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La commissione parlamentare di vigilanza critica la gestione svizzera dell’acquisto degli F-35
Una commissione parlamentare di vigilanza ha accusato il governo svizzero e il Dipartimento della difesa di gravi carenze amministrative nell’acquisto di 36 caccia F-35. Secondo la commissione, con gli Stati Uniti non è stato concluso alcun accordo a prezzo fisso, nonostante le rassicurazioni categoriche fornite al Parlamento e al pubblico. Ciò solleva interrogativi sulla responsabilità e sui costi finali del programma.

La commissione parlamentare di vigilanza svizzera ha constatato che il governo non ha mai ottenuto il prezzo fisso addotto per giustificare l’acquisto degli F-35. La conclusione tocca il cuore di un programma di acquisto che ha già costretto Berna a chiedere centinaia di milioni di franchi di finanziamenti supplementari.
In un rapporto pubblicato l’8 settembre 2026, l’organo di vigilanza parlamentare del Consiglio nazionale, noto come CdG-N, ha affermato che con gli Stati Uniti non era stato concordato alcun prezzo forfettario fisso per i 36 caccia F-35A. Secondo la commissione, ciò rende difficile comprendere le rassicurazioni categoriche date dal Dipartimento della difesa al Parlamento e al pubblico.
Il Dipartimento aveva presentato ripetutamente l’acquisto degli aerei come un’operazione da 6 miliardi di CHF a prezzo fisso. Un anno fa il governo ha riconosciuto che l’accordo non poteva essere mantenuto e ha chiesto un credito aggiuntivo di poco meno di 400 milioni di CHF, pari a circa 495 milioni di dollari. In seguito ha dichiarato che i costi più elevati avrebbero permesso alla Svizzera di acquistare solo circa 30 aerei.
Il rapporto sposta il dibattito dall’aumento dei prezzi alla responsabilità amministrativa. Individua debolezze nella gestione dei negoziati, nella vigilanza interna e nella circolazione delle informazioni, riportando il programma F-35 sotto i riflettori a Berna.
Il rapporto denuncia l’assenza di controlli
Secondo la CdG-N, il Dipartimento della difesa ha avviato trattative cruciali senza un mandato negoziale chiaro. Questa omissione ha lasciato i funzionari senza un quadro documentato per tutelare la posizione della Svizzera mentre gli Stati Uniti rivedevano le condizioni finanziarie.
La commissione ha criticato anche le dimensioni e la struttura del gruppo negoziale. Stando al rapporto di 95 pagine, un numero molto ristretto di persone ha seguito i colloqui, mentre il Dipartimento non ha gestito il processo con sufficiente attenzione. Le informazioni non circolavano in modo adeguato all’interno dell’amministrazione né raggiungevano le autorità politiche incaricate della vigilanza.
La critica più incisiva del rapporto riguarda i controlli interni. «In alcune fasi mancava persino la forma più elementare di vigilanza», si legge, con un riferimento specifico al semplice principio del doppio controllo. In pratica, le decisioni e le informazioni principali non venivano verificate regolarmente da una seconda persona o da un altro organo responsabile.
Le conclusioni della commissione non dimostrano che gli Stati Uniti abbiano violato un contratto forfettario a prezzo fisso firmato. Dimostrano invece che le autorità svizzere hanno presentato l’accordo con un grado di certezza che il contenuto effettivo dell’intesa non giustificava. La distinzione è importante per le finanze pubbliche, poiché il Parlamento ha approvato il programma sulla base delle rassicurazioni del governo in merito ai costi e alla portata dell’acquisto.
La CdG-N ha definito inadeguata l’organizzazione dei negoziati, aumentando la pressione sul Dipartimento della difesa affinché chiarisca chi sapeva cosa e quando.
I costi più elevati riducono la flotta
La flotta svizzera prevista è già passata da 36 a circa 30 aerei, mentre i costi aumentano. Il cambiamento quantifica le conseguenze dell’accordo sui prezzi fallito, anche se i costi finali e il calendario degli acquisti dipendono ancora da ulteriori decisioni.
Il programma iniziale prevedeva 36 caccia F-35A di fabbricazione statunitense per 6 miliardi di CHF. Dopo che gli Stati Uniti hanno chiesto pagamenti supplementari, il governo ha chiesto al Parlamento quasi 400 milioni di CHF di finanziamenti aggiuntivi. Secondo il rapporto in questione, il credito supplementare era destinato a coprire i costi richiesti dagli Stati Uniti.
Il governo ha poi annunciato che l’onere supplementare avrebbe ridotto a circa 30 il numero di aerei che la Svizzera poteva acquistare. Si tratta di circa sei caccia in meno rispetto al piano iniziale, anche se la fonte non indica un calendario definitivo delle consegne né il prezzo totale aggiornato.
La controversia ha riacceso le polemiche che avevano accompagnato la decisione sugli F-35 nel 2021, quando gli elettori svizzeri avevano approvato di misura l’acquisto di nuovi aerei da combattimento. Il programma, noto come Air2030, era stato concepito per sostituire i vetusti F/A-18 e F-5 e rafforzare la difesa aerea svizzera.
Per il Parlamento, la questione immediata è se l’acquisto possa ancora garantire le capacità militari presentate agli elettori e ai parlamentari, restando entro un budget politicamente accettabile.
Gli ex funzionari sotto esame
Il rapporto cita l’ex ministra della difesa Viola Amherd e l’ex responsabile del progetto Air2030 Darko Savic tra le personalità legate alle carenze nell’acquisto. Entrambi hanno lasciato i loro incarichi nella primavera del 2025, prima che l’intera portata dei costi supplementari diventasse pubblica.
Le conclusioni della CdG-N attribuiscono le responsabilità all’intera catena amministrativa, anziché concentrarsi soltanto sulla controversia relativa al prezzo finale. La commissione ha esaminato la cronologia dei negoziati e individuato carenze nella preparazione, nella supervisione e nella condivisione delle informazioni. Ha criticato in particolare il fatto che il Dipartimento della difesa non avesse definito un mandato negoziale prima dell’avvio dei colloqui con Washington.
La tempistica ha intensificato l’esame politico. Nelle precedenti dichiarazioni pubbliche il governo aveva presentato i 6 miliardi di CHF come un tetto fisso, mentre la successiva richiesta di quasi 400 milioni di CHF ha messo in luce lo scarto tra il messaggio politico e la realtà dei negoziati. La commissione ha affermato di non riuscire a comprendere le rassicurazioni categoriche date al Parlamento e al pubblico.
Il rapporto in questione non afferma che gli ex funzionari abbiano personalmente autorizzato un pagamento illecito, né li ritiene responsabili di ogni decisione presa nell’ambito del programma. Registra critiche sul modo in cui l’acquisto è stato organizzato e gestito durante il loro mandato.
Le conclusioni lasciano al Parlamento il compito di valutare se le regole vigenti in materia di acquisti pubblici offrano una protezione sufficiente quando la Svizzera negozia importanti contratti di difesa con un fornitore estero.
Il Parlamento valuta i prossimi passi
La Svizzera deve ora conciliare una flotta prevista più ridotta con le promesse in materia di capacità e costi fatte al momento dell’approvazione di Air2030. Il rapporto della CdG-N fornisce al Parlamento una ricostruzione dettagliata delle carenze, ma non definisce i prossimi passi finanziari o militari dell’acquisto.
Dopo aver riconosciuto che il prezzo iniziale non poteva essere mantenuto, il governo dovrà spiegare come intende procedere. Dovrà chiarire lo stato del credito supplementare, il numero di aerei da consegnare e le conseguenze del passaggio da 36 a circa 30 caccia per la pianificazione del servizio di polizia aerea e della difesa aerea.
La posta in gioco politica va oltre il Dipartimento della difesa. Il programma F-35 è uno dei maggiori acquisti pubblici recenti della Svizzera e la sua gestione influenzerà il modo in cui il Parlamento valuterà i futuri contratti militari. Mandati chiari, linee gerarchiche documentate e controlli indipendenti potrebbero diventare richieste centrali nel dibattito che seguirà.
Le critiche della CdG-N mettono alla prova anche il rapporto tra il governo e il pubblico. Nel 2021 gli elettori svizzeri hanno approvato l’acquisto dopo una campagna incentrata sulla sostituzione degli aerei vetusti e sul mantenimento della sicurezza nazionale. Non hanno votato per un impegno senza limiti ad assorbire costi che i funzionari avevano descritto come fissi.
Il rapporto della commissione offre ora ai parlamentari una base per chiedere spiegazioni all’amministrazione, mentre il Dipartimento della difesa è chiamato a ripristinare la fiducia in un programma di cui sono cambiati sia il prezzo sia la portata.