Politica estera
La Svizzera invita alla moderazione dopo gli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita
La Svizzera ha condannato i nuovi attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita e ha avvertito che l’escalation minaccia la popolazione civile e potrebbe destabilizzare la regione del Mar Rosso, di importanza strategica.

Due esplosioni a Riyadh hanno riportato il conflitto in Yemen nella capitale saudita. Sabato mattina presto, gli abitanti sono stati svegliati dalla ripresa degli attacchi della milizia Houthi sul territorio saudita. Si tratta dei primi attacchi segnalati contro Riyadh da quando il conflitto è riesploso a luglio.
Sabato 19 settembre, la Svizzera ha reagito avvertendo che l’escalation potrebbe mettere in pericolo la popolazione civile e propagarsi in una regione di importanza strategica. Il Dipartimento federale degli affari esteri ha invitato tutte le parti a mostrare «la massima moderazione» e a rispettare il diritto internazionale.
La dichiarazione riflette la tradizionale enfasi della Svizzera sul dialogo, la protezione della popolazione civile e i canali diplomatici. Inserisce inoltre gli ultimi attacchi in un contesto di sicurezza più ampio. Gli Houthi hanno recentemente rafforzato la loro posizione in Yemen, mentre l’Arabia Saudita è nuovamente confrontata con minacce lungo il confine meridionale e la costa del Mar Rosso.
I fatti immediatamente disponibili restano limitati. La fonte non specifica il tipo di armi utilizzate, non riferisce di vittime e non indica chi abbia intercettato gli attacchi. Conferma però che i raid hanno raggiunto la capitale saudita, dopo che gli attacchi precedenti si erano concentrati soprattutto su impianti petroliferi e basi militari nel sud e lungo la costa del Mar Rosso.
L’offensiva degli Houthi accresce i rischi per la sicurezza nel Mar Rosso
La conquista della costa occidentale dello Yemen da parte degli Houthi ha modificato gli equilibri strategici attorno al Mar Rosso. Secondo la fonte, la milizia sostenuta dall’Iran ha lanciato la scorsa settimana un’offensiva fulminea e ha ottenuto accesso allo stretto di Bab al Mandab, lo stretto passaggio marittimo che collega il Mar Rosso al golfo di Aden.
Questa posizione offre al gruppo una via verso una delle rotte marittime più sensibili al mondo. La fonte non fornisce cifre sul traffico marittimo, sulle perdite commerciali o sugli schieramenti militari, ma definisce lo stretto vitale per la sicurezza e il commercio della regione.
I nuovi attacchi contro l’Arabia Saudita sono seguiti a questa avanzata territoriale. In precedenza, i raid avevano preso di mira soprattutto impianti petroliferi e basi militari nel sud dell’Arabia Saudita o sulla costa del Mar Rosso. Le esplosioni a Riyadh indicano un’estensione geografica della minaccia, anche se le informazioni disponibili non consentono di stabilire l’origine delle armi o l’obiettivo previsto.
Per la Svizzera, questi sviluppi hanno rilevanza diplomatica ed economica. Berna ha sostenuto ripetutamente il diritto internazionale e le soluzioni negoziate nell’ambito della politica estera. Nella regione operano inoltre aziende svizzere, in un contesto legato ai mercati energetici, alle rotte marittime e ai flussi d’investimento. L’instabilità attorno al Mar Rosso è quindi una questione diretta per le autorità e le imprese.
Berna mette al primo posto la popolazione civile e il diritto internazionale
Berna ha posto la sicurezza della popolazione civile e il diritto internazionale al centro della propria risposta. In una dichiarazione pubblicata su X, il Dipartimento federale degli affari esteri ha avvertito che gli attacchi potrebbero rappresentare una grave minaccia per la popolazione civile e provocare un’ulteriore escalation nella regione.
Il Dipartimento ha inoltre invitato tutte le parti a dare priorità al dialogo e alla diplomazia. La formulazione non attribuisce alla Svizzera un ruolo militare più ampio, ma chiarisce che gli attacchi che colpiscono aree abitate sono inaccettabili secondo i principi che, per Berna, dovrebbero regolare il conflitto.
L’appello arriva mentre Riyadh segnala una nuova fase dello scontro. Sabato mattina presto, gli abitanti hanno udito due forti esplosioni nella capitale, i primi attacchi di questo tipo dal luglio 2026. La fonte non indica il numero di vittime né riferisce di danni alle infrastrutture civili.
La posizione della Svizzera è coerente con il suo più ampio ruolo di promotrice della mediazione e della protezione umanitaria. Il messaggio ha anche una rilevanza concreta. Un eventuale allargamento del conflitto potrebbe aumentare i rischi per la popolazione civile in Yemen e Arabia Saudita, complicare l’accesso agli aiuti e accrescere la pressione sui governi che cercano di mantenere aperte le rotte marittime. L’appello di Berna alla moderazione è quindi rivolto a tutti gli attori che possono influire sui combattimenti.
La Svizzera concilia diplomazia e interessi economici
L’avvertimento della Svizzera si inserisce ora in una regione in cui sicurezza e interessi economici sono strettamente interconnessi. Nell’aprile 2026, la Svizzera ha firmato con l’Arabia Saudita un accordo di protezione degli investimenti, aggiungendo una dimensione economica all’interesse di Berna per la stabilità delle relazioni con Riyadh. L’accordo non modifica l’appello svizzero al rispetto del diritto internazionale e alla diplomazia, ma sottolinea la posta in gioco di un’instabilità prolungata.
Il Mar Rosso resta al centro di queste preoccupazioni. La fonte collega l’ultima escalation al controllo Houthi della costa occidentale dello Yemen e all’accesso allo stretto di Bab al Mandab. Non precisa se il traffico marittimo sia stato perturbato né se cittadini o aziende svizzeri siano stati coinvolti.
La fase successiva dipenderà dal fatto che gli attacchi restino circoscritti o si estendano a nuovi obiettivi. Riyadh è già stata colpita dopo un periodo in cui gli attacchi si erano concentrati su siti meridionali e costieri. In assenza di dati sulle vittime nel resoconto disponibile, l’impatto umanitario resta incerto.
Per le autorità svizzere, il compito immediato è continuare a insistere sulla moderazione, monitorando al contempo gli sviluppi con i partner regionali. Il messaggio del Dipartimento federale degli affari esteri non indica un coinvolgimento militare della Svizzera. Definisce invece una priorità diplomatica: contenere l’escalation, proteggere la popolazione civile e preservare lo spazio per il dialogo.