Bielorussia
Il caso bielorusso di sparizione forzata arriva al processo d’appello in Svizzera
A San Gallo è iniziato il processo d’appello a carico di un cittadino bielorusso accusato di aver partecipato alle sparizioni forzate di tre politici dell’opposizione nel 1999. Il caso costituisce un importante banco di prova per le disposizioni del diritto penale svizzero sulle sparizioni forzate e fa seguito a una precedente assoluzione.

Il processo d’appello è iniziato il 22 settembre 2026 al Tribunale cantonale di San Gallo, portando davanti a un tribunale svizzero uno degli episodi più cupi della storia politica bielorussa. Un cittadino bielorusso di 48 anni è accusato di aver partecipato alla sparizione forzata di tre politici dell’opposizione nel 1999. I familiari dei tre uomini portano avanti il caso in qualità di accusatori privati.
Il procedimento ha rilevanza che va oltre la singola persona imputata. Nel 2017 la Svizzera ha introdotto nel diritto penale il reato di sparizione forzata, attuando un obbligo previsto da una convenzione delle Nazioni Unite. Questo appello offre al Tribunale di San Gallo l’opportunità di applicare tale disposizione in un caso che riguarda presunte violenze all’estero sostenute dallo Stato.
Le accuse sono entrate nel sistema giudiziario svizzero attraverso il racconto dell’imputato stesso. In una domanda d’asilo del 2019, ha dichiarato di aver partecipato, per conto del regime guidato dal presidente Alexander Lukashenko, all’uccisione di tre politici dell’opposizione. Si presume che fosse membro di un’unità bielorussa delle forze speciali. La corte d’appello deve ora valutare l’attendibilità di queste dichiarazioni e delle prove a loro sostegno.
Il caso risale al 1999
Le presunte sparizioni risalgono a 27 anni fa, a un periodo in cui in Bielorussia scomparvero oppositori del governo di Alexander Lukashenko. Le fonti identificano le vittime come tre politici dell’opposizione, ma il procedimento in corso si concentra sul presunto ruolo dell’imputato e sulla questione di sapere se le prove soddisfino i requisiti del diritto penale svizzero.
L’accusa è entrata agli atti in Svizzera dopo che l’imputato ha descritto il proprio presunto coinvolgimento durante una procedura d’asilo. Dichiarazioni di questo tipo possono avere un notevole peso giuridico, ma devono anche essere esaminate con attenzione. Nel settembre 2023 il Tribunale distrettuale di Rorschach ha rilevato contraddizioni nei suoi racconti e ha concluso che le prove non erano sufficienti per una condanna.
Il caso non dipende quindi soltanto dalla gravità delle accuse. I giudici devono esaminare che cosa abbia dichiarato l’imputato, quando lo abbia fatto, se i suoi racconti siano rimasti coerenti e come si confrontino con le altre prove. La decisione dei familiari di ricorrere in appello mantiene le sparizioni all’attenzione dei tribunali svizzeri e farà sì che gli atti giudiziari trattino eventi che le autorità bielorusse non hanno chiarito tramite un procedimento accettato dalle famiglie.
I giudici riesaminano l’assoluzione del 2023
L’assoluzione del settembre 2023 è il punto di partenza giuridico immediato dell’appello. Il Tribunale distrettuale di Rorschach ha assolto l’imputato, constatando dichiarazioni contraddittorie e l’assenza di prove sufficienti. I familiari dei politici scomparsi hanno quindi presentato appello, portando il caso davanti al Tribunale cantonale di San Gallo.
La procedura d’appello consente al tribunale di grado superiore di riesaminare la valutazione dei fatti e del diritto compiuta in prima istanza. I giudici esamineranno se il tribunale di grado inferiore abbia valutato correttamente le dichiarazioni dell’imputato e l’insieme delle prove. Le fonti non indicano quando la corte d’appello pronuncerà la sua sentenza né se saranno sentiti altri testimoni.
Il procedimento è seguito da vicino dai media e dalle ONG per i diritti umani. Il loro interesse riflette la posizione insolita del caso nel sistema giudiziario svizzero: riguarda presunti reati commessi all’estero, un imputato bielorusso e una fattispecie penale svizzera in vigore da meno di un decennio. La sentenza contribuirà a chiarire come i tribunali svizzeri affrontano le accuse di sparizione forzata quando i fatti sottostanti si sono verificati all’estero e le prove possono risalire a diversi decenni fa.
La Svizzera valuta le implicazioni più ampie
La sentenza contribuirà a definire il modo in cui la Svizzera tratta le accuse di sparizione forzata legate a regimi stranieri. La disposizione è stata introdotta nel Codice penale svizzero nel 2017 e si basa su una convenzione delle Nazioni Unite. Questo processo ne mette alla prova la portata pratica in un caso che riguarda presunte violenze politiche in Bielorussia e un imputato comparso davanti a un tribunale svizzero.
Per le famiglie, il procedimento offre un esame formale di quanto accaduto ai politici scomparsi nel 1999. Per i procuratori e i giudici svizzeri, il caso solleva questioni complesse in materia di prove, testimonianze contraddittorie e condotte che si sarebbero svolte al di fuori della Svizzera. Le motivazioni della corte d’appello potrebbero diventare un riferimento per futuri casi riguardanti crimini internazionali e vittime in cerca di giustizia in Svizzera.
Numerosi media e organizzazioni per i diritti umani seguono l’udienza. Le fonti disponibili non riportano la risposta dell’imputato durante l’udienza d’appello né indicano un calendario per la sentenza. Il compito del tribunale resta circoscritto: stabilire se le prove dimostrino la responsabilità penale secondo il diritto svizzero.