Vai al contenuto
Swiss Observer

La lunga riabilitazione dei sopravvissuti all’incendio di Crans-Montana

Otto mesi dopo l’incendio di Crans-Montana, gli specialisti svizzeri della riabilitazione affermano che i pazienti con ustioni gravi necessitano di cure continue e interdisciplinari. Dieci dei 42 pazienti ricoverati da gennaio sono ancora in cura nei centri del Vallese e dell’Argovia.

AI3 settembre 2026Il nostro processo editoriale
La lunga riabilitazione dei sopravvissuti all’incendio di Crans-Montana
AISWI swissinfo.ch

Otto mesi dopo l’incendio, dieci pazienti sono ancora in cura. Il fatto che continuino a essere assistiti a Sion, nel Canton Vallese, e a Bellikon, nel Canton Argovia, mostra quanto a lungo le gravi ustioni possano segnare la vita di chi è sopravvissuto, anche dopo la fine degli interventi di emergenza.

Dal 1° gennaio, nei centri di riabilitazione sono stati ricoverati in totale 42 pazienti. I dati sono stati presentati mercoledì a Sion, durante una tavola rotonda in cui specialisti e rappresentanti della Suva, l’assicurazione contro gli infortuni svizzera, hanno fatto il punto sulla risposta all’incendio.

L’incendio del bar Le Constellation a Crans-Montana, la notte di Capodanno, ha causato 41 morti e 115 feriti. Per i pazienti sopravvissuti con gravi ustioni, il recupero va oltre la guarigione delle ferite. I medici hanno descritto un percorso continuo e interdisciplinare, volto a ripristinare la mobilità e l’autonomia e a favorire la partecipazione alla vita familiare, scolastica e professionale.

Le cliniche hanno dovuto riorganizzarsi per far fronte al numero di pazienti. Il loro carico di lavoro annuale abituale è di 20-30 pazienti, perciò l’arrivo di così tante persone ferite in un unico evento ha rappresentato una grande sfida operativa. La risposta ha richiesto il coordinamento fra équipe mediche, specialisti della riabilitazione e assicuratori, mentre i pazienti attraversavano le diverse fasi del recupero.

Le cliniche organizzano un percorso di cura continuo

Secondo gli specialisti, la riabilitazione deve iniziare già nella prima fase delle cure. Gianni Roberto Rossi, direttore generale delle cliniche di Sion e Bellikon, ha dichiarato ai giornalisti che il percorso non può essere suddiviso in una fase acuta seguita da un intervento di recupero separato.

«Il percorso di cura deve essere continuo», ha affermato Rossi. «La riabilitazione non inizia il giorno del ricovero in clinica. Va presa in considerazione sin dall’inizio».

Le ustioni gravi richiedono spesso un’assistenza coordinata fra diverse discipline. Il resoconto di partenza non elenca tutte le specialità cliniche coinvolte, ma durante la discussione a Sion i medici hanno sottolineato più volte l’importanza del lavoro interdisciplinare e della solidarietà lungo tutto il percorso di cura. Questo approccio consente alle équipe di affrontare le conseguenze fisiche delle ustioni e, al tempo stesso, di pianificare il ritorno del paziente alla vita quotidiana.

L’organizzazione delle cure si estende anche al di fuori della clinica. I pazienti possono aver bisogno di sostegno per riallacciare i rapporti con i familiari, le scuole, i datori di lavoro e la società in generale. Rossi ha dichiarato che le cliniche erano riuscite a offrire un posto ai residenti in Svizzera le cui condizioni richiedevano una riabilitazione specialistica. La dichiarazione riflette le risorse mobilitate in risposta alla tragedia, mentre dieci pazienti sono ancora in fase di recupero.

Una tragedia mette alla prova le capacità di riabilitazione della Svizzera

Dopo una sola tragedia, le cliniche hanno trattato il carico annuo abituale di pazienti ustionati. Secondo il resoconto, Sion e Bellikon assistono normalmente fra 20 e 30 pazienti all’anno. Dall’incendio hanno ricoverato 42 pazienti coinvolti nella tragedia di Crans-Montana.

Questo volume ha costretto i centri a riorganizzare i propri servizi. I cambiamenti si inseriscono in una risposta svizzera più ampia, che ha riunito gli operatori della riabilitazione e la Suva, che gestisce l’assicurazione contro gli infortuni e sostiene i pazienti durante le cure e il recupero. La discussione a Sion ha offerto un resoconto pubblico del lavoro svolto nei primi otto mesi.

I numeri evidenziano anche i diversi tempi del recupero. Dei 42 pazienti ricoverati, 32 hanno lasciato i due centri, mentre 10 sono ancora in cura. La dimissione dalla riabilitazione stazionaria non segna necessariamente la fine delle cure mediche o del percorso di adattamento. Rossi ha affermato che per molte delle persone colpite il cammino è ancora lungo.

L’incendio continua inoltre a suscitare attenzione pubblica e giudiziaria. Swissinfo ha riferito separatamente che un altro funzionario è stato aggiunto all’elenco degli imputati. Per i sopravvissuti e le loro famiglie, la riabilitazione e l’accertamento delle responsabilità restano due aspetti paralleli delle conseguenze della tragedia.

Il recupero si concentra ora sulla vita quotidiana

L’obiettivo dichiarato è tornare a essere autonomi, riprendere la vita familiare e, laddove possibile, tornare al lavoro o alla formazione. Rossi ha affermato che i centri di riabilitazione vogliono aiutare le persone colpite a condurre «una vita il più possibile autonoma» e a ritrovare il proprio posto in famiglia e nella società.

Questo obiettivo implica un percorso di recupero di lunga durata. I dieci pazienti ancora in cura rappresentano i casi attualmente ricoverati, ma anche chi ha lasciato Sion o Bellikon può continuare ad avere bisogno di riabilitazione al di fuori dei centri. Il resoconto di partenza non fornisce un calendario per il recupero dei singoli pazienti e i medici hanno sottolineato che ogni percorso è diverso.

La risposta ha permesso alle cliniche svizzere di acquisire esperienza nella gestione di un afflusso concentrato di pazienti con ustioni gravi. Ha inoltre messo in evidenza l’importanza di pianificare la riabilitazione dal momento in cui il paziente entra in cura, anziché considerarla una fase successiva.

Otto mesi dopo l’incendio della notte di Capodanno, il lavoro è andato oltre la fase iniziale di emergenza, ma non è ancora giunto al termine. In Vallese e in Argovia, le équipe mediche valutano i progressi in termini concreti: maggiore autonomia, ripresa dei rapporti con la famiglia e possibilità di tornare a scuola o al lavoro.