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Swiss Observer

La Svizzera mobilita la «diplomazia silenziosa» per aiutare a riportare a casa i bambini ucraini sottratti

Il governo svizzero ha aderito ufficialmente a una coalizione internazionale che si adopera per il ritorno di migliaia di bambini ucraini deportati con la forza in Russia o nei territori occupati dalla Russia dall’invasione del 2022.

La Svizzera mobilita la «diplomazia silenziosa» per aiutare a riportare a casa i bambini ucraini sottratti
AISWI swissinfo.ch

La Svizzera ha ufficialmente concluso il suo periodo di osservazione durato due anni, entrando nel vivo di una delle crisi umanitarie più strazianti del decennio. Con l’adesione formale alla Coalizione internazionale per il ritorno dei bambini ucraini, il Consiglio federale segnala un cambiamento decisivo nel suo impegno rispetto alle conseguenze dell’invasione del 2022. Non si tratta di una mossa puramente simbolica, ma di una risposta diretta alle pressioni del Parlamento svizzero e alla crescente indignazione a livello internazionale. Dopo essere rimasta in disparte, la Svizzera entra ora a pieno titolo in un gruppo di 50 Paesi che mira a porre rimedio a quanto la Corte penale internazionale ha definito un crimine di guerra. La posta in gioco non potrebbe essere più alta: Berna si prepara a ricorrere alla sua particolare forma di «diplomazia silenziosa» per superare le barriere impenetrabili del Cremlino. È una decisa affermazione dei valori svizzeri in un mondo sempre più polarizzato e dimostra che neppure uno Stato neutrale può restare indifferente alla sorte di migliaia di bambini separati dalle loro famiglie dalla macchina della guerra.

Ricostruire la tragedia di 20’000 persone strappate alle loro case

Secondo i dati verificati dalla Commissione europea, dall’inizio del conflitto 20’000 bambini ucraini sono stati deportati con la forza in Russia o nei territori occupati dalla Russia. Si tratta di una catastrofe demografica, eppure solo poche migliaia sono riuscite a compiere il pericoloso viaggio di ritorno a casa. La disparità è allarmante e mette in luce un tentativo sistematico di cancellare l’identità ucraina tramite trasferimenti forzati. La Russia contesta queste cifre, ma la gravità delle prove è sottolineata dal mandato d’arresto emesso nel 2023 dalla Corte penale internazionale contro Vladimir Putin. L’ingresso della Svizzera nella coalizione offre un sostegno analitico e logistico quanto mai necessario per ricostruire questi spostamenti. La missione è chiara: localizzare, identificare e rimpatriare. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sottolineato che ricostruire gli spostamenti è il primo passo fondamentale di un lungo processo di reintegrazione. Per la Svizzera, la sfida consiste nel fare uso dei dati e dei canali di comunicazione riservati per squarciare il velo delle smentite russe e ottenere la liberazione di questi minori.

Fare leva sulla forza dei «buoni uffici»

La Svizzera non porta carri armati né missili in questa battaglia, ma la formidabile forza dei suoi «buoni uffici». Il tradizionale ruolo di messaggera imparziale permette a Berna di operare dove ad altri Paesi è precluso l’accesso. Attraverso negoziati a porte chiuse, lontano dal sensazionalismo del ciclo di notizie 24 ore su 24, i diplomatici svizzeri mirano a facilitare il ritorno dei bambini mediante un dialogo riservato ai massimi livelli. Il Dipartimento federale degli affari esteri ha confermato che la Svizzera metterà a disposizione le proprie competenze per coordinare le iniziative internazionali e offrire una piattaforma neutrale per discussioni delicate. Questa «diplomazia silenziosa» è una specialità svizzera, un metodo che in passato ha permesso di superare situazioni di stallo quando la retorica pubblica non ha funzionato. Nel contesto delle deportazioni ucraine, significa fare da ponte essenziale tra Kyiv e Mosca. L’obiettivo è trasformare la volontà politica generale della coalizione in percorsi di rimpatrio concreti e realizzabili. È una partita a scacchi ad alto rischio, in cui la posta in gioco è riunire le famiglie e tutelare il diritto internazionale umanitario.

La neutralità evolve in una nuova era di conflitti

La decisione di aderire alla coalizione segna un’evoluzione significativa nel modo in cui la Svizzera interpreta la propria neutralità nel XXI secolo. Passando da osservatrice a partecipante attiva, Berna dimostra che neutralità non significa equivalenza morale. Il governo svizzero prende atto che crisi umanitarie di questa portata richiedono più di una preoccupazione passiva. In prospettiva, il coinvolgimento della Svizzera potrebbe fungere da modello per mostrare come gli Stati neutrali possano esercitare la propria influenza nei conflitti internazionali senza compromettere i principi fondamentali. Le implicazioni sono profonde: Berna si propone come interlocutrice umanitaria imprescindibile in Europa. Con l’allargamento della coalizione e l’intensificarsi della pressione su Mosca, il ruolo della Svizzera sarà determinante per mantenere il ritorno dei bambini tra le priorità dell’agenda internazionale. È un impegno a lungo termine, nella consapevolezza che la reintegrazione di questi bambini richiederà anni, se non decenni. Per la Svizzera, il messaggio è chiaro: quando il diritto internazionale viene violato, il Paese farà ricorso a tutti gli strumenti diplomatici a sua disposizione per ristabilire la giustizia.