Ucraina
I Cantoni potrebbero fissare autonomamente gli importi dell’aiuto sociale per i rifugiati ucraini
L’anno prossimo circa 46’000 rifugiati ucraini in Svizzera avranno diritto all’aiuto sociale e il governo federale vuole che siano i Cantoni a fissarne autonomamente gli importi. Le organizzazioni di aiuto avvertono che le differenze regionali potrebbero aggravare le difficoltà sociali.

L’anno prossimo circa 46’000 rifugiati ucraini potrebbero entrare nel sistema svizzero dell’aiuto sociale, sottoponendo i Cantoni a una decisione importante sul finanziamento. Il governo federale vuole modificare l’ordinanza 2 sull’asilo affinché ogni Cantone possa fissare l’importo del sostegno per le persone con statuto S, la protezione temporanea introdotta per chi fugge dalla guerra in Ucraina.
Se l’ordinanza rimarrà invariata, le persone con statuto S riceveranno lo stesso aiuto sociale dei cittadini svizzeri. Mathias Reynard, presidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali e membro del governo vallesano, ha dichiarato che tale importo supererebbe quello attualmente previsto per le persone richiedenti l’asilo. Le autorità cantonali sostengono che la differenza comporterebbe nuovi costi considerevoli, soprattutto dopo una modifica dei finanziamenti federali.
La proposta permetterebbe ai Cantoni di ridurre gli importi, potenzialmente fino al livello previsto per le persone richiedenti l’asilo. Si introdurrebbe così una nuova dimensione regionale in un sistema che finora ha applicato uno statuto federale uniforme. I Comuni, che spesso gestiscono localmente l’aiuto, chiedono di avere un ruolo formale prima dell’entrata in vigore delle nuove regole.
I Cantoni chiedono autonomia mentre cambiano i finanziamenti federali
Le regole di finanziamento sono cambiate prima che venissero definite quelle sulle nuove prestazioni. Con il pacchetto di sgravio 27, il governo federale ha abolito il suo contributo forfettario ai Cantoni per le persone con statuto S quando tale statuto è associato a un permesso di soggiorno valido per cinque anni o più. Le direttrici e i direttori cantonali delle opere sociali affermano che la perdita di questo contributo renderà più difficile assorbire l’aumento previsto dei costi dell’aiuto sociale.
I Cantoni avevano chiesto a Berna l’autorizzazione a stabilire autonomamente gli importi. Secondo Reynard, la richiesta figura nel progetto posto in consultazione. Ogni Cantone potrebbe quindi decidere se le persone con statuto S riceveranno l’importo pieno previsto per i cittadini svizzeri oppure un importo ridotto, più vicino all’aiuto sociale per le persone richiedenti l’asilo.
Questa discrezionalità potrebbe tradursi in livelli di sostegno diversi in tutta la Svizzera. La fonte non specifica gli importi che ciascun Cantone potrebbe versare e finora non è stato annunciato alcun importo cantonale. L’Associazione dei Comuni Svizzeri ha accolto con favore la flessibilità proposta, chiedendo al contempo di poter influire sulle decisioni finali. I Comuni affermano che sosterrebbero l’onere finanziario principale, soprattutto laddove le regole cantonali lasciano alle autorità locali la responsabilità dell’erogazione e dei servizi complementari.
Le organizzazioni di aiuto avvertono: più povertà e disparità giuridiche
Le organizzazioni di aiuto affermano che importi più bassi aggraverebbero la povertà e creerebbero disparità di diritti tra Cantoni. Il Partito Socialista, i Verdi, Caritas, Heks e l’Aiuto svizzero ai rifugiati hanno respinto il progetto. Sostengono che una riduzione dell’aiuto renderebbe più difficile la vita quotidiana delle famiglie ucraine e limiterebbe l’accesso all’integrazione e alla partecipazione sociale.
La loro preoccupazione va oltre l’importo versato ogni mese. Se i Cantoni adottassero aliquote diverse, due persone con lo stesso statuto di protezione potrebbero ricevere un sostegno diverso a seconda del luogo in cui vivono. Le organizzazioni considerano questa prospettiva una disparità giuridica. Avvertono inoltre che la modifica potrebbe provocare ricorsi in tribunale, che potrebbe ordinare ai Cantoni di versare retroattivamente la differenza tra gli importi ridotti e l’importo pieno.
La controversia riguarda anche il diritto internazionale. Il Partito Liberale Radicale ha comunicato al governo federale che la compatibilità della proposta con la Convenzione sui rifugiati non è ancora chiara. Il partito chiede di riesaminare la questione giuridica, pur sostenendo una decisione rapida. Il suo calendario prevede l’adozione nell’autunno 2026, così da consentire ai Cantoni di rivedere le proprie leggi sull’aiuto sociale prima della data proposta del 1° marzo 2027.
I partiti si dividono sugli importi e sui rischi giuridici
I partiti sono divisi sia sul principio sia sull’entità dei tagli. L’Unione democratica di centro accoglie con favore la prospettiva che le persone con statuto S non ricevano più automaticamente lo stesso livello di aiuto sociale dei cittadini svizzeri. Afferma che nel settore dell’asilo esiste ancora un notevole potenziale di risparmio e chiede di inasprire ulteriormente la proposta.
Il Partito Liberale Radicale ha una posizione diversa sul processo. Ha chiesto una verifica del quadro giuridico e vuole che l’ordinanza venga adottata abbastanza rapidamente da permettere ai Cantoni di modificare le proprie regole entro il 1° marzo 2027. Il governo federale deve quindi conciliare richieste contrastanti: i Cantoni vogliono margine per gestire i costi, i Comuni chiedono di partecipare alle decisioni e i critici vogliono garanzie contro disparità di trattamento.
Il Partito Socialista e i Verdi si oppongono alla riduzione, insieme alle principali organizzazioni di aiuto citate nel dibattito sulla consultazione. Sostengono che prestazioni più basse renderebbero più difficile l’integrazione, in un momento in cui molti rifugiati ucraini cercano di costruirsi una vita stabile in Svizzera. Nel progetto il governo non ha ancora stabilito un importo nazionale unico.
La decisione del 2027 definirà le regole
La prossima scadenza è il 1° marzo 2027, quando le regole cantonali rivedute potrebbero incidere sui bilanci familiari. La Svizzera ha prorogato lo statuto S per gli ucraini fino a marzo 2028, perciò il quadro proposto per l’aiuto sociale resterebbe in vigore per un periodo significativo e non si limiterebbe a una breve fase di transizione amministrativa.
Molto dipenderà da come i Cantoni useranno l’autonomia richiesta a Berna. Potrebbero mantenere gli attuali livelli di sostegno, ridurre moderatamente gli importi oppure avvicinarsi al livello inferiore previsto per l’aiuto sociale alle persone richiedenti l’asilo. I documenti della consultazione non indicano quali opzioni sceglierebbero i singoli Cantoni né come i Comuni gestirebbero eventuali ammanchi.
La decisione federale determinerà quindi più della semplice ripartizione dei costi. Stabilirà quante differenze la Svizzera è disposta ad accettare per persone che vivono con lo stesso statuto di protezione temporanea. Eventuali ricorsi potrebbero ritardare ulteriormente il processo e comportare obblighi di pagamento retroattivo. Prima dell’entrata in vigore del nuovo sistema, il Consiglio federale e il Parlamento dovranno definire l’ordinanza, chiarire la sua compatibilità con gli obblighi internazionali e stabilire il ruolo dei Comuni nell’attuazione.