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Swiss Observer

Per il procuratore federale, la ’Ndrangheta è radicata in Svizzera

Il procuratore federale svizzero ha dichiarato, all’udienza conclusiva di un processo alla ’Ndrangheta, che l’organizzazione mafiosa è radicata nel Paese da decenni. Il caso riguarda un uomo di 59 anni accusato di aver agito da mente logistica e finanziaria del gruppo.

AI2 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Per il procuratore federale, la ’Ndrangheta è radicata in Svizzera
AISWI swissinfo.ch

Il procuratore federale ha approfittato dell’udienza conclusiva del 2 settembre 2026 per descrivere la ’Ndrangheta come una presenza di lunga data in Svizzera. Intervenendo presso il Tribunale penale federale a Bellinzona, ha affermato che l’organizzazione è radicata nel Paese da diversi decenni e si estende nel suo tessuto sociale, economico e istituzionale.

Le sue dichiarazioni hanno conferito al processo un’importanza che va oltre le accuse rivolte a un singolo imputato. L’accusa ha presentato il procedimento come una conferma delle preoccupazioni espresse da molti anni sulla presenza della mafia calabrese in Svizzera. La ’Ndrangheta è una delle organizzazioni criminali più potenti d’Italia, ma il materiale di partenza non sostiene che tutte le persone o istituzioni menzionate nell’allarme del procuratore siano coinvolte in attività criminali.

Il caso riguarda un uomo di 59 anni accusato di aver agito in Svizzera da mente logistica e finanziaria dell’organizzazione. Il ruolo che gli viene attribuito dall’accusa pone al centro del procedimento il denaro, il coordinamento e il sostegno operativo. Il tribunale deve ora esaminare le prove e le imputazioni prima di pronunciare la sentenza. L’imputato è presunto innocente fino a prova contraria.

Il caso ruota attorno a un presunto responsabile delle finanze

Secondo l’accusa, l’attività attribuita all’imputato è durata quasi 20 anni. Nella requisitoria conclusiva, il procuratore federale lo ha descritto come un esempio di come la presenza della ’Ndrangheta abbia messo radici in Svizzera e si sia estesa nel tempo.

Il procuratore ha affermato che l’imputato non si è limitato ad aiutare a insediare l’organizzazione. Secondo l’accusa, le avrebbe permesso di prosperare «ampiamente» per quasi due decenni. Questa descrizione indica un ruolo duraturo, anziché un episodio isolato, anche se il resoconto pubblicato non fornisce una ricostruzione dettagliata delle presunte transazioni, dei luoghi o delle persone coinvolte.

L’accusa ha individuato due ambiti di responsabilità collegati: la logistica e le finanze. Per un’organizzazione criminale, queste funzioni possono agevolare gli spostamenti, le comunicazioni e la gestione dei fondi. In questo caso, tuttavia, le fonti disponibili non precisano quali singoli atti siano alla base delle imputazioni. Questi dettagli, insieme alla posizione della difesa, saranno importanti per la valutazione del tribunale.

Il procedimento ruota quindi attorno alle prove presentate contro un solo uomo, anche se il procuratore le inserisce in un quadro più ampio della criminalità organizzata in Svizzera. La sentenza stabilirà quali accuse, se del caso, siano state provate.

L’allarme va oltre un singolo Cantone

Il procuratore ha descritto la presunta portata dell’organizzazione in tre ambiti della vita pubblica svizzera: sociale, economico e istituzionale. Questa formulazione amplia la rilevanza del procedimento di Bellinzona, che va oltre una singola rete o un singolo Cantone.

Il resoconto non menziona aziende, enti pubblici o comunità specifici legati alla ’Ndrangheta. Non fornisce neppure cifre sul numero di affiliati, sui beni o sui proventi criminali. Sono limiti importanti. L’allarme del procuratore descrive la portata e la durata della presunta presenza, mentre spetta al tribunale decidere sulle questioni di fatto sollevate dall’atto d’accusa.

Le autorità federali svizzere perseguono i casi che oltrepassano i confini cantonali o internazionali. Il Tribunale penale federale di Bellinzona sta giudicando il caso in Ticino, un Cantone con stretti legami geografici ed economici con l’Italia settentrionale. Questo contesto conferisce al procedimento una dimensione specificamente svizzera, mentre l’organizzazione contestata ha le sue origini in Calabria.

Il linguaggio dell’accusa riflette una preoccupazione per la sicurezza che va oltre la criminalità di strada tradizionale. Descrive la criminalità organizzata come una struttura capace di durare nel tempo grazie a relazioni, canali finanziari e sostegno logistico. Spetta ai giudici stabilire se le prove dimostrino l’esistenza di una simile struttura in questo caso.

Il tribunale valuta ora le prove

Il prossimo passaggio decisivo è la sentenza del tribunale, non l’allarme del procuratore. La requisitoria conclusiva ha portato al centro dell’attenzione pubblica la presunta rete della ’Ndrangheta e il ruolo attribuito all’imputato, ma un discorso conclusivo non dimostra la colpevolezza.

Il Tribunale penale federale deve valutare le prove riguardanti l’uomo di 59 anni imputato, compresa l’accusa secondo cui avrebbe coordinato la logistica e le finanze per quasi 20 anni. Il tribunale dovrà inoltre esaminare se l’accusa abbia dimostrato il legame dell’imputato con l’organizzazione e le specifiche condotte contestate. Il materiale di partenza non indica quando i giudici pronunceranno la sentenza né quale pena abbia chiesto l’accusa.

Per la Svizzera, il caso rappresenta una verifica pubblica del modo in cui la giustizia federale tratta le accuse legate a un’organizzazione mafiosa internazionale che, secondo l’accusa, è presente nel Paese da molto tempo. Porta inoltre sotto esame la resilienza delle istituzioni, la vigilanza finanziaria e la cooperazione transfrontaliera, anche se il resoconto pubblicato non fornisce dettagli su future indagini o misure politiche.

Fino alla sentenza del tribunale, i fatti accertati si limitano a questo: secondo i procuratori, la ’Ndrangheta è radicata in Svizzera da decenni e un uomo è accusato di averla aiutata a operare. La sentenza stabilirà che cosa dimostrano le prove.