Zurigo
Zurigo sostiene la proposta di vietare il velo nelle scuole pubbliche
Il Parlamento zurighese ha approvato di misura una legge che vieterebbe il velo nelle scuole pubbliche e nelle scuole dell’infanzia. La proposta passa ora al governo cantonale e apre un importante dibattito sulla libertà religiosa, l’istruzione e l’integrazione.

Il Parlamento cantonale di Zurigo ha votato con 87 voti favorevoli e 82 contrari, con sei astensioni, a favore dell’elaborazione di un divieto del velo nelle scuole pubbliche e nelle scuole dell’infanzia. Il risultato risicato incarica il governo cantonale di preparare una legge che riguardi i copricapi religiosi indossati da allieve e insegnanti negli istituti scolastici pubblici.
Il voto pone la libertà religiosa, le regole in aula e l’integrazione al centro di una nuova controversia politica nel Cantone più popoloso della Svizzera. La proposta è stata presentata dall’Unione democratica di centro (UDC). È stata approvata lunedì con il sostegno di UDC e PLR, nonché di alcuni membri del Partito verde liberale e del Partito evangelico.
Il governo zurighese aveva già segnalato di essere disposto ad accogliere la mozione e a elaborare una proposta conforme alla Costituzione. Il governo ha ora due anni per presentare al Parlamento un progetto di legge e un rapporto. Il voto avvia quindi un processo legislativo, ma non modifica nell’immediato ciò che allieve e insegnanti possono indossare nelle scuole zurighesi.
La proposta apre anche una prova giuridica e politica. Qualsiasi misura definitiva dovrà rispettare le garanzie costituzionali svizzere in materia di libertà religiosa, definendo al contempo come le scuole pubbliche applicheranno le restrizioni ai simboli religiosi.
I partiti divisi sui simboli religiosi
La mozione è stata approvata con un margine di appena cinque voti, mettendo in luce una forte divisione tra i gruppi politici zurighesi. UDC e PLR hanno sostenuto la proposta, affiancati da singoli membri del PVL e del PEV. La sinistra si è opposta, mentre il Centro ha respinto la misura.
Durante il dibattito, i parlamentari dell’UDC hanno descritto il velo come un simbolo di oppressione. Hanno sostenuto che le scuole dovrebbero lasciare ai bambini lo spazio per svilupparsi liberamente e non rafforzare regole religiose che distinguono tra ragazze e ragazzi. I sostenitori della mozione hanno citato la Francia, dove dal 2004 i simboli religiosi vistosi, compresi i veli islamici, sono vietati nelle scuole pubbliche.
La mozione zurighese sosteneva che la politica francese avesse migliorato l’integrazione e il rendimento scolastico delle ragazze musulmane. Il materiale di partenza non fornisce dati a sostegno di questa affermazione e il dibattito cantonale non ha stabilito come misurare risultati di questo tipo a Zurigo.
Gli oppositori hanno contestato sia il principio sia la portata della proposta. I Verdi hanno chiesto un approccio più sfumato. I Socialisti hanno accusato l’UDC di fomentare l’ostilità nei confronti dei musulmani e hanno sostenuto che limitare i veli indossati dalle bambine potrebbe entrare in conflitto con la garanzia costituzionale della libertà religiosa. Il Centro ha affermato che non è giusto prendere di mira un solo simbolo religioso.
Il governo di fronte alla prova costituzionale
La prossima prova sarà capire se Zurigo riuscirà a trasformare un voto politicamente risicato in una legge che superi il vaglio costituzionale. Il governo cantonale ha accettato di assumersi la responsabilità di elaborare la proposta, ma la mozione in sé non introduce alcun divieto. Le autorità dovranno ora definire le regole, la loro portata e le modalità con cui le scuole le applicheranno.
La misura riguarderebbe sia le scuole pubbliche sia le scuole dell’infanzia. Si applicherebbe alle allieve e alle insegnanti che indossano copricapi religiosi, coinvolgendo così bambine, personale educativo e autorità scolastiche. La legge dovrebbe inoltre chiarire come applicare una restrizione nei diversi contesti educativi e se questa riguarderebbe anche simboli religiosi diversi dal velo islamico.
Questi dettagli orienteranno il dibattito giuridico. I sostenitori inquadrano la proposta in termini di parità di trattamento, protezione dalle pressioni religiose e integrazione. Gli oppositori affermano che una norma rivolta a una specifica forma di abbigliamento religioso rischia di essere discriminatoria e potrebbe violare la libertà religiosa. L’impegno del governo a garantire la conformità alla Costituzione pone queste posizioni contrapposte al centro del processo di elaborazione.
Il Parlamento riceverà il progetto del governo e il relativo rapporto entro due anni. I parlamentari dovranno quindi decidere se le regole proposte rispondono sia agli obiettivi politici della mozione sia alle norme giuridiche che disciplinano le istituzioni pubbliche in Svizzera.
Il voto zurighese apre un dibattito più ampio in Svizzera
La decisione di Zurigo alimenterà un dibattito più ampio in Svizzera sul ruolo della religione e dell’integrazione nell’istruzione pubblica. Il Cantone non ha ancora introdotto un codice di abbigliamento e l’esito definitivo dipenderà dal progetto del governo, dall’iter parlamentare e da eventuali successive contestazioni giuridiche. Per ora, le scuole continuano a operare secondo le regole vigenti.
Il dibattito riflette tensioni che vanno oltre l’abbigliamento. I sostenitori considerano il velo un segno di aspettative diseguali nei confronti delle ragazze e una questione legata all’autonomia dei bambini. I critici vedono nella restrizione proposta un’ingerenza dello Stato nell’espressione religiosa personale e avvertono che prendere di mira un solo simbolo potrebbe accentuare l’esclusione delle famiglie musulmane dalla vita pubblica.
I rapporti di forza in Parlamento continueranno a essere importanti. Con 87 voti favorevoli e 82 contrari, la mozione ha ottenuto solo una maggioranza risicata. Il progetto del governo potrebbe quindi essere oggetto di nuove trattative in Parlamento, soprattutto se andasse oltre i termini discussi nella mozione o sollevasse ulteriori dubbi costituzionali.
Il processo metterà alla prova anche l’approccio zurighese all’integrazione. Il suo esito potrebbe influenzare i dibattiti in altri Cantoni, soprattutto se i parlamentari considereranno le scuole il primo contesto in cui introdurre restrizioni più ampie ai simboli religiosi. Il prossimo passo concreto sarà la presentazione del progetto di legge del governo e del relativo rapporto, attesa entro due anni.