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Swiss Observer

A cosa rischia di rinunciare la Svizzera restando fuori da Copernicus

La decisione del Consiglio federale di restare fuori dal programma europeo Copernicus di osservazione della Terra potrebbe limitare l’accesso della Svizzera a dati cruciali sul clima, sui ghiacciai, sulla siccità e sui pericoli naturali. La decisione merita di essere esaminata attentamente, mentre si intensificano i rischi legati agli eventi meteorologici estremi.

AI4 settembre 2026Il nostro processo editoriale
A cosa rischia di rinunciare la Svizzera restando fuori da Copernicus
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La Svizzera continuerà a utilizzare i dati di Copernicus senza avere un seggio nel programma che contribuisce a definirli. Nel giugno 2026 il Consiglio federale ha ribadito che, nei prossimi anni, la Svizzera non chiederà di aderire al programma dell’Unione europea per l’osservazione della Terra. La decisione è giunta nonostante le richieste del Parlamento di parteciparvi e in un momento in cui siccità, perdita di ghiaccio, incendi boschivi e versanti instabili rendono sempre più necessario monitorare l’ambiente.

Copernicus raccoglie informazioni da circa una dozzina di satelliti, che osservano in tempo quasi reale la terraferma, i mari, gli oceani e l’atmosfera. Il programma monitora la secchezza dei suoli e delle foreste, i cambiamenti dei ghiacciai e delle coste, l’inquinamento atmosferico e le temperature marine. Queste misurazioni sono utili alle autorità pubbliche, ai ricercatori e alle imprese in tutta Europa.

Per ora, la Svizzera conserva l’accesso a gran parte dei dati grezzi. Il costo strategico è altrove. Senza aderire, Berna non può contribuire a decidere quali misurazioni debbano essere prioritarie per l’Europa né come debbano evolvere i servizi. È un aspetto importante per un Paese i cui rischi si concentrano su terreni ripidi, valli alpine e infrastrutture fortemente ingegnerizzate. I dati potranno ancora apparire sugli schermi svizzeri, ma le esigenze della Svizzera influiranno meno su ciò che il sistema misurerà in futuro.

Usare i dati, perdere potere d’influenza

Una scansione satellitare ogni cinque giorni offre al monitoraggio svizzero della siccità una prospettiva che le squadre sul terreno non possono ottenere da sole. I satelliti Copernicus misurano quanto intensamente le piante riflettono la luce infrarossa invisibile. Questo segnale può rivelare lo stress di foreste e vegetazione prima che le foglie cambino colore in modo visibile, fornendo alle autorità un’indicazione precoce del peggioramento della siccità.

Le agenzie svizzere utilizzano già i dati Copernicus liberamente accessibili per il monitoraggio nazionale della siccità. Le stesse informazioni aiutano a valutare i pericoli naturali, compresi possibili franamenti e movimenti del terreno. In un Paese montuoso, osservazioni ripetute possono contribuire all’analisi di terreni difficili, pericolosi o costosi da ispezionare regolarmente sul posto.

Il programma offre inoltre un quadro europeo comune dei cambiamenti ambientali. Un’anomalia di calore nel Mediterraneo, il fumo di un incendio boschivo in Francia o i mutamenti del territorio nelle regioni vicine possono influire sul meteo svizzero, sulla qualità dell’aria, sui trasporti e sulla pianificazione degli interventi di emergenza. Per ora, l’accesso ai dati grezzi aperti mantiene gran parte di questo valore pratico.

L’accesso dipende però da ciò che Copernicus continuerà a raccogliere e da come verranno sviluppati i suoi servizi. La Svizzera può attingere ai dati già disponibili, ma non contribuirà a definire le priorità della prossima generazione per i pericoli alpini, la scarsità d’acqua o l’osservazione dei ghiacciai.

Dare voce ai rischi alpini

I ghiacciai e i versanti montani svizzeri hanno bisogno di una voce più incisiva nella progettazione del sistema europeo di monitoraggio. Le immagini di Copernicus hanno già documentato in dettaglio il ghiacciaio dell’Aletsch, anche con una visualizzazione tridimensionale basata su un’immagine Sentinel-2 acquisita il 15 giugno 2021. Osservazioni di questo tipo possono documentare la perdita di ghiaccio, i cambiamenti del manto nevoso e i movimenti sul terreno alpino d’alta quota.

L’adesione darebbe alla Svizzera un ruolo nella definizione dei metodi di misurazione, degli standard tecnici e dei servizi futuri. Le istituzioni svizzere potrebbero promuovere prodotti concepiti per la geografia specifica del Paese, inclusi i cambiamenti dei ghiacciai, le cadute di massi, le frane e i movimenti del terreno. Queste esigenze non coincidono con le priorità degli Stati di pianura o costieri.

L’assenza di un seggio svizzero non impedisce agli scienziati di analizzare le immagini disponibili. Riduce però la capacità del Paese di influenzare le decisioni sugli investimenti e sulla progettazione prima che diventino operative. Una configurazione dei sensori, un intervallo di osservazione o un prodotto di dati scelto senza il contributo degli utenti alpini può lasciare lacune che i ricercatori dovranno poi colmare con programmi nazionali.

Per i Cantoni esposti all’instabilità dei versanti o dipendenti dall’acqua alimentata dai ghiacciai, gli standard tecnici fanno parte della gestione dei rischi. La domanda è se la Svizzera possa contribuire a definire tali standard dall’esterno dell’istituzione che li stabilisce.

Considerare gli appalti oltre alla quota di adesione

La quota annua stimata per l’adesione è di 48 milioni di CHF, e la decisione chiude anche porte alle imprese e agli istituti di ricerca svizzeri. Il Consiglio federale ha citato i vincoli di bilancio per motivare la scelta di restare fuori da Copernicus. Questa cifra va valutata considerando il ruolo del programma sia come servizio pubblico di dati sia come fonte di commesse commerciali.

Copernicus assegna regolarmente appalti legati alla tecnologia satellitare e alle applicazioni basate sui dati di osservazione della Terra. In quanto non membri, le imprese e gli istituti di ricerca svizzeri sono generalmente esclusi da queste gare. L’effetto va oltre un semplice abbonamento governativo: può limitare le opportunità di collaudare strumenti svizzeri, sviluppare software specializzato e vendere servizi in un’economia spaziale e climatica in rapida espansione.

I ricercatori possono continuare a utilizzare gran parte dei dati aperti del programma, mantenendo così l’accesso per il lavoro accademico e il monitoraggio pubblico. Tuttavia, avere accesso alle informazioni non equivale ad avere accesso alle reti di appalti, alla governance del programma e alla pianificazione industriale a lungo termine. I concorrenti europei possono contribuire a definire le specifiche e poi concorrere per appalti modellati su di esse.

Per la Svizzera, che dispone di università prestigiose, imprese d’ingegneria e un settore spaziale, la mancata adesione comporta un costo in termini di opportunità, che si misurerà in progetti e partenariati oltre che in franchi. Il materiale di riferimento non fornisce una stima precisa degli appalti persi, ma evidenzia uno svantaggio strutturale chiaro.

Valutare i rischi di restare fuori

L’accesso attuale della Svizzera può attenuare le conseguenze della mancata adesione, ma non elimina i rischi politici. Oggi i dati aperti di Copernicus sostengono il monitoraggio della siccità e l’analisi dei pericoli. La scelta del Consiglio federale permette quindi di evitare un contributo annuo stimato di 48 milioni di CHF, mantenendo al contempo l’accesso a gran parte delle informazioni grezze del programma.

La posizione a lungo termine è meno sicura. La Svizzera non parteciperà alle decisioni sulla raccolta futura dei dati, sugli standard di misurazione o sulla progettazione dei servizi. Inoltre, i suoi ricercatori e le sue imprese sono esclusi dalla maggior parte degli appalti di Copernicus. Queste limitazioni contano mentre l’Europa rafforza la propria risposta ai pericoli legati al clima e le condizioni alpine diventano sempre più importanti per la gestione dell’acqua, la sicurezza dei trasporti e la protezione della popolazione.

La prova concreta arriverà dalle istituzioni che si affidano a queste osservazioni. La Confederazione e i Cantoni dovranno verificare se i prodotti attuali rispondono alle esigenze svizzere, se le misurazioni alpine importanti restano sufficientemente frequenti e precise e se i programmi nazionali devono compensare eventuali lacune. Anche università e imprese dovranno valutare se i dati aperti bastino a sostenere l’innovazione senza accesso agli appalti.

La Svizzera ha scelto una spesa immediata inferiore e un rapporto meno stretto con il maggiore sistema europeo di osservazione della Terra. La decisione merita di essere riesaminata regolarmente, considerando i costi del monitoraggio nazionale, le opportunità commerciali perse e le informazioni necessarie per gestire un ambiente alpino in evoluzione.