagine internazionale.
Distinguere le prove dalle affermazioni politiche
Le prove più chiare finora riguardano le attività dei media e la diffusione dei contenuti, non dimostrano l’esistenza di un’operazione clandestina in Svizzera. RT DE si è concentrata sulle sanzioni svizzere contro la Russia e sull’opposizione del Consiglio federale all’iniziativa. Un articolo attribuito all’inafferrabile Läppli esortava a usare maggiormente X, TikTok e Instagram, indicando una strategia pensata per diffondersi ripetutamente online.
Anche rappresentanti russi hanno promosso direttamente l’iniziativa, tra cui una portavoce del ministero degli Esteri russo. Gli attori russi diffondono gran parte dei loro contenuti sui social media, dove i messaggi possono circolare senza i controlli redazionali applicati dalle emittenti e dai giornali svizzeri.
SEPOS, la Segreteria di Stato della politica di sicurezza, ha dichiarato a SRF che la disinformazione straniera e le attività di influenza sponsorizzate da Stati e dirette contro la Svizzera sono in aumento. Il progetto di strategia di politica di sicurezza avverte che queste operazioni possono polarizzare la società, influenzare elezioni e votazioni e minare la fiducia nelle istituzioni democratiche. Il documento identifica in particolare l’uso di lunga data della disinformazione da parte della Russia per destabilizzare i Paesi occidentali.
Le inchieste disponibili non quantificano la portata dei contenuti russi né mostrano quanti elettori svizzeri li abbiano incontrati. La distinzione è importante. Le attività di influenza sono documentate. Il loro impatto elettorale resta una valutazione, non un fatto accertato.
Il modello svizzero nel contesto europeo
La neutralità svizzera è un caso particolare, anche rispetto ai circa dieci Paesi che continuano a definirsi neutrali. Il suo status fu riconosciuto dalle grandi potenze al Congresso di Vienna nel 1815 e il modello moderno combina la neutralità permanente con la capacità armata di difendere il Paese.
Per certi aspetti l’Austria condivide la concezione svizzera della neutralità, ma la sua posizione si colloca all’interno dell’Unione europea. Dal 1868, quando ha abolito il proprio esercito, il Liechtenstein fa affidamento su una stretta cooperazione con la Svizzera. Costa Rica e Malta seguono percorsi giuridici e strategici diversi. Il termine «neutrale» non indica quindi un unico modello di politica estera.
La posizione svizzera è inoltre influenzata dalla mancata appartenenza all’UE. Berna dispone di maggiore margine per definire la propria politica, pur dovendo conciliare il diritto internazionale, i legami economici e le esigenze di sicurezza. La guerra in Ucraina ha messo alla prova questo equilibrio. La Finlandia ha aderito alla NATO nel 2023 e la Svezia l’ha seguita nel 2024, riducendo il numero di Stati europei non appartenenti ad alleanze militari.
L’iniziativa sottoporrebbe la versione svizzera della neutralità a una definizione costituzionale più restrittiva di quella adottata da molti altri Stati neutrali. Ecco perché il dibattito va oltre l’immediata controversia sulle sanzioni. Riguarda il modo in cui un Paese piccolo e con forti legami economici interpreta la propria indipendenza, mentre gli assetti di sicurezza in Europa continuano a cambiare.
Rafforzare il voto prima dello spoglio
Alla fine del 2025 il Consiglio federale ha istituito un gruppo di lavoro per migliorare la risposta del governo alle ingerenze straniere. SEPOS ha proposto un monitoraggio più incisivo, avvisi al pubblico e un controllo più attento delle grandi piattaforme online. Il Parlamento sta valutando ulteriori misure, tra cui iniziative per identificare gli attori stranieri dietro le campagne di influenza ed eventuali nuove risorse o competenze per il servizio informazioni.
Queste proposte contribuiranno a definire la risposta più ampia della Svizzera, qualunque sia l’esito del voto di settembre. La democrazia diretta offre agli attori stranieri un bersaglio immediato, perché una singola votazione nazionale può determinare un importante orientamento politico. Al tempo stesso, permette agli elettori di correggere in modo particolarmente diretto le affermazioni fuorvianti, attraverso il dibattito pubblico, l’esame delle campagne e il giornalismo indipendente.
Per i cittadini svizzeri, il compito immediato è valutare le conseguenze costituzionali dell’iniziativa. La campagna russa fornisce un contesto su chi potrebbe trarre vantaggio da una regola di neutralità più restrittiva, ma non chiarisce se tale regola sia nell’interesse della Svizzera. Né il sostegno all’iniziativa dimostra una fedeltà a potenze straniere.
Il voto metterà alla prova sia la politica sia la capacità di resistenza del Paese. La Svizzera deve tutelare la credibilità del voto, consentendo al contempo un legittimo disaccordo sulle sanzioni, sulla neutralità e sui rapporti con l’Europa. Il risultato sarà registrato il 27 settembre. Il dibattito sulle ingerenze straniere continuerà anche dopo lo spoglio.