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Swiss Observer

Le pompe di calore riscaldano ormai un edificio abitativo svizzero su quattro

Secondo dati recenti, oggi un edificio abitativo svizzero su quattro è dotato di una pompa di calore. Sebbene la diffusione sia aumentata nettamente, petrolio e gas riscaldano ancora circa la metà degli 1,8 milioni di edifici abitativi del Paese, lasciando ampio margine per proseguire la transizione.

AI22 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Le pompe di calore riscaldano ormai un edificio abitativo svizzero su quattro
AILe News

Nel 2025 un edificio abitativo svizzero su quattro era dotato di una pompa di calore, un aumento di sei volte rispetto al 2000 e un chiaro cambiamento nel mercato del riscaldamento del Paese. I dati dell’Ufficio federale di statistica mostrano che le pompe di calore stanno passando da una soluzione di nicchia a una scelta sempre più diffusa nelle costruzioni svizzere.

Il cambiamento è particolarmente evidente nelle abitazioni più recenti. Tre quarti delle case costruite nell’ultimo decennio utilizzano una pompa di calore, che è così diventata il sistema di riscaldamento più diffuso nelle nuove costruzioni. Gli edifici nuovi offrono quindi l’indicazione più chiara della direzione del mercato, anche se il parco immobiliare nel suo insieme cambia più lentamente.

La sfida che resta da affrontare è considerevole. In Svizzera ci sono circa 1,8 milioni di edifici abitativi e il petrolio ne riscalda ancora il 33%. Il gas copre un ulteriore 17%. Insieme, questi combustibili servono circa la metà del parco edilizio.

Le pompe di calore sono installate nel 25% degli edifici, mentre la legna fornisce calore al 12% e l’elettricità al 7%. I dati descrivono un sistema abitativo in transizione, nel quale la velocità di sostituzione degli impianti, le decisioni di risanamento e le infrastrutture locali determinano quanto rapidamente gli edifici più vecchi abbandoneranno i combustibili fossili.

Considerando le economie domestiche, i combustibili fossili sono ancora predominanti

Il petrolio resta la fonte di riscaldamento più comune in Svizzera, nonostante sia in calo da tempo. Nel 2025 riscaldava il 33% degli edifici abitativi, una quota molto inferiore rispetto a quella di quattro decenni fa. Il gas serviva il 17% degli edifici, mentre le pompe di calore erano arrivate al 25%.

Il quadro è meno favorevole se si considerano le economie domestiche. Nel 2025 solo il 22% delle economie domestiche svizzere era riscaldato con una pompa di calore. I combustibili fossili coprivano ancora il 58%, compreso il 32% con riscaldamento a olio e il 25% a gas.

La differenza dipende dalla struttura del patrimonio abitativo svizzero. Un unico edificio plurifamiliare può ospitare decine di abitazioni, perciò un solo impianto a gas o a olio può riscaldare molte economie domestiche. Le case unifamiliari, invece, hanno più spesso un impianto di riscaldamento proprio. Le pompe di calore erano presenti nel 30% delle case unifamiliari, una quota superiore alla media nazionale degli edifici.

Questa distinzione è importante sia per la politica sia per la comprensione da parte del pubblico. Il fatto che un quarto degli edifici abbia una pompa di calore non significa che un quarto di tutte le abitazioni svizzere abbia effettuato il passaggio. Gli edifici plurifamiliari urbani, gli immobili più vecchi e gli impianti di riscaldamento condivisi restano componenti importanti della transizione nazionale.

La differenza tra città e campagna

Le scelte di riscaldamento in Svizzera variano nettamente tra comuni urbani e rurali. Secondo l’Ufficio federale di statistica, il gas riscaldava il 29% degli edifici urbani, ma solo il 4% di quelli rurali. La differenza riflette l’estensione delle reti del gas, la densità edilizia e la diffusione degli impianti di riscaldamento condivisi nelle città.

Nelle zone rurali ci sono più case unifamiliari, nelle quali le pompe di calore sono già installate nel 30% degli edifici. Chi sostituisce una caldaia individuale a olio può scegliere direttamente la nuova tecnologia; negli edifici plurifamiliari, invece, servono spesso l’accordo dei proprietari, investimenti a livello di edificio e un’attenta pianificazione in relazione alle infrastrutture energetiche esistenti.

I modelli di riscaldamento variano anche da un Cantone all’altro, seguendo queste differenze geografiche più ampie. I dati di riferimento mostrano una mappa nazionale diversificata, non un unico modello svizzero. Anche l’età delle costruzioni ha un ruolo decisivo. Nelle abitazioni edificate nell’ultimo decennio, il 75% degli edifici utilizza pompe di calore, una quota molto superiore a quella del parco edilizio nel suo complesso.

I dati indicano che le priorità differiscono da un luogo all’altro. Le nuove costruzioni adottano rapidamente le pompe di calore. Il lavoro più impegnativo riguarda gli edifici urbani e suburbani più vecchi, dove sostituire un impianto condiviso a combustibili fossili può coinvolgere più economie domestiche, richiedere ingenti investimenti e comportare modifiche all’edificio stesso.

La Svizzera a confronto con l’Europa

La Svizzera si colloca a metà strada nel mercato europeo delle pompe di calore. Nel 2024 l’Associazione europea delle pompe di calore ha censito 168 pompe di calore installate ogni 1’000 economie domestiche svizzere. La Svizzera era così molto distanziata dalla Norvegia, con 632 ogni 1’000, dalla Finlandia con 524 e dalla Svezia con 496.

Anche diversi altri Paesi hanno registrato una diffusione maggiore: l’Estonia con 351, la Danimarca con 217 e la Francia con 204. La Svizzera era invece avanti all’Italia, con 160, all’Austria con 127, alla Spagna con 87 e ai Paesi Bassi con 79. La Germania ne contava 54, mentre nel Regno Unito c’erano appena 19 pompe di calore ogni 1’000 economie domestiche.

La posizione della Svizzera appare meno favorevole se si considera la fonte energetica. Nel 2024 il petrolio e i prodotti petroliferi fornivano circa il 28,1% dell’energia usata per il riscaldamento degli ambienti in Svizzera, contro il 12,7% nell’Unione europea. Il ricorso al petrolio era molto più basso in Svezia e nei Paesi Bassi, allo 0,8%, e in Finlandia, all’1,3%.

Il confronto mostra sia i progressi sia il lavoro ancora da fare. La Svizzera ha superato diversi Paesi europei per numero di pompe di calore installate, ma il suo sistema di riscaldamento dipende ancora in larga misura dal petrolio.

Trasformare la sfida dei risanamenti nel prossimo passo

La prossima fase dipenderà dagli edifici esistenti, non soltanto dalle nuove costruzioni. Le pompe di calore dominano già nelle abitazioni costruite nell’ultimo decennio, ma petrolio e gas riscaldano ancora circa la metà degli edifici abitativi svizzeri. La sostituzione di questi impianti determinerà la rapidità con cui il parco edilizio nazionale ridurrà le proprie emissioni di carbonio.

I dati sulle economie domestiche sottolineano la portata della sfida. Nel 2025 il 58% delle economie domestiche dipendeva ancora dai combustibili fossili, sebbene le pompe di calore fossero già presenti in un quarto degli edifici. Nelle città, gli impianti a gas condivisi possono servire molte economie domestiche con un unico sistema di riscaldamento. Nelle zone rurali, le case unifamiliari offrono possibilità di sostituzione più dirette, ma i proprietari devono comunque valutare l’isolamento, gli allacciamenti elettrici, i costi e la disponibilità di installatori.

Rispetto all’Unione europea, la Svizzera dipende in misura particolarmente elevata dal petrolio per il riscaldamento degli ambienti. Nel 2024 il Paese ha utilizzato petrolio e prodotti petroliferi per circa il 28,1% dell’energia destinata al riscaldamento degli ambienti, più del doppio della media dell’UE, pari al 12,7%.

Gli ultimi dati indicano chiaramente la direzione. Nelle nuove abitazioni svizzere si scelgono in larga misura le pompe di calore, mentre il parco edilizio più vecchio resta la prova decisiva per la politica energetica, gli investimenti nei risanamenti e le decisioni delle economie domestiche nei prossimi anni.