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Il capo dell’esercito svizzero avverte: la Russia potrebbe prendere di mira la Svizzera
I vertici militari svizzeri affermano che il Paese è confrontato con rischi ibridi e militari crescenti provenienti dalla Russia, comprese potenziali minacce alle infrastrutture critiche.

Il capo dell’esercito svizzero Benedikt Roos afferma che la Svizzera deve partire dal presupposto che attori ostili possano individuare obiettivi sul suo territorio. In un’intervista pubblicata dalla radiotelevisione pubblica svizzera SRF e ripresa il 9 settembre, Roos ha descritto un contesto di sicurezza segnato sia da operazioni ibride sia dalla possibilità di un attacco militare.
Il suo avvertimento colloca la Svizzera nel più ampio confronto tra Russia e democrazie occidentali. Roos ha dichiarato che la Svizzera fa parte del mondo occidentale ed è dunque un potenziale obiettivo per Mosca. Non ha indicato un piano russo specifico né affermato che un attacco sia imminente. La sua valutazione si è concentrata sull’esposizione strategica del Paese e sulla necessità di prepararsi a una crisi che molti residenti non hanno mai vissuto direttamente.
L’avvertimento arriva mentre gli Stati europei monitorano sabotaggi, attività informatiche, sorveglianza e operazioni con droni nei pressi di siti sensibili. Roos ha segnalato un aumento dell’attività dei droni sopra infrastrutture critiche e ha detto che alcuni episodi in Svizzera non sono ancora stati attribuiti. Circa il 20% dei casi di droni nei pressi di installazioni militari riguarda operatori la cui identità non può essere accertata dalle autorità. Per i responsabili politici svizzeri, la questione è concreta: individuazione, attribuzione, protezione e preparazione della popolazione devono funzionare prima che un episodio degeneri.
Mappare le infrastrutture che Mosca potrebbe sfruttare
Il valore strategico della Svizzera va ben oltre i suoi confini. Roos ha indicato le reti elettriche e del gas, i grandi centri dati e i collegamenti di trasporto nord-sud come infrastrutture a sostegno dell’intera Europa. La geografia del Paese conferisce a queste vie un’importanza ulteriore: i corridoi alpini collegano i mercati dell’Europa settentrionale e meridionale, mentre le infrastrutture digitali ed energetiche sostengono servizi che oltrepassano i confini nazionali.
Questa esposizione non significa che ogni impianto sia un probabile obiettivo. Spiega però perché un’interruzione in Svizzera potrebbe avere conseguenze anche oltre il Cantone in cui si verifica. Una rete elettrica danneggiata potrebbe ripercuotersi sulle economie domestiche e sulle imprese. Un’interruzione lungo una via di trasporto fondamentale potrebbe complicare le catene di approvvigionamento. Una violazione della sicurezza in un grande centro dati potrebbe coinvolgere istituzioni e aziende lontane dal luogo dell’episodio.
Roos ha inquadrato il rischio come parte di una campagna più ampia volta a destabilizzare l’Europa. Le sue dichiarazioni indicano una forma di pressione che può iniziare al di sotto della soglia di una guerra aperta, attraverso sorveglianza, operazioni informatiche, sabotaggi o azioni clandestine. Le autorità svizzere devono quindi proteggere infrastrutture i cui proprietari, gestori e utenti possono trovarsi in diversi Cantoni e Paesi. La tradizionale neutralità politica del Paese non ne annulla l’importanza economica e logistica.
Seguire i droni prima che raggiungano un obiettivo
L’attività dei droni è il segnale pubblico più evidente dell’incertezza che devono affrontare i servizi di sicurezza svizzeri. Roos ha dichiarato che circa l’80% dei voli non autorizzati di droni sopra installazioni militari è effettuato da turisti o privati. Nel restante 20%, le autorità non sanno chi ne sia responsabile e non riescono ad attribuire chiaramente l’attività a un attore specifico.
Questa ripartizione è importante perché non è possibile dedurre l’intenzione di chiunque faccia volare un drone. Al primo rilevamento, un turista con una macchina fotografica, un appassionato che prova un apparecchio e un’operazione organizzata di ricognizione possono sembrare simili. Le autorità di polizia e gli inquirenti militari devono stabilire chi ha pilotato il drone, che cosa ha registrato e se fosse collegato a un’operazione più ampia.
Roos ha detto che alcuni casi sono oggetto di indagine in collaborazione con la polizia. Ha inoltre fatto riferimento alla Germania, dove a Lipsia sono stati scoperti droni muniti di esplosivi. Secondo quanto riportato, nessuno dei droni menzionati nei casi svizzeri trasportava esplosivi. Il paragone mostra perché i sistemi antidroni siano diventati una priorità. La Svizzera ha bisogno di strumenti in grado di rilevare e seguire piccoli velivoli e di reagire in modo sicuro, salvaguardando al tempo stesso l’accesso allo spazio aereo civile ed evitando inutili disagi intorno alle basi militari.
Colmare le lacune nella difesa aerea
La lacuna nella difesa aerea della Svizzera resta una debolezza centrale nella valutazione di Roos. Il capo dell’esercito ha dichiarato che il Paese non dispone di capacità di difesa contro missili da crociera e missili balistici. La consegna di un nuovo sistema Patriot è stata rinviata e i costi sono in aumento. Le autorità stanno valutando alternative che permettano di colmare più rapidamente la lacuna.
Il problema si affianca a una rapida espansione delle capacità di ricognizione svizzere. Secondo Roos, nell’ultimo anno il numero di piccoli droni da ricognizione forniti alle truppe è aumentato di dieci volte. L’incremento offre ai soldati più occhi sul terreno, mentre i sistemi antidroni sono ancora in fase di sviluppo. Questa disparità mostra quanto rapidamente la tecnologia militare possa modificare le esigenze di un esercito relativamente piccolo.
Il dibattito sulla difesa svizzera verte ora sui tempi di acquisto, sulla sorveglianza aerea, sulla guerra elettronica e sulla collaborazione tra esercito, polizia e gestori di infrastrutture civili. Solleva anche interrogativi sulle priorità e sulle spese. I ritardi del Patriot non riguardano soltanto un singolo programma d’armamento, perché lasciano nell’incertezza la protezione dalle minacce a lungo raggio. Roos ha definito la difesa dai droni una delle lacune di capacità da colmare con urgenza. Il Consiglio federale e il Parlamento dovranno decidere con quale rapidità e a quale costo intervenire.
Preparare la popolazione a una crisi
Secondo Roos, la consapevolezza della popolazione è la vulnerabilità più urgente della Svizzera. La maggior parte delle persone nel Paese non ha esperienza diretta della guerra e, a suo avviso, questa distanza ha influenzato le aspettative in materia di sicurezza nazionale. Ha affermato che la possibilità che la Svizzera venga coinvolta in una crisi non è ancora stata pienamente assimilata.
La preparazione non consiste soltanto nell’equipaggiamento militare. I residenti hanno bisogno di informazioni chiare su come comportarsi in caso di interruzioni di corrente, delle comunicazioni o dei servizi di trasporto e digitali. Le autorità cantonali, i Comuni, i servizi di soccorso e i gestori delle infrastrutture hanno responsabilità diverse. I loro piani devono funzionare in tutte le regioni linguistiche e restare credibili durante un episodio in rapida evoluzione.
L’avvertimento richiede anche una comunicazione pubblica ponderata. Roos ha descritto un rischio potenziale e lacune nelle capacità, mentre il servizio da cui è tratta la notizia non presenta prove di un’operazione russa confermata contro la Svizzera. Questa distinzione è importante per la fiducia della popolazione. I responsabili politici devono spiegare perché la Svizzera neutrale resta strategicamente rilevante, che cosa possono ottenere le difese attuali e dove occorre investire. La prossima prova arriverà con le decisioni sulla difesa aerea, sui sistemi antidroni e sulla protezione civile, nonché con la capacità della popolazione di seguire le indicazioni ufficiali quando una crisi raggiungerà il territorio svizzero.
Trasformare l’avvertimento in preparazione
La Svizzera si trova ora di fronte a un dibattito sulla sicurezza che intreccia neutralità, infrastrutture e prontezza militare. L’avvertimento di Roos non dimostra che la Russia stia pianificando un attacco. Dimostra però che, secondo l’esercito, la Svizzera non può considerare la distanza dai conflitti in corso una garanzia di sicurezza.
L’esposizione del Paese deriva dal suo ruolo nelle reti europee e dalla concentrazione di infrastrutture sensibili in un territorio piccolo e altamente interconnesso. I sistemi elettrici, del gas, dei trasporti e dei dati sostengono la vita quotidiana in Svizzera e altrove. I droni offrono un mezzo relativamente accessibile per osservare siti militari e civili, mentre la difesa missilistica e le capacità antidroni restano tra gli ambiti che il capo dell’esercito ha indicato come problematici.
Dalle dichiarazioni di Roos emerge un’agenda politica immediata: migliorare la protezione dai piccoli droni, risolvere il ritardo nell’acquisto del Patriot o trovare una soluzione provvisoria, rafforzare il coordinamento con la polizia e gli operatori civili e accrescere la consapevolezza pubblica dei rischi in caso di emergenza. Queste misure richiederanno scelte politiche e finanziamenti costanti. Le autorità dovranno inoltre distinguere le minacce verificate dalle speculazioni mentre spiegano alle persone in tutta la Svizzera il mutamento del contesto di sicurezza.