Seconda guerra mondiale
Kühne+Nagel indagherà sul proprio passato durante il nazismo
Kühne+Nagel intende esaminare le proprie attività durante la Seconda guerra mondiale, comprese le accuse legate all’espropriazione di beni appartenenti a ebrei. L’indagine potrebbe far luce su nuovi aspetti della storia dell’azienda logistica svizzera durante il periodo nazista in Germania e sul trattamento riservato al socio ebreo Adolf Maass.

Kühne+Nagel esaminerà il proprio passato durante il nazismo, aprendo un nuovo capitolo nella storia del gruppo logistico svizzero. In un’intervista alla rivista germanofona Bilanz, il presidente del Consiglio d’amministrazione Jörg Wolle ha dichiarato che l’azienda deve indagare sulle proprie attività durante la Seconda guerra mondiale, comprese le accuse relative all’espropriazione e al trasporto di beni appartenenti a ebrei.
L’azienda ha confermato le dichiarazioni di Wolle all’agenzia di stampa economica AWP. Il Consiglio d’amministrazione esaminerà la questione prossimamente, ha dichiarato un portavoce. Kühne+Nagel non ha ancora fissato una data d’inizio né pubblicato il mandato dell’indagine prevista.
L’indagine riveste un’importanza particolare in Svizzera, dove l’azienda ha sede nel Canton Svitto dal 1992. Kühne+Nagel si è stabilita in Svizzera decenni dopo la fondazione a Brema, in Germania, nel 1890. Oggi l’azienda si presenta come un operatore logistico globale, con una storia che risale al trasporto di caffè, cacao, lana, cotone e cereali.
L’indagine proposta fa seguito a un esame approfondito, protrattosi nel tempo, delle attività dell’azienda durante il periodo tedesco. Dovrebbe occuparsi del trattamento riservato al socio ebreo Adolf Maass e delle accuse secondo cui Kühne+Nagel avrebbe trasportato beni confiscati agli ebrei sotto il regime nazista.
Ricostruire il trasferimento della quota di Adolf Maass
Nel 1933 Adolf Maass deteneva il 45% di Kühne+Nagel, prima che le persecuzioni naziste lo privassero della sua partecipazione. Secondo quanto riportato da Swissinfo, quell’anno il socio ebreo fu costretto a cedere la propria quota nell’azienda. In seguito fu deportato ad Auschwitz dal regime nazista e non fece più ritorno.
Il caso Maass pone al centro dell’indagine prevista le questioni della proprietà, della persecuzione e del potere aziendale. L’indagine dovrà accertare come avvenne il trasferimento della sua quota, chi ne trasse beneficio e che cosa rivelano i documenti aziendali sulle decisioni prese all’epoca. Secondo le informazioni disponibili, durante quel periodo l’attività era diretta da Alfred Kühne, padre di Klaus-Michael Kühne, azionista di maggioranza di lunga data.
Le accuse non riguardano soltanto la disputa sulla proprietà. Si sostiene inoltre che Kühne+Nagel abbia trasportato beni mobili confiscati a ebrei fuggiti o deportati. Le imprese di logistica potevano diventare parte degli ingranaggi della persecuzione spostando, immagazzinando o consegnando merci dopo che lo Stato le aveva sequestrate.
Un esame completo richiederebbe quindi più di una ricostruzione cronologica dell’azienda. Sarebbero necessarie ricerche d’archivio su contratti, inventari, documenti di proprietà e corrispondenza, oltre a indagini sulla sorte delle persone i cui beni sono transitati nella rete dell’azienda.
Seguire il percorso da Brema a Svitto
L’identità svizzera di Kühne+Nagel risale al 1975, quando il gruppo aprì una filiale a Pfäffikon, nel Canton Svitto. Nel 1992 la sede principale fu trasferita a Schindellegi, dove si trova tuttora. Questa fase successiva della storia svizzera dell’azienda fa ora da sfondo a un dibattito che affonda le radici nelle sue origini tedesche e nella condotta dei dirigenti durante la guerra.
L’azienda fu fondata da August Kühne e Friedrich Nagel a Brema nel 1890. All’inizio la sua attività consisteva nel trasporto di materie prime, tra cui caffè, cacao, lana, cotone e cereali. La trasformazione da società commerciale e di trasporti con sede a Brema a gruppo logistico multinazionale rende l’indagine storica rilevante ben oltre una singola sede o famiglia.
Secondo Bilanz, Klaus-Michael Kühne, divenuto azionista di maggioranza di lunga data dell’azienda, durante la sua vita si oppose a un esame approfondito. La rivista ha riferito che era particolarmente restio a finanziare una perizia che valutasse criticamente il ruolo del padre Alfred Kühne.
Klaus-Michael Kühne è morto nel 2026, lasciando, secondo quanto riferito, il proprio patrimonio a una fondazione svizzera dopo una lunga carriera nel mondo degli affari. La decisione dell’azienda di riesaminare il proprio passato arriva ora, dopo quella fase di opposizione personale. Il Consiglio d’amministrazione dovrà decidere se l’indagine sarà condotta da storici indipendenti, quali archivi saranno aperti e se i risultati saranno pubblicati integralmente.
Definire uno standard di responsabilità aziendale
Il Consiglio d’amministrazione non ha ancora definito la portata né i tempi dell’indagine. Questa incertezza influirà sulla serietà con cui l’esame sarà accolto in Svizzera e all’estero. Per essere credibile, il processo dovrebbe individuare i documenti ancora disponibili, confrontare la ricostruzione dell’azienda con archivi indipendenti e chiarire che cosa accadde ai beni sequestrati alle vittime ebree.
L’indagine potrebbe inoltre affrontare questioni che vanno oltre Kühne+Nagel. Le aziende svizzere di origine tedesca, o con legami commerciali con la Germania nazista, sono sottoposte a pressioni crescenti affinché esaminino il funzionamento delle attività economiche durante la dittatura. Le imprese di trasporto occupano una posizione particolare, poiché collegano la confisca alla movimentazione e alla ridistribuzione dei beni.
I vertici di Kühne+Nagel hanno ora riconosciuto che la questione va affrontata. Wolle ha dichiarato che fare i conti con il passato sarebbe in linea con i desideri di Klaus-Michael Kühne, sebbene l’ex azionista si fosse opposto durante la sua vita a una perizia critica. Ora spetta al Consiglio d’amministrazione trasformare un impegno pubblico in un progetto storico documentato.
Per chi osserva la Svizzera, i prossimi passi saranno concreti: la nomina dei ricercatori, l’accesso agli archivi aziendali, il trattamento riservato agli eredi o ai rappresentanti di Adolf Maass e la pubblicazione dei risultati finali. Fino a quando non saranno prese queste decisioni, l’indagine annunciata resterà un’intenzione e non una resa dei conti compiuta.