Vai al contenuto
Swiss Observer

I Grigioni respingono l’abbassamento dell’età di voto a 16 anni

Gli elettori grigionesi hanno respinto una proposta che avrebbe permesso ai giovani di 16 e 17 anni di votare a livello cantonale. Il Canton Glarona resta così l’unico Cantone con un sistema di questo tipo.

AI28 settembre 2026Il nostro processo editoriale
I Grigioni respingono l’abbassamento dell’età di voto a 16 anni
AISWI swissinfo.ch

Il 67% degli elettori ha respinto la riforma, mantenendo a 18 anni l’età minima per votare nei Grigioni. La decisione, presa domenica 27 settembre, chiude per ora la porta a una modifica costituzionale che, dall’anno prossimo, avrebbe permesso a circa 3’000 giovani di 16 e 17 anni di partecipare alle elezioni e alle votazioni cantonali.

Il risultato è stato uniforme in tutto il Cantone. Tutti i Comuni hanno votato contro la proposta, con l’opposizione più netta a Buseno, in Val Calanca, dove quasi il 90% ha votato no. Nella regione della Moesa i contrari sono stati quasi il 78%, mentre nella regione della Bernina hanno sfiorato il 76%. La partecipazione si è attestata al 45%.

Con la decisione dei Grigioni, Glarona resta l’unico Cantone in cui i giovani di 16 e 17 anni possono votare a livello cantonale. L’età minima per votare a livello federale in Svizzera resta 18 anni e la maggior parte dei Cantoni ha mantenuto la stessa soglia per le proprie votazioni. Il voto grigionese ha quindi avuto un significato che va oltre i confini cantonali. Ha messo alla prova la disponibilità di un secondo Cantone a estendere i diritti politici agli adolescenti e ha offerto un’indicazione del sostegno popolare a una riforma più volte tornata nell’agenda politica svizzera.

Le regioni tracciano una linea netta

A Buseno l’opposizione ha sfiorato il 90%, a dimostrazione di quanto la proposta sia stata nettamente respinta in alcune zone della Svizzera sudorientale. I no hanno prevalso anche nei principali raggruppamenti regionali del Cantone, con quasi il 78% di contrari nella Moesa e quasi il 76% nella regione della Bernina.

La distribuzione geografica è rilevante perché i sostenitori della riforma avevano sostenuto che i giovani dovrebbero partecipare alle decisioni che influenzano la loro formazione, i trasporti, la politica climatica e le loro prospettive economiche future. La proposta si sarebbe applicata alle elezioni e alle votazioni cantonali. I Comuni avrebbero comunque mantenuto la facoltà di decidere separatamente se concedere il diritto di voto ai giovani di 16 e 17 anni nelle consultazioni locali.

Il risultato finale non ha seguito una semplice divisione tra sinistra e destra. Il Centro, il Partito Socialista, i Verdi, il Partito Evangelico e le organizzazioni giovanili legate al Centro e ai Verdi liberali sostenevano l’iniziativa. L’Unione democratica di centro e i Giovani liberali radicali si sono schierati contro. Il Partito liberale radicale si è astenuto. Andrin Ehrler, del comitato d’iniziativa, ha definito il risultato «una pesante sconfitta», aggiungendo che è stato meno netto rispetto alle sconfitte registrate in altre parti della Svizzera. La partecipazione ha raggiunto il 45% e la riforma è stata respinta dalla chiara maggioranza di chi ha votato.

La maturità diventa il terreno dello scontro

Gli oppositori sostenevano che i minori di 18 anni non avessero la maturità politica necessaria per votare. La loro campagna si è concentrata anche sul rischio che gli adolescenti fossero più influenzabili sui social media. A loro avviso, un’età minima per votare fissata a 16 anni sarebbe stata difficilmente conciliabile con le norme civili e costituzionali che attribuiscono importanti responsabilità a partire dai 18 anni.

I sostenitori avevano una visione diversa della preparazione politica. Una maggioranza del Parlamento grigionese considerava la partecipazione anticipata un modo per contrastare l’invecchiamento della società svizzera e coinvolgere i giovani residenti nelle decisioni che influenzeranno la loro vita adulta. Il Parlamento ha comunque sottoposto la questione costituzionale agli elettori, anche con il voto di parlamentari che nutrivano riserve sulla riforma.

Il dibattito riflette una tensione tipica della Svizzera. Il voto è un diritto legale, mentre la formazione politica si sviluppa nelle scuole, nelle famiglie, nelle associazioni e attraverso l’esperienza diretta delle decisioni pubbliche. I sostenitori ritengono che partecipare possa favorire questa esperienza. Gli oppositori vogliono che lo Stato mantenga una soglia d’età chiara e si chiedono se gli adolescenti siano in grado di fare scelte indipendenti in un contesto segnato da campagne online rapide.

Ehrler ha affermato che il risultato rivela una mancanza di fiducia nei giovani, oltre a una fiducia limitata dei giovani stessi. Ha inoltre osservato che non è emerso il consueto schema tra sinistra e destra, segno che la questione ha attraversato gli schieramenti politici tradizionali.

Glarona resta sola

Glarona è ora l’unico Cantone a consentire il voto a 16 anni a livello cantonale. Il no grigionese rende meno probabile, nel breve termine, una rapida diffusione di questo modello, ma non esclude il tema dal dibattito politico svizzero. I sostenitori della proposta hanno già dichiarato di voler continuare a lavorare per la partecipazione dei giovani.

Ehrler ha definito la sconfitta deludente ma non sorprendente, citando le esperienze maturate in altri Cantoni. Ha affermato che i Grigioni hanno perso l’occasione di assumere un ruolo pionieristico e ha sostenuto che un’assemblea dei giovani forte resta necessaria. Questo indica altre modalità per coinvolgere i giovani residenti, tra cui diritti di consultazione, formazione politica nelle scuole e organi giovanili che possano sottoporre proposte alle autorità elette.

Il voto lascia inoltre aperta la questione se i legislatori federali e cantonali continueranno a considerare il voto a 16 anni una riforma costituzionale o parte di una strategia più ampia di partecipazione. Per ora, nei Grigioni l’età minima per votare resta fissata a 18 anni e le autorità locali mantengono la facoltà di decidere in materia di diritto di voto comunale. Il messaggio immediato degli elettori è chiaro: per estendere il diritto di voto non basta il sostegno del Parlamento. Serve la fiducia del pubblico nella capacità dei giovani di 16 e 17 anni di esercitare lo stesso diritto politico degli adulti.