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Swiss Observer

L’incidente con un bisonte mette in luce i rischi dei progetti di rinaturazione in Svizzera

Un bisonte europeo ha ferito un guardiano in un recinto nel Canton Soletta, dopo che l’uomo si era avvicinato troppo e l’animale si era sentito messo alle strette.

AI1 settembre 2026Il nostro processo editoriale
L’incidente con un bisonte mette in luce i rischi dei progetti di rinaturazione in Svizzera
AISWI swissinfo.ch

Lunedì pomeriggio un maschio di bisonte ha ferito un guardiano a Welschenrohr, portando in primo piano i rischi concreti del dibattito svizzero sulla rinaturazione. L’uomo si è avvicinato all’animale nel recinto sperimentale e ha cercato di allontanarlo. La Rega lo ha poi trasportato in ospedale in elicottero.

Secondo l’associazione Wisent im Thal, il guardiano si è avvicinato fino a uno o due metri dal maschio. Una distanza inferiore a quella minima prevista dal codice di condotta del progetto. L’animale non si è allontanato. Si è sentito messo alle strette e ha fatto cadere il guardiano mentre cercava di liberarsi.

L’incidente è avvenuto a Sollmatt, un’area recintata di circa 100 ettari nel Canton Soletta. Il recinto fa parte di un esperimento di conservazione in corso, non di uno zoo convenzionale. L’accesso all’area è ancora libero e vi proseguono le attività agricole e forestali.

Questa situazione affianca il comportamento degli animali selvatici alle normali attività rurali. La ferita solleva quindi una questione concreta per il progetto: le regole di sicurezza possono proteggere le persone quando un grande erbivoro, libero di muoversi, condivide un territorio utilizzato da guardiani, agricoltori, forestali ed escursionisti?

Le regole sulla distanza si scontrano con l’istinto animale

Il protocollo di sicurezza del progetto stabilisce una distanza minima tra le persone e i bisonti, e l’avvicinamento del guardiano ha violato questa regola. L’associazione ha dichiarato che il guardiano, esperto, voleva spaventare il maschio per farlo allontanare, avvicinandosi così allo spazio immediatamente circostante l’animale.

La dinamica è importante. Il maschio non ha caricato da lontano in un attacco senza motivo apparente. È rimasto fermo quando l’uomo si è avvicinato, si è sentito messo alle strette e lo ha colpito mentre cercava una via d’uscita. L’associazione ha definito difensiva la reazione e ha affermato che i bisonti non si comportano normalmente in modo aggressivo nei confronti delle persone.

Questa spiegazione non ridimensiona la gravità della ferita. Mostra perché le regole sulla distanza devono guidare il comportamento anche quando il personale conosce bene gli animali. Un bisonte può pesare diverse centinaia di chilogrammi e muoversi rapidamente su brevi distanze. Chi cerca di controllarne i movimenti ha pochissimo margine di errore quando l’animale non ha più una via di fuga.

L’episodio mette anche alla prova l’applicazione sul campo del codice di condotta. Le regole devono essere abbastanza chiare da poter essere seguite sotto pressione e tutte le persone che lavorano nel recinto devono sapere chi è autorizzato a spostare gli animali, quando occorre interrompere l’accesso e come allontanarsi senza spingere un bisonte in un angolo. L’articolo di partenza non indica se, dopo l’incidente, il progetto modificherà le proprie procedure.

Il Giura diventa un banco di prova

La Svizzera ha perso il bisonte europeo nel Medioevo, e il branco di Welschenrohr sta verificando se la specie possa tornare nel Giura allo stato selvatico. L’associazione Wisent im Thal ha iniziato a esaminare questa possibilità nel 2022 e prevede di proseguire la sperimentazione fino al 2027.

Il recinto permette a ricercatori e responsabili del progetto di osservare come i bisonti utilizzano il territorio e come la loro presenza si concilia con le attività umane esistenti. La sua estensione, di circa 100 ettari, offre agli animali spazio per muoversi, mantenendo al contempo il branco in un’area gestita. Secondo l’articolo, il sito appartiene al Comune di Soletta e al guardiano coinvolto nell’incidente.

La ragione a favore della conservazione consiste nel ripristinare un grande erbivoro autoctono e nel comprenderne il ruolo negli ecosistemi forestali e prativi. Il materiale di partenza non fornisce una valutazione definitiva degli effetti ecologici, degli obiettivi relativi alla popolazione o dei tempi per il rilascio in un territorio non recintato. Queste questioni restano parte dell’indagine.

La ferita aggiunge una dimensione umana a questo lavoro. Un eventuale ritorno della specie dovrebbe considerare non solo l’habitat e la salute degli animali, ma anche modalità affidabili per gestire gli incontri con escursionisti, proprietari fondiari, forestali e servizi di soccorso in un Paese densamente popolato.

Un territorio condiviso richiede regole condivise

Il recinto è tuttora accessibile liberamente al pubblico, mentre al suo interno proseguono le attività agricole e forestali. Questa combinazione fa della sperimentazione di Welschenrohr un banco di prova utile per capire come possa funzionare la rinaturazione in un territorio abitato e utilizzato.

L’accesso pubblico permette alle persone di vedere gli animali, ma aumenta anche il numero di possibili incontri. Gli escursionisti potrebbero non conoscere il linguaggio corporeo dei bisonti né il pericolo di sbarrarne il percorso. I lavoratori potrebbero dover svolgere compiti urgenti che li obbligano a entrare in aree occupate dal branco. Un protocollo concepito per gli esperti deve essere comprensibile anche a chi si imbatte inaspettatamente in un bisonte.

L’articolo di partenza menziona la regola sulla distanza minima, ma non descrive nel dettaglio tutte le istruzioni per il pubblico, i cartelli di avvertimento, le misure di controllo degli accessi o le procedure di emergenza. Questi aspetti saranno importanti quando il progetto valuterà se una popolazione libera di muoversi possa vivere nel Giura.

L’incidente sottolinea inoltre una sfida ben nota in Svizzera nella gestione del territorio. I progetti di conservazione devono conciliarsi con i Comuni, la proprietà privata, le aziende agricole, i boschi e le attività ricreative. Durante una sperimentazione, le recinzioni possono contenere gli animali, ma da sole non possono eliminare i rischi. Il sistema di gestione deve tenere conto delle persone che entrano nello stesso spazio e delle situazioni in cui un animale si rifiuta di spostarsi.

La sperimentazione deve valutare anche la sicurezza

Il progetto ha ora un incidente concreto da esaminare prima della conclusione prevista nel 2027. Le informazioni disponibili indicano una sequenza di rischi che si sarebbero potuti evitare: una persona si è avvicinata troppo, il maschio non ha avuto spazio per ritirarsi e l’animale ha reagito mentre cercava di fuggire. La spiegazione dell’associazione attribuisce la responsabilità a un errore di valutazione, non a un’aggressione deliberata.

Per la Svizzera, la lezione è pratica. Reintrodurre un grande erbivoro richiede protocolli efficaci sia durante la manutenzione ordinaria sia in caso di incontri imprevisti. I guardiani devono essere autorizzati a sospendere i lavori o a chiudere un’area quando gli animali occupano un percorso. Le istruzioni per i visitatori devono essere ben visibili e coerenti. I responsabili devono poter verificare il rispetto delle regole e registrare anche i mancati incidenti, non solo le ferite.

L’incidente non stabilisce se i bisonti possano tornare nei boschi svizzeri. Mostra però che cosa la sperimentazione deve valutare oltre ai risultati ecologici: come gli animali reagiscono alle attività umane, come si comportano le persone in loro presenza e se le istituzioni circostanti sono in grado di gestire queste interazioni.

L’esperimento di Welschenrohr prosegue in un territorio in cui il ripristino della natura e il lavoro quotidiano già si sovrappongono. La fase successiva mostrerà se il quadro di sicurezza sarà all’altezza dell’ambizione di fare spazio a una specie assente dalla Svizzera da secoli.