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Swiss Observer

Rischio di inquinamento da carburanti sotto i detriti di Blatten

Uno studio ha individuato circa 150’000 litri di olio da riscaldamento e carburante sepolti sotto i detriti della frana del ghiacciaio del 2025 che ha distrutto Blatten. Le autorità prevedono un monitoraggio a lungo termine mentre iniziano i lavori di ricostruzione, ma non è ancora chiaro quanto carburante possa essere fuoriuscito.

AI25 settembre 2026Il nostro processo editoriale
Rischio di inquinamento da carburanti sotto i detriti di Blatten
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Circa 150’000 litri di olio da riscaldamento e carburante si trovano ancora da qualche parte sotto il campo di detriti di Blatten. La stima arriva mentre il Canton Vallese si prepara alla ricostruzione del villaggio, più di un anno dopo il crollo del ghiacciaio Birch, che il 28 maggio 2025 ha riversato rocce, ghiaccio e detriti nella valle del Lötschental.

La frana ha sepolto circa il 90% di Blatten, compresi 130 edifici e la chiesa parrocchiale. Ha inoltre trascinato sotto il nuovo paesaggio automobili, macchinari, batterie, impianti frigoriferi e serbatoi domestici. I detriti hanno bloccato la Lonza, formando un lago dietro il luogo del crollo. Poco dopo, sulla superficie dell’acqua sono comparse chiazze di petrolio.

Un nuovo studio ambientale commissionato dal Vallese e analizzato dalla radiotelevisione pubblica svizzera SRF stima che sotto l’area sepolta si trovino circa 150’000 litri di carburante. La stima non permette di stabilire quanto sia finito nell’ambiente. Alcuni serbatoi potrebbero essere rimasti intatti, mentre altro carburante potrebbe essere fuoriuscito durante il crollo o in seguito.

Questa incertezza è ora parte del calendario della ricostruzione. Le autorità ritengono essenziale monitorare l’inquinamento, pur sostenendo che il rischio di contaminazione non renda impossibile ricostruire. Secondo immagini citate da SRF, nell’agosto 2026 a Blatten erano già iniziati i lavori.

Lo studio mappa il petrolio e le sostanze pericolose

Lo studio individua negli idrocarburi la principale minaccia ambientale sotto le macerie. Ai residenti è stato chiesto di segnalare i serbatoi di olio da riscaldamento e altre sostanze conservate nelle loro abitazioni e nei loro edifici al momento della frana. Le autorità hanno ricevuto 220 questionari compilati, che riguardano circa l’80% delle economie domestiche e degli edifici sepolti dalla catastrofe.

Le risposte hanno registrato anche altri materiali oltre ai carburanti. I residenti hanno segnalato oli motore e per trasmissioni, batterie, frigoriferi, vernici, solventi, bombole di gas e munizioni. Questi materiali sono dispersi nel cono di detriti creato dal crollo, che ha riversato circa 9 milioni di metri cubi di rocce, ghiaccio e terra.

Secondo gli autori dello studio, un intervento di recupero completo sarebbe sproporzionato, poiché non si conosce l’ubicazione precisa degli inquinanti. Scavare in una massa enorme e instabile per localizzare ogni serbatoio e contenitore potrebbe creare ulteriori pericoli, mentre le prove disponibili non indicano ancora una contaminazione diffusa dell’acqua.

Questa valutazione non elimina la necessità di controlli. L’acqua può infiltrarsi relativamente facilmente nel cono di detriti, trasportando gli inquinanti disciolti o residui di carburante verso gli strati più profondi. Alcune sostanze potrebbero inoltre sprigionarsi sotto forma di gas o vapori quando gli scavi e i lavori di costruzione interessano le strutture sepolte. Il Vallese sta quindi valutando se nelle aree destinate alla ricostruzione saranno necessari sistemi di drenaggio.

Il Vallese estende il monitoraggio delle falde

Le prime misurazioni non hanno rilevato contaminazioni insolite, ma il Vallese estende il monitoraggio. Lo studio ambientale avverte che le chiazze di petrolio osservate sul lago dimostrano che almeno una parte dell’olio da riscaldamento e del carburante è fuoriuscita dal villaggio sepolto. I ricercatori avvertono inoltre che gli inquinanti potrebbero raggiungere, col tempo, le falde acquifere sotto il cono di detriti o al di fuori di esso.

Finora, le misurazioni dell’acqua non hanno rilevato nulla di anomalo. Gli autori affermano che questo risultato non permette di chiudere la questione, perché l’acqua continua a infiltrarsi nei detriti e le condizioni potrebbero cambiare man mano che il materiale si assesta, si drena o viene scavato. Il monitoraggio delle acque superficiali e delle falde acquifere dovrà proseguire a lungo e coprire un’area più vasta.

Il Canton Vallese intende estendere la rete di monitoraggio a tutto il Lötschental, dove si trova Blatten. L’approccio tiene conto del sistema idrico interconnesso della valle e della difficoltà di prevedere come gli inquinanti potrebbero spostarsi in un paesaggio trasformato dal crollo.

Con il proseguire della ricostruzione, il programma dovrà controllare sia il lago sia le falde acquifere. Nuovi scavi, riporti di materiale e sistemi di drenaggio possono modificare i percorsi dell’acqua. Nel valutare i cantieri e i futuri spazi pubblici, le autorità dovranno considerare anche i vapori e i gas provenienti dai materiali sepolti.

La ricostruzione deve gestire i rischi dei detriti

La ricostruzione dipenderà da come gli ingegneri gestiranno i detriti, non soltanto da dove tracceranno i nuovi confini del villaggio. Le mappe dei pericoli aggiornate individuano le aree in cui ricostruire è teoricamente possibile, compresi i settori direttamente sopra le macerie che hanno sepolto la vecchia Blatten.

Christine Genolet-Leubin, responsabile del Dipartimento dell’ambiente del Vallese, ha dichiarato che sarebbe sproporzionato concludere che non si possa più costruire. Ha spiegato che la questione pratica consiste nello stabilire quanto in profondità scavare e quanto materiale collocare sopra i detriti esistenti.

Queste decisioni influiranno sia sulla protezione ambientale sia sulla sicurezza delle strutture. Gli scavi potrebbero portare alla luce serbatoi, contenitori o terreno contaminato. I riporti e il drenaggio potrebbero deviare l’acqua attraverso il cono di detriti. Le autorità stanno valutando se nelle aree destinate alla costruzione saranno necessari sistemi di drenaggio, mentre il monitoraggio proseguirà anche dopo il completamento degli edifici.

La portata della catastrofe originaria resta determinante per ogni decisione. Il crollo di 9 milioni di metri cubi ha distrutto abitazioni, edifici pubblici e infrastrutture in una valle alpina svizzera abitata. La ricostruzione richiede quindi che cartografia dei pericoli, ingegneria geologica e un piano di lungo periodo contro l’inquinamento procedano di pari passo. L’ultimo studio fornisce alle autorità un inventario più preciso dei materiali sepolti, ma non rivela ancora l’ubicazione esatta o le condizioni di ogni serbatoio di carburante sotto Blatten.